Caserta: al Teatro Civico 14 Michele Sinisi veste i panni di Amleto

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Al Teatro Civico 14 di Caserta, domenica 2 febbraio, alle ore 19.00, è protagonista l’istrionico Michele Sinisi, nei panni di un AMLETO disperato, in cui la pazzia e l’arte dell’attore sono indistinguibili. 

Con pochi gesti, con toni spesso sussurrati, rotti qua e la da ordini urlati, Michele Sinisi fa vivere questo suo personaggio sprofondato nella solitudine, intento a comporre il mosaico della storia del principe di Danimarca, l’opera drammaturgica di Shakespeare più conosciute al mondo. 

Amleto si trova in una stanza e vive in completa solitudine la sua storia. I fatti, i personaggi, sono caduti davanti ai propri occhi e malgrado il suo volere e i suoi desideri deve confrontarsi con questi e prendere delle decisioni. La tragedia sta nel fatto che deve comunque risolvere la sua storia da solo, deve stare lì a parlare con personaggi assenti. Polonio, Re Claudio, Ofelia, Laerte, la madre Gertrude, l’attore della compagnia girovaga, non ci sono o forse non sono arrivati. Solo le sedie gli fanno compagnia. L’unica presenza reale è il fantasma del padre che in quanto tale lo metterà al corrente di ciò che veramente è successo. La storia è quella che tutti noi conosciamo e il testo scespiriano è smontato e reintrodotto sulla scena attraverso un soliloquio che vuole rendere in modo chiaro lo svolgersi della storia sino alla morte. Le sedie vuote saranno le uniche testimoni della sua esperienza.

“È possibile aggiungere ancora qualcosa ad un’opera che è mito-teatrale?”- è la domanda che si pone il regista e attore – “Ho cercato di avvicinarmi a più riprese al suo nucleo drammatico attraverso vari laboratori ma puntualmente mi confrontavo con l’ossessiva e malinconica qualità della lingua scespiriana. Scoprivo di essermi avvicinato ad un mistero senza riuscire a svelarlo del tutto. Una tragedia che sfugge all’analisi o che accetta tutte le analisi mentre racconta di un uomo che non accetta nulla. Rimane il mistero di un essere umano chiuso nella stanza dei ricordi e delle immagini che più l’assillano e da cui non vede l’ora di liberarsi. L’intensità favolosa delle sue utopie che non riesce a sostenere”.

 

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