La Chiesa di San Sebastiano a Moiano, situata nell’omonima piazza al centro del paese, nasconde meraviglie dal valore inestimabile. Le origini dell’attuale chiesa non sono note: in un documento risulta esistente nel 1534 una cappella di San Sebastiano “fondata da poco”.

In origine decorata in maniera modesta, fu notevolmente arricchita dopo la peste del 1656, mentre andava sempre più consolidandosi la devozione a San Sebastiano, che subì il martirio per aver sostenuto la fede cristiana. A quei tempi il santo era invocato proprio per proteggersi dal contagio dell’epidemia.
La facciata della chiesa ha una decorazione semplice e anonima, per questo sorprende ancor di più il magnifico interno, costituito da una sola navata e dalla sacrestia cui si accede direttamente dal presbiterio. Ciò che colpisce entrando nella chiesa, oltre ai marmi e agli stucchi, sono sicuramente gli affreschi e le tele. Gli affreschi che si trovano sulle pareti della navata raffigurano scene della vita di Mosè: “Mosè e Aronne davanti al Faraone”, “Il passaggio del mar Rosso”, “La concessione delle tavole della legge”, “Mosè che fa scaturire la sorgente di acqua nel deserto”. Nella cupola, un impianto iconografico davvero suggestivo, l’autore ha ritratto la Gloria Celeste e opere di misericordia, al centro la Trinità e la Vergine Maria, che sovrastano scene di terrore e devastazione, ovvero un’epidemia di peste e la fuga dopo il terremoto del 1702, che avevano colpito Moiano e l’intera Valle Caudina, segnando drammaticamente la comunità.
Sotto la cupola, sulle pareti del presbiterio, gli affreschi rappresentano l’uccisione di San Sebastiano, legato a un palo, denudato e trafitto da frecce in ogni parte del corpo. Nei pennacchi sono rappresentati i profeti Geremia, Davide, Giona e Giobbe. Gli affreschi sono stati realizzati tra il 1703 e il 1710 da Tommaso Giaquinto, allievo di Luca Giordano. Le tele si trovano di sotto agli affreschi, lungo la navata centrale, nei quattro altari. Rappresentano San Biagio, la pietà, la Vergine del Rosario e S. Filippo Neri. Delle prime tre non è certa l’attribuzione, anche se probabilmente si tratta di opere della scuola di Francesco De Mura. L’ultima è di Decio Frascadore, pittore nativo di Solopaca. La volta della chiesa è costituita da un’enorme tela che raffigura, al centro, la Vergine Maria e Gesù Bambino nell’alto dei cieli, incorniciati da una rappresentazione prospettica di una volta, attribuita ad Antonio Marotta, un artista minore, probabilmente originario di Maddaloni. Sulla controfacciata della chiesa, infine, un bel Concerto degli angeli incornicia il vano originariamente occupato da un organo di cui si sono perse le tracce. In una teca blindata sull’altare è esposta un’altra delle infinite opere d’arte della chiesa: una statua in legno raffigurante una Pietà, cioè una Vergine Maria vestita con un Cristo morto nudo in braccio, che si attribuisce a un allievo di Gian Lorenzo Bernini. La Vergine siede su una sporgenza rocciosa, che simboleggia la sommità del monte Calvario. L’opera, dal valore inestimabile, è andata persa più di cinquanta anni fa.
Intorno agli anni novanta fu ritrovata ed immediatamente fatta restaurare. La tecnica usata nell’intaglio della statua è la stessa di alcuni altari che si possono ammirare nel duomo di Sant’Agata De Goti. La Valle Caudina attrae centinaia di turisti provenienti da tutta Italia che visitano le infinite bellezze artistiche e naturali della zona, fermandosi a Moiano per ammirare non solo la Chiesa di San Sebastiano, ma anche altre importanti opere, tra cui il Ponte Carlo III, patrimonio UNESCO.
Il ponte fa parte del sistema dell’Acquedotto Carolino, la cui realizzazione nacque dalla necessità di garantire alla Reggia di Caserta un’adeguata fornitura idrica, e del suo progetto fu incaricato, nel 1750, l’architetto Luigi Vanvitelli.

 

di Eleonora Pacifico