La rassegna “Campania by night 2019” sta finalmente portando alla ribalta il patrimonio artistico campano, con il supporto di mostre ed esibizioni di artisti di fama internazionale. Fra questi, Uemon Ikeda, artista giapponese, che utilizzando un semplice filo rosso ha catapultato i suoi spettatori nel mito di Teseo e Arianna, con il supporto degli studenti dell’Accademia delle Belle arti di Napoli. 

Location del mito, per una sera, è stato l’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, con i suoi cunicoli sotterranei intrecciati proprio come i vicoli ciechi del labirinto di Dedalo.

La rassegna

Sono dei giovani artisti ad accompagnare, danzando, i visitatori nei sotterranei del tempio di Spartaco, seguendo un filo rosso che appare particolarmente fragile in un ambiente così maestoso, ma al contempo resistente. La direzione del filo appare rassicurante, una sola traiettoria da seguire a dispetto dei cunicoli che i sotterranei nascondono. Tuttavia il rosso improvvisamente esplode: gli spettatori si ritrovano avvolti da una vera e propria ragnatela. Il gruppo di danzatori si sparpaglia, ognuno di loro si addentra in un anfratto diverso. 

C’è una sensazione di spaesamento: è difficile scegliere chi seguire ma soprattutto capire in che modo liberarsi del filo senza sciuparlo. Su questo sfondo si staglia la performance di Janet Park, danzatrice americana, che si fa spazio fra i nodi del fil rouge come una farfalla che si libera progressivamente della ragnatela nella quale è stata intrappolata, dando corpo all’idea della libertà. 

Il filo rosso di Campania by night 2019

Un rito profondamente orientale che combacia perfettamente con il mito greco per antonomasia del coraggio e dell’amore, in un dialogo continuo con un’architettura pienamente romana e con spettatori contemporanei, che diventano parte dell’installazione. Epoche distanti secoli che coesistono, trascinando lo spettatore nuovamente in superficie, per poi utilizzare l’architettura stessa come supporto per una nuova danza. 

E il fil rouge, metaforicamente quello che lega le anime destinate ad incontrarsi, continua ad essere intrecciato all’infinito, attorcigliandosi stavolta anche intorno agli spettatori stessi, creando una matassa impossibile da districare, legando sconosciuti. Sarà il destino?

di Teresa Coscia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
OTTOBRE 2019

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