Campania: il virus di una terra dimenticata

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(E che non ha intenzione di cambiare)

Mentre il Covid-19 continua a muoversi prepotente nelle nostre vite e tra le nostre relazioni, un altro virus, più solido e persistente, consuma la nostra terra. «Abbiamo già acquistato i vaccini antinfluenzali per 4 milioni di campani. Primi in Italia». Così il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca esultava spocchiosamente del risultato, come dimenticandosi dei tantissimi problemi che rendono la regione ultima.

Inquinamento e scarichi abusivi, cementificazione e consumo del suolo, mala sanità, scarsa spesa per l’istruzione, povertà e disoccupazione, chi più ne ha più ne metta. In Campania si continua a morire per la Terra dei fuochi, termine che da ormai vent’anni accompagna le cronache e le statistiche (ma non i programmi elettorali). Dove i roghi continuano ad ardere e gli sversamenti illeciti di rifiuti non si fermano. Non è un caso che, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in quest’area si registrano eccessi di mortalità e di incidenza di tumori, e un numero elevato di ospedalizzazioni per asma, di nati pretermine o con malformazioni genetiche.

E non è un caso, ancora, che l’aspettativa di vita in Campania sia la più bassa sul territorio nazionale: 79 anni per gli uomini e 84 per le donne. A questo si aggiunge l’inefficienza del sistema sanitario campano, colpito nel corso degli anni da chiusura di ospedali pubblici, tagli al personale, agli stipendi, ai posti letto, interessi malavitosi. Infatti, nonostante le narrazioni dell’ultimo periodo, è ultimo nella valutazione nazionale circa i livelli essenziali di assistenza (Lea). E presenta, inoltre, un primato europeo per i decessi che potevano essere evitati. Del resto, i nuovi numeri del Covid cominciano a mostrare le falle di una gestione “fortunata” più che capace. I tassi di mortalità nel 2019 (e quindi ben prima del Covid) hanno superato quelli di natalità. La popolazione invecchia e si riduce a razzo.

Secondo le stime, entro il 2065, la popolazione in Campania arriverà a ridursi di 900mila o addirittura 1,9 milioni. Riduzione attribuibile non di certo interamente alla qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo. Determinanti sono povertà e disoccupazione che incidono sulle scelte delle famiglie: secondo il Rapporto Eurostat, la Campania è la regione d’Europa più a rischio povertà – con un tasso di povertà del 41,4% – e tra quelle con il più alto tasso di disoccupazione. Pessimi i dati sull’occupazione femminile, in cui la Campania è ancora fanalino di coda in Europa con solo 1 donna lavoratrice su 3. Significativa poi la fuga dei giovani verso Nord e verso i paesi stranieri, non compensata dai flussi di immigrati. Le principali motivazioni le conosciamo: la ricerca di prospettive lavorative, di una migliore qualità della vita, di università più efficienti.

Infatti, anche quest’anno, nella classifica Censis, tutte le università della Campania occupano gli ultimi posti in Italia per qualità dei servizi. Nonostante il calo demografico, non si ferma la cementificazione selvaggia (spesso abusiva) che lascia sempre meno posto a spazi verdi, litorali, terreni agricoli e sempre più adito al rischio idro-geologico. La Campania, infatti, corre terza in Italia per consumo del suolo (Rapporto sul consumo di suolo, Snpa), dietro Lombardia e Veneto; mentre Napoli è seconda in Italia. Naturalmente, si tratta di costruzioni a scopo speculativo da parte di società, grandi imprenditori e cooperative (edifici residenziali, centri commerciali, alberghi).

Carente invece l’edilizia pubblica, con ospedali e scuole nel degrado. Secondo i dati Miur, quasi il 40% degli edifici che ospitano scuole statali non sono stati costruiti appositamente per uso scolastico (contro il dato italiano del 23%), oltre la metà delle scuole hanno più di 45 anni, 2 su 3 edificate prima della normativa antisismica del 1974. Per non parlare degli asili nido, per la cui offerta la Campania è, ancora una volta, l’ultima regione italiana. Un filo conduttore non può che non essere la corruzione, regina di tutti i virus, con i livelli più alti in Europa, che assorbe, corrode, succhia via tutto ciò che resta della nostra terra, del nostro futuro e delle nostre speranze. O forse, l’apatia, la rassegnazione.
Le elezioni regionali tutto hanno mostrato tranne che desiderio di cambiamento: i cittadini sembrano accettare tacitamente un sistema consumato, fatto degli stessi personaggi, stessi meccanismi e rapporti di forza. La Campania Felix è un sogno ormai lontano, ma in fondo non interessa più a nessuno.

di Giorgia Scognamiglio 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

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