A Casalnuovo il campetto in memoria di Simone Frascogna

informaleonline-Simone-Frascogna

Lunedì mattina, a Casalnuovo di Napoli, è stato inaugurato il campetto di calcio in memoria di Simone Frascogna, il giovane diciannovenne ucciso la sera del 3 novembre in un’aggressione, mentre cercava di difendere un amico. Una precedenza mancata, uno sguardo di troppo e il solito “tu non sai a chi appartengo”, pronunciato da uno dei ragazzi accusati di omicidio, tutti giovanissimi: 18,17 e 16 anni. Poi la colluttazione, fino ad arrivare alle coltellate letali.

Il campetto è stato inaugurato in viale dei Pini, nel cuore del rione di edilizia popolare ex-legge 219. Non un luogo casuale, insomma. L’obiettivo, oltre a omaggiare la vittima e la sua famiglia, è quello di creare uno spazio di aggregazione in una delle aree più periferiche del territorio. Quale omaggio migliore che un campo sportivo per un ragazzo innamorato dello sport e quale strumento migliore dello sport, veicolo di inclusione e partecipazione, per dare un senso di riscatto e di rinascita al quartiere.

Non a caso, l’opera è stata realizzata nell’ambito del Piano Strategico della Città Metropolitana che, grazie alle sinergie tra le istituzioni, ha avviato un programma di riqualificazione dei 92 comuni dell’area metropolitana, mettendo a disposizione 1 miliardo di euro per il triennio 2020-2022. Opportunità, che il comune di Casalnuovo è riuscito a cogliere in pieno, mettendo in campo, in breve tempo, una decina di progetti, tanto da ricevere in prima battuta 5 milioni di euro.

Al centro campo esponenti delle istituzioni locali, quali il sindaco di Casalnuovo di Napoli Massimo Pelliccia, il Sindaco metropolitano Luigi De Magistris, il Consigliere di Città Metropolitana Katia Iorio, il parroco della parrocchia locale Don Tommaso Izzo e, insieme, il cantante Sal Da Vinci, istituzione musicale del territorio nonché “amico dei casalnuovesi”.

Oggi è una bella giornata per due motivi.” – così comincia il suo discorso De Magistris – “Il primo è che con una volontà comune consegniamo al territorio un campetto sportivo fatto con soldi pubblici, a dimostrazione che proviamo a governare nell’interesse dei cittadini. Il secondo è ancora più importante: questo luogo viene intitolato a Simone. Un segnale di legalità, lotta al degrado, al crimine e un segnale di vita.” Infine, l’appello ai giovani: “questo è un luogo vostro e dovete prendervene cura. Credo sia il modo migliore per sentirsi comunità, stare insieme e respingere la devianza, il crimine, cercando di portare a noi le persone che certe volte non trovano la strada. Non giudichiamo con troppa facilità chi sbaglia, proviamo a tendere una mano a chi sbaglia e a portarlo insieme a noi in un percorso di giustizia e di amore.”

Presenza importante anche – e soprattutto – quella di Natasha Lipari, mamma di Simone, accorsa all’inaugurazione insieme alla figlia e ai calorosi amici del ragazzo. È riuscita a trasformare il dolore in partecipazione civile e si rivolge ai giovani: “Crescete con lo sport, crescete con i valori, come era il mio Simone, il vostro Simone, perché Simone è figlio di tutti.” e “usate questo campo nel rispetto dell’altro, abbiatene cura, non abbandonatelo”. Un timore comune per tutti, anche per gli amici del ragazzo: “è un simbolo importante. Spero che non venga violato, che non vengano i soliti prepotenti a dire stiamo giocando noi, tu non puoi giocare”.

informaleonline-Simone-Frascogna-2

All’interno del suo discorso, il Sindaco di Casalnuovo ha parlato di “un ulteriore tassello per riqualificare non solo la città, ma questa zona in particolare, che è un luogo integrato nella nostra città a cui noi abbiamo dedicato impegni e continueremo a farlo”. Eppure, di integrazione non pare esserci ombra.

Durante la “partita”, gli abitanti della 219 restano sugli spalti, in panchina. Guardano curiosi dall’alto. I più fortunati affacciati ai balconcini, altri da finestre troppo piccole per scorgere appieno la luce. Altri ancora aguzzano lo sguardo da dietro le tende di una finestra chiusa. Guardano dall’alto, forse in attesa da troppo tempo, così tanto che di scendere in campo non si fidano neanche un po’. O forse spaventati che qualche arbitro qua e là sia pronto ad ammonirli.

Forse se queste cose fossero state fatte prima non eravamo nemmeno qua oggi” – ammonisce uno degli amici di Simone.

 

di Giorgia Scognamiglio

Print Friendly, PDF & Email