Carnevale: la festa più colorata dell’anno invade le strade di Napoli e diventa sociale, portando colori e musica nei quartieri più difficili e nelle anime dei tanti bambini che affollano la città.

Circa quaranta anni fa a Scampia nasceva il Carnevale sociale, nel tempo trasformatosi in uno dei carnevali più rappresentativi dell’anima della città: quella popolare. Una pratica di cittadinanza attiva che coinvolge tutte quelle realtà positive che ogni giorno si impegnano per colmare la mancanza di servizi. Nata con l’obiettivo di dare protagonismo alle persone più vulnerabili e di consentire la riappropriazione di luoghi abbandonati dalle istituzioni e lasciati tra le mani delle organizzazioni criminali.

Il Carnevale ha origini antichissime. In passato, si ricollegava ai riti della fecondità della terra, che doveva svegliarsi dopo il sonno invernale. L’uso delle maschere, invece, è da ricercarsi nella festività pagana dei “saturnali”, durante la quale si onorava Saturno, dio dell’età dell’oro. Età in cui gli uomini vivevano felici, nell’abbondanza e nella perfetta eguaglianza fra loro.

Era una festa amata dalle persone di ogni condizione sociale, perfino dai servi, ai quali per qualche giorno veniva concessa la massima libertà. Si organizzavano banchetti e si usava sciogliere gli obblighi sociali e sovvertire ogni tipo di gerarchia, invertendo i ruoli imposti dalla società: le donne libertine, i padroni bastonati, i poveri tramutati in ricchi e i ricchi ridotti in povertà.

Ancora oggi, il Carnevale è il tempo giusto per denunciare e capovolgere la realtà, per abbandonare la quotidianità e provare a vivere almeno una volta, un personaggio o un ruolo non raggiungibili.

Acquista quindi particolare importanza nelle periferie urbane, siano esse spaziali, economiche o sociali, per dare voce a chi solitamente ne ha meno.

I protagonisti indiscussi sono proprio i bambini delle scuole del territorio e delle associazioni educative che, già nei mesi che precedono la festa, sono chiamati a “sporcarsi le mani” con la pittura e la cartapesta per creare maschere e costumi originali. Ma anche a elaborare pensieri, poesie e performance teatrali. Un’occasione di condivisione e di divertimento, insomma, per ribadire la necessità di essere bambini anche se nati nei contesti più svantaggiati. Spesso senza spazi verdi e ricreativi, dove si è costretti a crescere troppo in fretta.

Quest’ anno il corteo si terrà il 23 febbraio. I temi prescelti sono l’emergenza ambientale e la necessità del riciclo, con maschere e carri realizzati con materiali di recupero.

Il titolo è “La riscossa dei Pappici”: «Il riferimento è al proverbio napoletano del “pappicio” che con tenacia e costanza riesce a perforare una noce, ma anche alla necessità di unirsi e ribaltare dal basso le sorti dell’umanità. – Si legge nel bando – Tanti piccoli insieme possono rigettare indietro nuovi e vecchi fascismi e sopraffazioni e pretendere urgentemente leggi e impegni dei “grandi” a favore di un futuro migliore, sul clima e non solo. Ma anche il lavoro silenzioso che sta riqualificando dal basso le nostre città, ridonando bellezza a territori abbandonati al degrado e al malaffare, cambiando faccia agli spazi pubblici urbani nell’assenza più o meno colpevole delle istituzioni.»

Il programma coinvolge come ogni anno, oltre a Scampia, anche la Sanità, Giugliano, Pianura, San Giovanni a Teduccio, Materdei, Caserta e Bagnoli.

In questo modo, nelle zone più difficili per almeno una settimana, si spareranno solo coriandoli colorati, e anziché discutere su come “togliere i bambini dalle strade” si parlerà di occuparle, con un sorriso, per mantenerle in vita.

di Giorgia Scognamiglio

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