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La raccolta firme a favore del Referendum sulla Cannabis Legale ha superato quota 500mila, il quorum necessario, secondo la Costituzione, per passare alle fasi successive dell’iter che porta fino al voto. Al di là del dibattito attorno al quesito referendario, si tratta del primo esempio di raccolta firme completamente online e i suoi risultati mettono completamente in discussione le classiche modalità di partecipazione politica.

Fino all’anno scorso le sottoscrizioni potevano essere raccolte solo manualmente.
Con la pandemia, la necessità di accedere al green pass e al cashback di Stato ha dato un’enorme spinta all’autenticazione digitale. Il vero cambiamento è avvenuto però il 20 luglio, con l’approvazione all’unanimità dell’emendamento al Dl Semplificazioni proposto dal deputato +Europa Riccardo Magi, dopo una battaglia durata due anni. Nel silenzio generale dei media e della politica, l’emendamento ha rivoluzionato la partecipazione dei cittadini alla vita democratica, introducendo la possibilità di sottoscrivere digitalmente i quesiti referendari. In altre parole, da agosto 2021, le 500mila firme necessarie per indire un referendum abrogativo, in base all’articolo 75 della Costituzione, possono essere raccolte online dai comitati promotori, senza alcuna necessità di intervento da parte di organismi pubblici.

La nuova modalità di partecipazione ha segnato l’accelerazione delle sottoscrizioni al referendum sull’eutanasia legale, già molto gettonato, portandolo in breve tempo al superamento di 1 milione di firme. La prima raccolta esclusivamente digitale è stata però quella per il referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis, che negli ultimi giorni sta facendo parecchio discutere. Nessun banchetto, né documenti alla mano: basta accedere al sito referendumcannabis.it, autenticarsi con lo SPID e confermare la richiesta via mail. In questo modo, l’obiettivo 500mila firme è stato raggiunto in tempi record, a solo una settimana dal lancio. Se poi si considera che le identità SPID sono solo 20 milioni (il 40% della popolazione italiana) il numero diventa ancor più significativo.

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Da non sottovalutare è la tipologia di persone raggiunte: quasi la metà dei firmatari ha meno di 25 anni. Un dato che fa a cazzotti con i sondaggi sulla partecipazione alle elezioni politiche e amministrative, che vedono l’astensione di oltre la metà dei giovani tra 18 e 24 anni. L’accesa mobilitazione a favore del Referendum sulla Cannabis non solo ha confermato la voglia di cambiamento sul tema, ma ha dimostrato che, se coinvolti realmente, i giovani sono tutt’altro che disinteressati alla vita politica.

La possibilità di sottoscrivere il referendum dal proprio computer o cellulare ha fatto la differenza in un Paese con un enorme numero di giovani espatriati all’estero e dove, al Sud, la metà degli universitari si trova fuori dalla propria regione di residenza. Mentre dopo anni di discussioni, il diritto di voto ai cittadini in mobilità non è ancora garantito, causando ad ogni elezione la perdita di un bacino di voti importante (o scomodo?). A queste barriere si aggiunge il fatto che i giovani sono sempre meno rappresentati dai programmi e dalle proposte dei partiti politici nei loro bisogni, interessi e paure.

Il risultato ha un’importanza storica anche per la rapidità con cui sono state raggiunte tante persone e con cui (con buone probabilità) si arriverà al voto, soprattutto in Paese in cui la politica, più che altrove, ha tempi estremamente dilatati. Basti pensare ai temi più discussi come cannabis, per l’appunto, ma anche eutanasia, DDL Zan o cittadinanza, bloccati da tempo alla Camera. Una rapidità che a qualcuno spaventa, infatti c’è chi già parla di innalzare la quota delle 500mila firme, ritenuta troppo bassa nell’epoca dei social network e del click inconsapevole, mostrando di temere i risultati di un’effettiva partecipazione della popolazione alle decisioni, prevista costituzionalmente.
Perché la restituzione dei referendum in mano ai cittadini non può che significare più partecipazione e meno strapotere ai partiti, con la possibilità di fare la differenza su tematiche sottovalutate o complesse, ferme da anni in Parlamento o perfino ignorate dalla classe politica. Ancor di più se si sfruttano i benefici della digitalizzazione, in grado di superare barriere fisiche e ostacoli burocratici, di rivoluzionare e non delegittimare la democrazia, consentendo a un bacino sempre più ampio di persone di far sentire la propria voce. Il successo attorno al Referendum sulla Cannabis Legale l’ha dimostrato, qual è il prossimo passo?

di Giorgia Scognamiglio 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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