Caos dopo Dpcm, proteste dei dipendenti di Leonardo S.p.A

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Lo scorso 21 marzo il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha tenuto incollato l’intero popolo italiano allo schermo per comunicare le nuove e più restrittive misure di contenimento del Coronavirus.

Le sue parole erano attese e sono suonate rassicuranti, ma come sempre non sufficientemente chiarificatrici.
La decisione assunta dal Governo è quella di chiudere, nell’intero territorio nazionale, ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali”.  E ha proseguito: “Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio con i sindacati, con le associazioni di categoria, per stilare una lista dettagliata in cui sono indicate le filiere produttive delle attività dei servizi di pubblica utilità, quelli che sono più necessari per il funzionamento dello Stato in questa fase di emergenza. Continueranno a rimanere aperti tutti i supermercati, tutti i negozi di generi alimentari e di prima necessità”.
L’ufficialità del Dpcm, con ogni ulteriore dettaglio sulle rispettive categorie lavorative, ieri si è fatta attendere. L’ampliamento di sospensione delle attività produttive preannunciato sabato ha sollevato reazioni da parte del Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che in una lettera al Premier ha avanzato alcune richieste. Non solo, anche l’Amministratore Delegato di Leonardo S.p.A., Alessandro Profumo, ha avuto un confronto con il Presidente Conte, tanto che all’interno del decreto firmato al punto h) è apparsa la dicitura “sono consentite le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive”. In sintesi la responsabilità decisionale è stata delegata al Prefetto, tanto che ieri i dipendenti della sede di Bacoli sono andati a dormire senza neppure sapere se stamani avrebbero dovuto recarsi al lavoro. Non sono giunte comunicazioni ufficiali, ma conferme tra colleghi, le presenze in azienda sono scarse, la mensa offre cestini per il pasto e le mascherine vengono consegnate solo ai dipendenti che per esigenze lavorative non possono rispettare la distanza di sicurezza di 1 metro. Ci sono infine dipendenti che potrebbero effettuare lo smart working, come raccomandato dal Dpcm, ma che non dispongono di pc aziendale e accesso remoto e sono quindi costretti a recarsi fisicamente in azienda. Leonardo S.p.A., leader nel mondo con i suoi 36.000 dipendenti, sembra improvvisi con incertezza la propria conduzione e tuteli con scarsa considerazione i suoi lavoratori. Le nuove direttive hanno generato proteste da parte dei dipendenti di Leonardo della regione lombarda che, affiancati da altre aziende del settore aerospazio, minacciano scioperi contro il decreto del Governo. Secondo quanto riporta la Fiom si preannuncia uno sciopero regionale di 8 ore per mercoledi 25 da parte di Leonardo, Ge Avio, Fata Logistic System, Lgs, Vitrociset, MBDA, DEMA, CAM e DAR. Il presidente di Confindustria dichiara: “Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà, non capisco lo sciopero”. A noi le ragioni sembrano chiarissime.

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di Barbara Giardiello

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