Il caos esistenziale nell’opera di Umberto Riccelli

"Il demone del frastuono" di Umberto Riccelli

Il demone del frastuono

Un urlo che sembra stagliarsi dal fondo della tela su cui è impresso e chiedere aiuto, nella sua forte violenza espressiva, denunciando ciò esso stesso rappresenta: quel rumore eccessivo che quotidianamente siamo costretti a subire in una routine caratterizzata da vocioni di prepotenza o da un’orchestra di clacson urbani sempre più assordanti.

Si possono cogliere molte sfumature di disagio esistenziale nel Demone del frastuono di Umberto Riccelli, ed è questa la sua grandezza. Ce lo conferma l’artista, che definisce con chiarezza la propria opera: «È il fragore casuale che ti colpisce, è disperazione che aleggia. Il demone è il culmine. Del frastuono, è disperazione. È tormento, ma è soprattutto cognizione. Lo scorgi tra un rumore assordante ed uno sordo. Sento un gran chiasso. È la sindrome da frastuono, stato ipnotico di creature sintonizzate e marcianti. Non c’è pazzia né dolore, ma assenza. Una sorta di convalescenza perenne». Nato a Napoli nel 1980, Umberto è sostanzialmente autodidatta: «Ho sempre disegnato da bambino ispirandomi ai cartoni animati. Mi regalavano scatole di colori. Consumata tutta la gamma del rosso, ne pretendevo ed ottenevo subito un’altra. Anche i fumetti mi stimolavano nel disegno. Verso i 18 anni, poi, ho iniziato con la pittura. Ho frequentato per un anno l’Accademia di Belle Arti, poi ho abbandonato gli studi per un po’ di tempo».

Chiediamo a Riccelli se l’arte può essere un rifugio dal frastuono del mondo contemporaneo: «L’arte è come un’entità autoimmune; vive in te per se stessa. Noi siamo solo un centro di espressione, un filtro. È l’esigenza fisica di chi la intona». Viene naturale accostare il Demone al celebre Urlo del pittore norvegese Edvard Munch, realizzato nel 1893. Ma l’artista ci tiene a smentire tale parallelismo: «In molti hanno percepito questa somiglianza, ma in realtà è casuale. Ho abbozzato lo schizzo durante un viaggio in treno – precisa – mi rendo conto che l’essere umano ha una certa smania d’imparentare tutto». Continua, poi, descrivendo il suo Demone: «La creatura umana è confusa, non sa quale sia il suo vero volto. Resta terrorizzata, e per esorcizzare il terrore, materializza le sue paure in ‘demoni’, che finiscono per annidarsi nell’infrasuono, ovvero la parte non udibile dall’orecchio, che, però, viene percepita inconsapevolmente». L’opera non è inserita in un ciclo di dipinti, ma è una creazione unica. «Venne fuori qualcosa del genere circa due anni fa, ma non è assimilabile a questa. La intitolai Conversazione con un demone. Il demone ci rivela a noi stessi, ha urgenza di sé, ma è inerme. Mi piace pensare che Il demone del frastuono si inserisca naturalmente in un ciclo che gli è proprio, e che io preferisco ignorare, perché forse così dev’essere», conclude.

Per il futuro, ha le idee chiare: «Una personale mi piacerebbe», afferma. Nel frattempo, non ci resta che aspettare altre opere, augurando all’artista ch’esse nascano sempre in modo casuale, perché è la naturalezza della creazione a rendere l’arte universale.

di Teresa Lanna

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017

About Teresa Lanna

Laureata in “Lingue e Letterature Straniere” nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in “Arte Teatro e Cinema” presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.
Tra le sue più grandi passioni, l’Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia.
Grande sostenitrice dell’Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale.
In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.