“Cappuccetto Arcobaleno”: una storia di inclusione, anche in CAA

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Comasia Scialpi è più di una autrice, è una donna brillante piena di entusiasmo, grinta e passione per la scrittura. Come ben notiamo dal titolo, “Cappuccetto Arcobaleno” è una storia revisionata della nota fiaba che tutti i bambini hanno ascoltato, amato e riascoltato; di quella bambina vestita di rosso che nel suo tragitto verso la casa della nonna incontrò il lupo. In questo libro, invece, l’autrice racconta di una bambina che vive i suoi giorni di pandemia, con tanto di incontro con il lupo che altro non è che il virus. Ma la bellezza di quest’ultimo progetto letterario di Comasia, è che i lettori avranno modo di leggere la storia anche in inglese e lingua CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa). Grazie a quest’ultima, infatti è possibile facilitare e migliorare la comunicazione di tutte le persone che hanno difficoltà ad usare i più comuni canali comunicativi, con particolare riguardo al linguaggio orale e alla scrittura.

Restando piacevolmente colpita dal suo progetto, che va oltre una semplice favola, ho contattato l’autrice per scoprire come nascono queste pagine che ci insegnano a guardare situazioni difficili con occhi nuovi.

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Come mai hai deciso di “buttarti” in questa prova da scrittrice?

«Cara Grazia anzitutto grazie a te, grazie a Informare per questa possibilità di “avere voce”. La mia vera prova l’ho affrontata nel libro precedente. Questa storia, invece, è nata per caso durante il primo lockdown, difatti, riprende diversi atteggiamenti che noi italiani abbiamo assunto durante quel periodo. Ma a parte questo, nella storia di “Cappuccetto Arcobaleno” c’è il desiderio di parlare ai bambini di quello che accade intorno e di comunicare che ognuno di noi ha un lato “oscuro” che può diventare “arcobaleno”».

Com’è nato il libro “Cappuccetto Arcobaleno”, hai preso spunto da qualcosa?

«Ho studiato presso la Scuola Holden di Torino e tra le mie lezioni preferite c’erano quelle di scrittura creativa (infatti ora è la disciplina che insegno ai bambini), una delle lezioni che ho amato è stata quella del concetto: “Ruba come un artista” (tratto da un famoso libro, googlate se non lo conoscete). In questo caso ho messo solo in pratica la rivisitazione di una storia, la fiaba di Cappuccetto Rosso: un esercizio all’apparenza banale, ma sul quale potremmo ideare un intero corso di scrittura. Avete mai provato a raccontare la storia di Cappuccetto Rosso dal punto di vista del cestino? O del lupo cattivo? Questi sono degli esempi. Lo spunto decisivo sono state le emozioni provate in quel periodo. Magari in un’altra occasione potremmo approfondire l’argomento».

Com’è sbocciata l’idea di tradurre il testo anche in inglese e in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa)?

«Il mio cuore è sempre stato un baule ricco di storie. Storie che spaziano in mondi conosciuti o meno, magari fantasy.  Tra le note all’inizio del libro parlo di una porta “spazio temporale” verso una nuova forma di scrittura e lettura, dedicata soprattutto al mondo della scuola. In alcuni casi ho provato a proporre progetti (anche a costo zero) nelle scuole, ma come in un film durante un colloquio mi sono beccata spesso: “Le faremo sapere”. Ma questo è il male minore. Il lato peggiore per me è stato quando il consenso c’era, ma per realizzare i laboratori bambin* o ragazz* erano “scelt*”. Per me ognuno deve avere la possibilità di mettersi in gioco, ognuno può raggiungere uno stesso obiettivo magari con strumenti differenti: “Se ci sono, perché non usarli?”. Da qui l’idea di tradurre la storia in inglese (una delle lingue che scelsi quando frequentai l’Università di Lingue a Bari, prima dell’arrivo della lettera per Hogwarts) e poi in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), per far sì che sia una storia di inclusione e di integrazione. Usiamo spesso queste parole, ma le mettiamo poco in pratica. Non basta realizzare “giornate” e workshop dedicati».

Dunque, il tuo libro non si rivolge soltanto ai bambini…

«Una delle prime cose che dico durante i miei corsi ha questo titolo: “Pagine e leggerezza”. Questo non significa che bisogna banalizzare, anzi, ma semplicemente che libri e lettura non devono far risalire alla mente la parola studio o noia. E qui aggiungerei un’altra parola chiave molto in voga: “empatia”. Tutto questo vorrei fosse compreso prima dagli adulti e poi dai bambini. Noi siamo il loro “esempio”, i loro eroi (quando son piccoli). Per questo dico che è un libro senza target».

Vicino al tuo libro si trovano due blocchi di carte con delle figure bellissime. Spiegheresti a chi ancora non ha letto il libro, come possono essere utilizzate?

«Quante volte non raccontiamo a bambin* o ragazz* quello che viviamo? Arrivano in terza media detestando e chiedendosi a cosa serva la storia e la geografia. Quand’ero più piccola se non c’era la tv, era la nonna che ti raccontava tutte le storie di guerra o dei suoi tempi bui (e io ne restavo incantata).  Cosa c’entra ora tutto questo? Prendete tre carte specifiche, in questo caso: Sirena, Omino di Pan di Zenzero e Menestrello. Il Menestrello possiamo considerarlo come lo storyteller di oggi, una persona che attraverso la famosa formula “Show don’t tell” racconti delle storie. Fin qui tutto ok, giusto? E quei due personaggi? Entrambi hanno un epilogo negativo nelle loro vere storie. Ma quanti ragazzini conoscono la verità sulla Sirenetta e l’Omino di Pan di Zenzero? Per me è importante che loro conoscano anche il non lieto fine ma, soprattutto, che loro imparino da quel finale a inventarne uno nuovo, per questo ho inventato la storia del “Gingerbread’s Rebirth” (la Rinascita dell’Omino di Pan di Zenzero)».

In conclusione, ci consigli tre libri fondamentali che ogni bambina e ogni bambino dovrebbero leggere?

«Se in questo momento mi chiedessero di stilare (come quando andavo alla Holden) la mia genealogia delle idee, consegnerei in bianco. Perché negli ultimi tempi ho accumulato tanti libri di cui non posso fare a meno. Quello che posso suggerirvi ora è il mio libro preferito, sin da piccola ho amato Papà Gambalunga, di cui rivedrei il cartone ogni giorno, perché se Cappuccetto Arcobaleno è una bambina istintiva ed emarginata, Judy Abbott, la protagonista, le somiglia molto. Non vi spoilero la trama, ma vi dico che crescendo si appassionerà alla scrittura e lettura (il mio scrittoio in legno ce l’ho perché vedevo Judy che scriveva su quel tipo di scrivania). Un testo ricco di “valori”.  Il secondo libro è “La bicicletta verde – Su due ruote verso la libertà” di Haifaa Al Mansour, di cui esiste un bellissimo film. Un testo con il quale è possibile creare laboratori vari con bambin* e ragazz*.  Il terzo è Mr. Pip, di Lloyd Jones, anche qui c’è un fantastico film, ma la cosa ancora più bella che vi consiglio di scoprire è che questo testo vi dà modo di introdurre un altro splendido capolavoro di Charles Dickens. Questa lettura è consigliata per ragazzi e adulti. Infine, mi prendo il libero arbitrio di dirvi che Harry Potter è magico davvero, solo un vero appassionato della sua saga può comprendere quanto lavoro e studio ci sia dietro questa storia. E così vi saluto e ringrazio sfatando un mito: la scrittura un po’ devi averla dentro, ma è anche continua formazione, collaborazione, ricerca e investimento; come nel caso di Cappucetto Arcobaleno. Spero che le mie pagine vi trasportino nella mia porta “spazio temporale”».

di  Grazia Sposito

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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