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Riportiamo la sintesi delle osservazioni del giornalista de Il Mattino Vincenzo Ammaliato. Una panoramica sui limiti dei trasporti e gli assembramenti che di conseguenza vengono a crearsi lungo la domiziana.

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Assembramenti caotici all’esterno dei due uffici postali dell’area e dei numerosi caf, folla di gente spazientita all’anagrafe del municipio e alle fermate degli autobus, serpentone di persone in transito a tutte le ore lungo la strada Domiziana, soprattutto di immigrati centroafricani. Ma è caos solo rapportato all’emergenza Covid19, perché questa specifica condizione per Castel Volturno è la cifra quotidiana da almeno tre decenni. C’era da immaginarlo che la città costiera casertana il 4 maggio, con l’inizio della fase due sarebbe tornata alla sua normalità, e quindi a quel delirio figlio di un’area fuori controllo sotto molti punti di vista. E con la paura contagio di massa i nervi collettivi sempre troppo tesi si scaldano ancora più e il rischio dell’esplosione della polveriera sociale, prima ancora di quello sanitario, s’innalza tragicamente. Qui i servizi pubblici sono scarsi, se non assenti; e il timore del coronavirus ha diminuito ancora più l’offerta, e contestualmente ha aumentato la richiesta. Parte dei pochi dipendenti comunali rispetto alle esigenze sono assenti per malattia. Mentre gli uffici postali hanno ridotto le ore di lavoro e gli autobus della Ctp, l’unico servizio di trasporto pubblico che serve l’area, riesce a soddisfare meno del 10 per cento del bisogno di mobilità di gente dell’area.

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L’immediata conseguenza è quella che nello stesso posto, al medesimo orario, si trovano molte persone, troppe per un periodo in cui il distanziamento sociale non è una scelta, ma un obbligo imposto prima dai virologi, poi dal governo. Ma quando l’attesa di un servizio dura anche mezza giornata, con sosta al sole, o al vento, si sta all’in piedi e senza sapere se entro la chiusura dell’ufficio si riuscirà a evadere la necessità, è oggettivamente difficile un po’ per tutti mantenere file corrette, distanze minime e anche un adeguato equilibrio mentale. Le forze di polizia locali, durante i turni di lavoro, ormai, hanno come abitudine il passaggio costante all’esterno dei due uffici postali, dove spesso svolgono azioni di contenimento e addirittura gestione delle file insieme ai volontari della protezione civile. Ieri, con la fine dell’isolamento forzato, per i tutori della legge il lavoro è stato decisamente extra. E momenti di tensione si sono avuti anche alle numerose fermate dell’autobus. Qui i mezzi della Ctp sono passati, ma quasi mai si sono fermati, lasciando letteralmente a piedi i tanti aspiranti passeggeri che dopo due duri mesi speravano finalmente poter tornare alla normalità. Questo perché per le misure anticovid sugli autobus di linea consentono di far salire non più di diciotto passeggeri a corsa e al raggiungimento del numero gli autisti possono non fermarsi più alle fermate successive, seppure piene di persone (peraltro, dei quaranta mezzi della flotta che copre la tratta M1 per ragioni finanziarie cui soffre la Ctp ne funzionano soltanto diciotto). E considerando il numero di chi ha bisogno di mezzi pubblici per spostarsi sulla Domiziana, i diciotto passeggeri per ogni M1 sono copre da una sola fermata, lasciando quelli in attesa nei successivi quaranta chilometri praticamente a bocca asciutta. Anzi, amara.

Dell’arrivo di ulteriori 20mila immigrati, invece, come denunciato dagli esponenti locali della Lega con minacce di blocchi stradali, dopo il lapsus del presidente De luca in diretta Facebook sabato, neanche l’ombra. Il partito del carroccio ha chiesto al sindaco Petrella un consiglio comunale speciale per discutere di questo arrivo d’immigrati, nonostante la regione abbia chiarito ufficialmente l’errore di comunicazione di De luca. Castel Volturno ha oggettivamente bisogno più che in altri tempi di molti interventi, soprattutto di carattere istituzionale per superare la fase due e lenire le sue troppe ferite. Ancora più per scongiurare contagi di massa dovuti agli assembramenti. Quello che non serve è creare nuove paure, che ce ne sono effettivamente già fin troppe.

di Vincenzo Ammaliato

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