Carezze, di Fabio Pascale: Avan-avanguardia

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Trama

Trattandosi di una raccolta poetica, in “Carezze” non si ha una vera e propria trama. La silloge si articola in tre parti a sé stanti: “Dillo con un fiore”, “Istanti”, “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. Esse, pur essendo uniche nelle loro individualità, vengono però attraversate da un fil rouge che si comporta da collante e salda la raccolta. La delicatezza del poetare, da cui viene tratto anche il titolo, appunto, “Carezze”, appare l’imprescindibile effetto senza cui le liriche non potrebbero esistere.

Trite parole

Le poesie contenute nella raccolta “Carezze” rompono gli schemi della lirica tradizionale e si affidano ad un metro libero, in cui le singole parole hanno anche l’onere, e l’onore, di riempire un intero verso. E’ possibile però trovare un saltuario uso della rima, una rima quasi siciliana. Nella scelta del lessico che compone le poesie, il poeta non dimostra volontà di rottura. Ricorrono parole come “amore”, “vita”, ma fa eccezione la sezione “Istanti”, dove i vari espedienti poetici modificano di conseguenza anche il lessico con cui sono descritti. Similitudine e sinestesia sono le figure retoriche più usate, mentre l’utilizzo dell’onomatopea trascina il lettore nei luoghi di cui si parla. La predilezione per un verso breve rende le poesie aereodinamiche. Tuttavia non si può negare il riscontro di una certa spigolosità nell’uso dell’enjambement. Il poeta sembra, inoltre, avere una spiccata preferenza per la poesia bucolica. Il paesaggio naturale fa da sfondo a quasi tutte, se non a tutte, le liriche.

Nuova umanità

Fabio Pascale è uno scrittore salernitano classe 1983 che può già vantare la pubblicazione di tre libri di poesie. “Scintille”, il primo, a seguire “Tracce”, fino ad arrivare a “Carezze”, pubblicato nel 2019. L’umanità dello scrittore, in questo caso specifico poeta, si esprime all’interno della sua raccolta grazie ad espedienti compositivi diversi. Ribadisco che, pur essendo tre sezioni distinte, i punti di contatto sono molteplici anche se la delicatezza del poetare assume il ruolo di cardine intorno a cui ruota la silloge. In “Dillo con un fiore” il poeta sembra addentrarsi in un giardino popolato da una gran varietà di piante. Il profumo ed i colori di cui è circondato lo inebriano rievocando le memorie di un tempo passato. Tuttavia il giardino fiorito sembra assumere principalmente la funzione di locus amoenus, in cui rifugiarsi per sfuggire ai mali dell’esistenza. In “Istanti”, invece, l’io poetico diventa onnivoro ed inizia a leggere in momenti precisi che si presentano come fotografie, istanti per l’appunto, l’interpretazione lirica. Non è forse la capacità di riconoscere la poesia nel quotidiano che differenzia una persona comune da un poeta? Nella sezione “L’amor che move il sole e l’altre stelle” si riconosce un protagonista indiscusso: l’amore. Ma a guardar meglio, non è la prima volta che la tematica amorosa fa capolino in delle “carezze”. A partire dall’ “Amor spensierato/ di un geranio” l’amore, dipinto in tutte le sue sfaccettature, permea la raccolta guadagnandosi il ruolo di primo attore. Questa riflessione mi porta ad affermare che “Carezze” sia una raccolta di poesie d’amore. Un virgiliano amore malinconico.

di Marco Cutillo

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