“Caro Enrico…”: i sentimenti-tormenti di Caruso ad “Un’estate da Re”

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Arriva alla Reggia di Caserta, per la rassegna di spettacoli “Un’estate da Re”, “Caro Enrico…” un omaggio al celebre tenore italiano Enrico Caruso, scomparso 100 anni fa a Napoli, all’età di 48 anni, il 2 agosto 1921. In scena all’Aperia, nei giardini inglesi, l’Orchestra del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno diretta dal Maestro Daniel Oren, il tenore Vittorio Grigolo, l’attrice Pamela Villoresi per la regia di Riccardo Canessa.

Ad aprire lo spettacolo una magnetica voce recitante, quella di Pamela Villoresi, che con la sua profondità e gestualità, incatena il pubblico nel raccontare la vita di Caruso, attraverso la lettura di alcuni passi dello scritto “Ridi Pagliaccio, Vita, morte e miracoli di Enrico Caruso” di Francesco Canessa, principalmente degli ultimi anni drammatici dell’esistenza del tenore. Interpretando Lina Cavalieri, la famosa “kissing primadonna” attrice e cantante a suo tempo ritenuta “la donna più bella del mondo” che fu compagna d’arte, amica e confidente di Caruso, Pamela Villoresi riesce a raggiungere punti di intensa teatralità, passando da frasi dolci e appassionate a dolenti e malinconiche.

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Continua, poi, lo spettacolo l’Orchestra del Teatro Verdi di Salerno, diretta da Daniel Oren, che riesce a creare un’atmosfera armoniosa e pronta ad accogliere il tenore Grigolo che, con le sue interpretazioni delle opere di Caruso (dalla celebre “Ridi Pagliaccio” alla sentimentale “Torna a Surriento”), è riuscito, in maniera impeccabile, a ricordare il celebre artista napoletano e a far commuovere il pubblico.

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Molto caro anche l’omaggio che Daniel Oren e Vittorio Grigolo hanno fatto alla persona che, più di tutti, è stata influenzata da Enrico Caruso: Lucio Dalla. Quasi al termine della rappresentazione, infatti, i due hanno voluto omaggiare il cantante bolognese, eterno innamorato di Napoli, portando in scena la famosissima e, allo stesso tempo, singolare “Caruso”.

Sulle note di Dalla e l’interpretazione dei due maestri, è stato davvero difficile nascondere l’emozione di tutto il pubblico che, alla fine dello spettacolo, è esploso in una standing ovation degna degli interpreti e di un “maestro che fu” come Caruso. Perché l’immensità del talento di Caruso, ancora oggi, influenza ed emoziona.

Perché l’arte, la vera arte, è senza tempo. E nonostante i famosi “fischi del San Carlo”, nonostante la critica, Enrico Caruso ha saputo creare qualcosa di eterno. Ancora oggi, dopo 100 anni, c’è necessità di ascoltarlo, di rivisitarlo, di portarlo in scena, di piangere e commuoverci con lui, con le sue note e con una sentimentalità senza eguali.

di Luisa Del Prete 

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