Capri, VII corso interattivo di Ostetricia e Ginecologia

Si è tenuto a Capri, dal 10 al 12 maggio 2018, un interessante Corso interattivo di Ostetricia e Ginecologia, giunto alla 8^ edizione, dal tema “La salute della donna tra evidenze scientifiche e nuove opportunità terapeutiche”.

L’iniziativa è stata del dott. Fabio Sirimarco, Direttore dell’U.O.C. di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale “Cardarelli” di Napoli, affiancato dal prof. Antonio Chiàntera, Presidente del Corso. Articolato in tre sessioni, durante i lavori i partecipanti si sono confrontati su quali percorsi diagnostico-terapeutici siano da adottare ai fini di ottimizzare la qualità di vita della donna.

Di particolare rilievo l’intervento sulla fibromiomatosi uterina del dott. Antonio Maiorana, Dirigente medico dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Civico di Palermo e Segretario Nazionale della Società Italiana di Endoscopia Ginecologica.

I fibromi uterini sono i tumori ginecologici benigni con maggiore incidenza e prevalenza (i casi diagnosticati si attestano attorno al 23,6% delle donne in età fertile). La fibromatosi uterina non è una condizione patologica che di per sé necessiti sempre di un trattamento, ma soltanto quando dà luogo a una sintomatologia (es. sanguinamenti uterini anomali, dolori pelvici, ecc.). «È importante che i percorsi terapeutici devono essere esposti e concordati con la paziente, tenendo conto dell’età, della posizione, del numero dei fibromiomi, la presenza di patologie concomitanti, di eventuali precedenti fallimenti terapeutici e del desiderio di maternità della stessa», ribadisce Maiorana, che indica per il trattamento dei fibromi uterini sintomatici sia strategie farmacologiche, come l’Ulipristal Acetato (UPA), utilizzato in Europa dal 2014, sia tecniche chirurgiche, come la miomectomia e/o l’isterectomia, quest’ultima maggiormente utilizzata da donne in menopausa o comunque al termine del percorso riproduttivo.

 

 

 

Con il dr. Costantino Di Carlo si è discusso il tema della menopausa ed uno dei disagi più diffusi che comporta: la vampata di calore. Il meccanismo fisiopatologico che lo provoca è lo stesso per cui quando si entra in una sauna dopo un po’ si inizia a sudare: la temperatura interna supera una certa soglia e l’organismo produce una vasodilatazione per abbassarla. La temperatura esterna è, dunque, proporzionata a quella interna e ad ogni vampata di calore corrisponde un picco di LH, ovvero un picco di GNRH, entrambi prodotti dall’ipotalamo (area cerebrale con funzione ghiandolare) a indicare la presenza di una disfunzione di quell’area cerebrale, tipica dell’età menopausale. A tale scopo si è dimostrato efficace l’utilizzo degli estrogeni: il 57% delle donne dopo un anno di trattamento dichiara di stare meglio. Altri farmaci possono essere impiegati, come la Paroxetina o la Fluoxetina, con funzione di tipo neurologico, efficaci perché vanno a modulare quei neurotrasmettitori che sono alla base dell’insorgenza della vampata di calore. Sono, però, meno efficaci degli estrogeni.

Altri problemi che giungono con la perimenopausa e la menopausa sono le modificazioni della vagina: la carenza di estrogeni porta ad atrofia vulvo-vaginale già dopo un anno e colpisce il 65% delle donne. Si può intervenire con una terapia sistemica a base di estrogeni e/o progestinici, che si è significativamente dimostrata più efficace del placebo a un anno. Possono essere utili gli idratanti, con efficacia equivalente a quella degli estrogeni topici vaginali, i lubrificanti vaginali ed un’attività sessuale regolare.

Un altro punto da non trascurare è l’osteoporosi. Nella early peri-menopause già si inizia a vedere una diminuzione della BMD a livello lombare, mentre nella late peri-menopause si ha una diminuzione della densità minerale ossea sia a livello lombare che a livello dell’anca.

Anche in tali situazioni torna utile l’uso di integratori a base di Vit. D e Calcio, associati ad una TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva) Altro elemento da considerare è il rischio cardiovascolare. Già all’inizio della menopausa tale rischio si evidenza ed dovuto ad alterazioni del profilo lipidico, all’aumento della pressione arteriosa ed anche alla ridistribuzione del grasso corporeo. Si evidenzia, inoltre, un minore consumo energetico, una ridotta tolleranza al glucosio, un progressivo aumento di insulina, un aumento del rischio di sindrome metabolica ed un aumento di una serie di fattori infiammatori.

Tutti i partecipanti hanno mostrato grande attenzione ed interesse su tali problematiche con un invito alle donne nel collaborare e nel presentarsi con regolarità ai controlli, per migliorarne la qualità di vita e per intercettarne in tempo eventuali patologie, assicurando un’esistenza serena e longeva.

di Alessia Giocondo e Giovanna Cirillo

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018

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