Antonio Canova, scultore e pittore, è il massimo esponente del Neoclassicismo italiano. Nasce nel 1757 e sarà una personalità rilevante in un periodo storico in cui l’arte e la letteratura devono mirare al “bello ideale”, trasfigurare la realtà contingente in un’armonia pacata di linee, di forme e di suoni.
E allora, nell’ideale del bello assoluto ed eterno, arriva per la prima volta a Napoli una mostra: Canova e l’Antico, esposta al MANN dal 28 marzo al 30 giugno 2019. Una mostra-evento illustre per tematica e corpus espositivo; saranno difatti presentati 12 marmi e oltre 110 opere tra cui bassorilievi, calchi in gesso e modellini. Un progetto frutto di una ormai fervida collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. A curare la mostra è Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi e appassionati di Canova. «L’idea di presentare una mostra di Canova in dialogo con l’antico riflette le potenzialità di questo istituto che ha nella statuaria farnese uno dei punti di forza», interviene il direttore Giulierini, «sicuramente è una mostra che farà eco».
La presentazione del progetto, tenutosi lo scorso febbraio nella Sala del Toro Farnese, ha visto la presenza di importanti figure istituzionali. Ettore Cinque, Assessore al Bilancio della Regione Campania, ha evidenziato come con la cultura si abbeverino le anime e ci si riappropri di un’umanità che, negli ultimi anni, ha avuto degli arretramenti. Fa notare che in un’epoca come questa, governata da sentimenti di paura e di egoismo, approcciare all’antico e tornare alla bellezza che ci hanno lasciato, ci consente di guardare alla vita con serenità. Interventi interessanti sono stati anche quelli dell’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Gaetano Daniele e di Maurizio Cecconi, Segretario Generale Ermitage Italia.

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Paolo Gulierini, Ettore Cinque e Maurizio Cecconi

informareonline-canova-4Dulcis in fundo, a prendere parola è stato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli: «Ci stiamo confrontando con qualcosa di unico e di originale, ci meravigliamo nel pensare alla grandezza che sono stati capaci di realizzare gli antichi. C’è anche da evidenziare un aspetto poco noto della storia di Canova: la sua attività di recupero di molte opere che Napoleone aveva portato in Francia, segno che la diplomazia culturale ci restituisce pezzi del patrimonio. Oggigiorno bisogna avvicinare il più possibile il patrimonio culturale ai cittadini e rendere ancora più semplice e comprensibile l’arte, condividerla anche tra chi non ha necessariamente una formazione artistica di un certo livello.
È giusto che Napoli riprenda il lavoro di centro culturale propositivo e il MANN ha tutte le condizioni per creare un progetto e far conoscere la città all’estero». Insomma, la mostra “Canova e l’Antico” rappresenta un grande orgoglio per la città di Napoli. Ricordiamo che, se l’arte greca aveva realizzato l’ideale del bello e dell’assoluto eterno, “il Canova ha avuto il coraggio di non copiare i greci ma di inventare una bellezza, come avevano fatto i greci’’ (Stendhal).

TRATTO DA Magazine Informare N°191
Marzo 2019

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