Cantata Anarchica: oggi dal lungomare di Napoli riecheggeranno le poesie di De André

Ciro Giso 02/06/2022
Updated 2024/03/23 at 6:16 PM
4 Minuti per la lettura

È dal ’99, anno della morte di Fabrizio De André, che i suoi fan si riuniscono in piazza per ricordare le poesie del grande cantautore. È la cantata anarchica. Una tradizione partita da Genova, casa di Faber, e arrivata in ogni città italiana grazie alla cura e la dedizione di quella che ormai è una famiglia di appassionati.

Cantata Anarchica
Uno scatto della Cantata Anarchica del 2020

Così, soprattutto negli ultimi anni, le cantate anarchiche hanno avuto risalto toccando Roma, Napoli, Torino, Palermo, perfino Parigi e altre capitali europee, dove in centinaia con poche chitarre e tanto amore hanno cantato di Piero, Marinella, Nancy, Jones e i tanti protagonisti delle storie di De André.

Appuntamento sul lungomare per la Cantata Anarchica

Dopo due anni di pandemia, ora la cantata anarchica torna anche a Napoli. Nel 2020, pochi giorni prima del lockdown, l’appuntamento fu a Piazza Plebiscito. Più di un centinaio i ragazzi e le ragazze che parteciparono all’evento, che si tenne in occasione del compleanno del cantautore. Stavolta l’incontro si sposta sul lungomare Caracciolo.

Cantata Anarchica Napoli

L’evento si terrà oggi alle 18, all’ingresso di Borgo Marinari, l’antico ponticciolo che porta al Castel dell’Ovo. In caso di pioggia, nella Galleria Umberto. L’invito è quello di portare i propri strumenti musicali o almeno tanta voglia di cantare per ricordare Faber.

De André tra Napoli e Genova

Un legame indissolubile, quello tra De André e Napoli, che si rinnova ogni volta con la stessa esistenza della città e del suo popolo. La vita del cantautore si intrecciò spesso con Partenope: a vent’anni De André soggiornò nella città e si innamorò di una ragazza: «Poi andai via e venni a sapere che era rimasta incinta. A Dicembre mi si presentò in albergo, ero a Cortina con i miei genitori, per dirmi che aveva perso il bambino: pallida, infreddolita, una giacchetta di lana che non riusciva a riscaldarla. Sembrava davvero uno scricciolo» dirà.

Non solo Sardegna: tanti i viaggi a Napoli e in Campania. Come quello nella Costiera Amalfitana, dove si trasferirà per un breve periodo assieme a Mauro Pagani per la creazione di Le Nuvole. Prima ancora Don Raffaé, denuncia delle condizioni delle carceri italiane e della corruzione dilagante. Poi i riconoscimenti, come l’auditorium dedicato a Fabrizio De André, a Scampia. In quell’occasione, Dori Ghezzi disse «Fabrizio sentiva Napoli la città più vicina a Genova, che non considerava una città del Nord, ma una città “terrona”. Qui si sentiva a suo agio. Ci siamo stati spesso anche insieme, restano nella memoria tanti ricordi, non uno in particolare ma una bella sensazione. Nel bene e nel male i napoletani hanno sempre la capacità di farsi amare». Notizia di pochi giorni fa, invece, il murales degli street-artist Trisha e Jorit a Scampia, con il volto di Faber e le parole della Canzone del Maggio.

«Non sapevo nemmeno io come e perché ma impazzivo per Bovio e Di Giacomo. Poi scoprii che la mamma del mio amatissimo Brassens era figlia di napoletani, e che nelle ballate di quello che rimane il mio maestro indiscusso, alcuni studiosi avevano ritrovato echi della melodia campana» diceva De André, per quella che lui definiva la sua «Patria morale. Dopo Genova e la Sardegna è forse l’unico posto dove potrei vivere. Per la sua cultura, la sua canzone, la sua asimmetria… Per Murolo, Eduardo, Croce e De Sica».

Di Ciro Giso

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