Camorra: i familiari delle vittime scrivono al Presidente Mattarella

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Riportiamo il testo completo della lettera indirizzata dai familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La lettera è stata letta ieri 15 luglio 2021, nel corso di un flash mob a Casa don Diana (bene confiscato alla camorra e gestito dal Comitato don Peppe Diana a Casal di Principe).

I familiari delle vittime innocenti di camorra non riconosciute dallo Stato nonostante ci siano sentenze passate in giudicato, chiedono solo la corretta applicazione delle normative e di non essere trattati come carta straccia.

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La lettera è stata già firmata dai familiari di Paolo Coviello, Pasquale Pagano, Flavio Russo, Genovese Pagliuca, Adriano Della Corte, Michele Landa, Luigi Petrella, Antonio Belardo, Giuseppe Quadrano, Gianluca Cimminiello.

Ha per il momento il sostegno della famiglia di Don Peppe Diana, di Andrea Mormile, Antonio Di Bona, Antonio Petito, Pasquale Miele, Attilio Romanò, del Comitato don Peppe Diana, Libera Associazioni Nomi e numeri contro le mafie, del sindaco di Casal di Principe Renato Natale.

“Caro Presidente, Le scriviamo perché siamo certi che ci comprenderà. Siamo, come Lei, familiari di vittime innocenti della criminalità organizzata. Siamo padri, madri, figli, sorelle, fratelli di persone uccise perché hanno denunciato la camorra, perché si trovavano sulla traiettoria di un colpo vagante o perché confuse con i reali destinatari dell’agguato camorristico.

Le scriviamo da Casal di Principe, perché è in queste terre che le nostre vite sono state rovinate ed è da queste terre che vorremo ripartire per restituire ai nostri giovani, lo spirito di fiducia che a noi è venuto meno. Vorremmo poter andare avanti nell’elaborazione del lutto ma per ragioni che non comprendiamo ai nostri cari viene negato il riconoscimento di vittima innocente, nonostante ci siano sentenze passate in giudicato e ricorsi vinti.
Caro Presidente, ci appelliamo a Lei e mai avremmo voluto farlo perché mai avremmo voluto risvegliare il suo dolore di familiare di vittima innocente della criminalità organizzata ma ci sentiamo costretti perché siamo avviliti. Abbiamo scritto lunghe lettere e corposi dossier per sottolineare l’errata applicazione delle normative e la miopia, ci scusi Presidente, di alcuni funzionari che ci riservano un trattamento molto discutibile. Siamo persone con dei vissuti tragici che ancora si ripercuotono sulla nostra quotidianità ed invece, diveniamo carta straccia da cestinare con rigetti di istanze immotivate e chiari errori interpretavi.

Ci ostiniamo a conservare buoni sentimenti ma, ci creda, non è semplice farlo quando ricevi solo del male.

Quando per irragionevolezza, sei trattato come uno scarto umano da lasciare nel fondo dello squallore di una società ghetto che tutti fanno finta di non vedere pur di salvarsi la coscienza e presentarsi dinanzi agli altri con le mani giunte.

Il dolore deve unirci, Lei lo ha detto tante volte Carissimo Presidente, ma per noi sembra che valga una regola diversa. C’è chi vuole dividerci creando un infondato elenco tra vittime innocenti di serie A e vittime innocenti di serie B, eppure così facendo i nostri morti ammazzati senza colpa, ricadranno anche sulle coscienze di coloro che rifiutano di ascoltarci, bollandoci come tardivi. E allora, per quale motivo dovremmo rassegnarci ad essere archiviati come disturbo da eleminare? No, non può esserci pretesa di farci genuflettere, quando ad essere tardiva è la giustizia.

Noi esistiamo, esistono le nostre tragedie ed i nostri morti ammazzati da innocenti che meriterebbero pari dignità come altri. Esistono le nostre ragioni che non siamo i soli a sostenere eppure c’è chi puntualmente disattende i doveri cui la società lo richiama.

Ce lo spieghi Lei, caro Presidente, perché nella nostra grande Italia lo Stato ci propone la faccia cattiva mentre dovremmo avere semplicemente una carezza. Ci spieghi perché la sicurezza per noi non ha funzionato tanto da lasciare lunghe scie di sangue innocenti sulle nostre strade. Ci spieghi Lei, perché lo stato di diritto è per noi impunemente violato. Ci spieghi quali colpe abbiamo, se siamo nati in terre maledette. Ce lo spieghi, signor Presidente, perché è il solo che può farlo.

Il nostro è un grido di aiuto, l’ultimo di una lunga serie già indirizzata ad uffici preposti, a vari rappresentati del Governo, a Commissari e Prefetti. La nostra voce è sempre più debole ma sentiamo la responsabilità di restituire bellezza laddove ci sono state solo tenebre e i nostri figli non devono avere dubbi sullo Stato, non devono temere di trovare Caino travestito.

Grazie Presidente e ci scusi se le nostre parole sono state inopportune ma il nostro, è un appello a difesa della speranza nello Stato e nelle sue funzioni, non possiamo lasciare che la memoria dei nostri cari venga ancora oltraggiata. Abbiamo bisogno di un segnale ed è per questa ragione che Le chiediamo di poterLa incontrare di persona per rappresentarLe quanto abbiamo vissuto in questi lunghissimi anni. Le domandiamo la possibilità di essere ricevuti per rispondere anche a tutti i quesiti che vorrà porci. Potrà scrutarci e da solo comprenderà il devastante senso di solitudine di alcuni di noi, assolutamente da disinnescare. Meritiamo di smettere di piangere. L’ultima fiducia è riposta in Lei.”
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