informareonline-marco-infante«Sono praticamente nato in un laboratorio di pasticceria, ho sempre percepito gli odori, i suoni di questo ambiente ed essendo la terza generazione ho pensato, insieme a mio fratello Fabio, che avevo il dovere morale verso la mia storia e la mia famiglia di dare qualcosa di più, di mettere a frutto tanta esperienza, tanta passione, tanta storia in un progetto che mi rendesse meritevole della tradizione a cui appartenevo e quindi la scelta del gelato come prodotto vivo, al pari della pasticceria su cui lavorare, spingersi sempre più avanti nella ricerca, sfruttare le sinergie e gli esperimenti di una lunga storia.
È così che nasce Casa Infante. Tutto ciò è stato possibile grazie al costante sostegno di nostro padre, Patrizio, che ci è sempre stato vicino senza ostacolarci nelle nostre scelte, lasciandoci anche sbagliare, talvolta, perché imparassimo dai nostri errori, ma sempre pronto a darci una mano per rialzarci e andare avanti.
Credo che il mio punto di forza sia proprio questo, il riportare nell’ambito di varie specialità le ricette, i sapori ed i colori che vivo giornalmente, cercando di innovare nel rispetto della tradizione e delle grandi materie prime che la nostra terra ci offre.
La passione per i lievitati è una passione antica, che risale ai miei primi anni di vita quando tornato da scuola, mi fermavo nel nostro laboratorio dove venivano prodotti i nostri taralli e per Natale si produceva una piccola quantità di panettoni, quasi solo per tradizione familiare, manifestando un rispetto ed una devozione che forse solo noi meridionali riusciamo ad esprimere. Questo rito mi è rimasto impresso nella memoria così chiaro che quando ho cominciato ad assumermi delle responsabilità in produzione la prima cosa che ho fatto è stata quella di frequentare i corsi del più grande pasticciere italiano e sicuramente uno dei migliori del mondo, il maestro Massari, insieme al Maestro Achille Zoia e lì, insieme alla passione ho affinato la tecnica con le conoscenze che solo
grandi maestri possono trasferire. Di mio ci metto la voglia di sperimentare ed osare, usando i prodotti tipici della mia terra come la nocciola campana, l’albicocca del Vesuvio, le mele annurche, e quant’altro di buono abbiamo, sempre con rispetto e devozione, la stessa che provavo quando, bambino di pochi anni, entravo nel laboratorio della mia famiglia».

Tratto da  Informare N°188 Dicembre 2018

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