Cane smarrito: cosa accade se si sostituisce il microchip?

145
microchip canino
Pubblicità

Il microchip canino è quel dispositivo elettronico che viene impiantato sotto la cute del cane e che viene usato per registrare presso l’anagrafe canina tutti i dati di riconoscimento dell’animale. La lettura del microchip restituisce tutte le informazioni sia del cane che del suo proprietario. Ma cosa accade se ci si appropria di un cane smarrito sostituendogli il microchip precedentemente impiantato?

Secondo la Corte di Cassazione, appropriarsi di un cane smarrito sostituendogli il microchip per non renderlo più identificabile e rintracciabile, rappresenta una condotta idonea ad integrare il reato di riciclaggio previsto dall’art. 648bis del codice penale.

Pubblicità

La vicenda prende le mosse dal fatto che il titolare di un canile si era appropriato di un pastore tedesco scappato dal proprietario, sostituendogli il microchip. Il proprietario dell’animale, messosi subito alla ricerca del cane, lo aveva trovato presso il suddetto canile già senza microchip, ma l’animale, appena lo aveva visto, lo aveva subito riconosciuto.

Il proprietario del canile era così costretto a difendersi dall’accusa di furto asserendo che era stato il cane a recarsi presso di lui, e che quindi non era stato commesso alcun reato.

I Giudici della Suprema Corte, con sentenza n. 9533/2022, hanno rigettato il ricorso del proprietario del canile, affermando che scatta il reato di riciclaggio per chi si appropria di un cane smarrito effettuando la sostituzione del microchip per non renderlo più identificabile.

I Giudici hanno precisato che integrano la configurabilità del reato di riciclaggio, non solo le condotte di sostituzione o trasformazione del bene di origine illecita ma, anche “ogni altra operazione diretta ad ostacolare l’identificazione” della provenienza delittuosa del bene.

Nel caso in esame, il furto del cane e la sostituzione del microchip sono state qualificate dalla Cassazione come “operazioni dirette ad ostacolare l’identificazione”, dando quindi origine alla fattispecie del riciclaggio, poiché, in caso contrario, attraverso il microchip impiantato, ben si sarebbe potuto risalire al proprietario del cane operando la restituzione dello stesso.

Fortunatamente la storia ha avuto un lieto fine poiché attraverso l’analisi del DNA del cane si è potuta certificare la proprietà dell’originario padrone restituendogli l’animale.

Pubblicità