Campania Express: il treno elitario per turisti suscita la rabbia dei pendolari

Mentre la folla di pendolari, tra studenti e lavoratori, si presta all’insidiosa attesa del treno fatiscente, il treno turistico dell’EAV sfreccia vuoto e silenzioso, con la sua livrea colorata, catturando l’attenzione di tutti

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Un treno “elitario”

Si chiama “Campania express” e fu lanciato nel maggio del 2015, in piena campagna elettorale, dall’assessore ai Trasporti della giunta dell’ex presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro. L’obiettivo era facilitare gli spostamenti dei turisti che da Napoli vogliono raggiungere gli scavi vesuviani e la penisola sorrentina, offrendo un trasporto qualitativamente elevato ad un prezzo che varia dai 6 ai 15 euro. Otto corse giornaliere riservate al servizio turistico. Nello stesso anno, erano state previste ben 22 corse in meno al giorno su altre tratte.  Quest’anno la Giunta De Luca ha sostenuto nuovamente il Campania express che, fino al 3 novembre 2019, effettuerà corse da Napoli a Sorrento, fermandosi solo nei luoghi di interesse turistico, artistico e culturale: Pompei, Ercolano, Oplonti, Castellammare di Stabia, Vico Equense e da quest’anno anche a Meta e Piano di Sorrento. Si tratta di treni di ultima generazione, con 144 posti a sedere prenotabili, aria climatizzata, videosorveglianza integrata, citofoni di emergenza, hostess e steward pronti ad offrire il massimo comfort al turista. Un collegamento veloce e confortevole che però si è già rivelato un flop negli anni passati, per via dei costi esorbitanti e dei pochissimi utenti.

I costi (tanti) e gli utenti (pochi)

Infatti, per gli straordinari ai macchinisti, ai capitreno ed ai dirigenti di movimento, l’Eav (Ente Autonomo Volturno srl) paga ogni giorno circa 800 euro. In un solo mese, 24.000 euro. A questi si aggiunge la quota di 122.800 euro versata per l’assunzione di hostess e steward a Scabec, la società partecipata dalla Regione. Questa, tra l’altro è stata segnalata all’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) per violazione degli obblighi di trasparenza e diffusione di informazioni circa incarichi, bilanci, bandi di cui, una volta scaduti, si perdono le tracce e aggiudicatari. Per quanto riguarda invece gli utenti: «Quando va bene, a bordo ci sono al massimo dieci persone, compresi gli addetti ai lavori» – dichiara un macchinista dell’Orsa – «Se tutto va bene, perché generalmente i fruitori del servizio sono al massimo due o tre». Ciò significa anche incassi molto modesti che rendono il progetto un vero e proprio spreco di fondi pubblici.

La rabbia dei pendolari

Il treno dei desideri sembra essere per pochi eletti. Inevitabili sono la rabbia e le proteste di chi, ogni giorno, deve subire tutti i disagi di un trasporto al tracollo e per questo chiede che i fondi siano investiti nel potenziamento delle linee esistenti. Nel frattempo, infatti, le banchine della Circumvesuviana sono affollate di pendolari costretti a viaggiare ammassati come in carri bestiame su vagoni obsoleti, sporchi e spesso senza aria condizionata. Non a caso, la Circumvesuviana con i suoi 83 treni in circolazione costruiti negli anni ‘70 ed altri 35 nei primi anni ’90, si conferma essere, tra guasti tecnici, soppressioni di corse, ritardi imprecisati, sovraffollamento e insicurezza, tra le 10 tratte ferroviarie peggiori d’Italia (dati Legambiente), guadagnandosi il secondo posto.

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Tipica situazione alla Circumvesuviana

 

Promesse mancate

Già nel 2015 era stata annunciata la messa in funzione di 37 elettrotreni “revampizzati”, diventati 30 nel 2017, poi 23 nel 2018. Fino a rimandarne la consegna nel 2019, anno del bando di gara aggiudicato per 220 milioni.  Ma attualmente, non si hanno ancora notizie circa la data della loro messa in funzione. Lo stesso per quanto riguarda la promessa di assumere nuovo personale, non ancora sufficiente a soddisfare le esigenze della Circumvesuviana. Intanto, secondo Legambiente tra 2010 e il 2018 ci sono stati tagli del 15,1% a fronte di un aumento del costo dei biglietti pari al 48,4%. Va ricordato che la Regione Campania è sopra la media nazionale per quanto riguarda il mancato utilizzo dei fondi strutturali europei e ministeriali (non si hanno più notizie circa l’ultimo regalo del 2018 all’EAV, di ben 4 milioni, del Fondo sviluppo e coesione). Tuttavia, si è gettata a capofitto di fronte al finanziamento del progetto “Campania express” da parte del Ministero dei Beni e delle attività culturali del turismo, che pur avendo catturato l’attenzione mediatica e politica, fino ad ora non ha mostrato risultati positivi.

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È a questo punto lecito chiedersi: perché? Quali sono gli interessi in gioco?
Insomma, incentivare il turismo facendo fronte all’inadeguatezza dei collegamenti è sicuramente fondamentale, ma è anche vero che dovrebbe passare in secondo piano dinanzi alla necessità, per il territorio, di dotarsi di un trasporto pubblico locale che non sia “elitario” ma bene comune e, quindi, al servizio della collettività.

 

di Giorgia Scognamiglio

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