La camorra come le serpi

Vincenzo Tosti e Antonio Casaccio (informare)

Vincenzo Tosti: «Le mafie cambiano costantemente pelle»

 

È sempre un’impresa ardua descrivere le numerose trasformazioni strutturali ed economiche della camorra, è complesso analizzare i suoi movimenti, le “sue conoscenze” ed è ancora più difficile farlo ora, nel 2017, quando tutto sembra essersi silenziato, quando tutti i provvedimenti sembrano esser presi. Dall’altro lato di queste enormi difficoltà c’è l’attivismo vero, quello di coraggio, dove ogni giorni ci si alza per dire la verità con la consapevolezza di dover lottare all’estremo delle proprie forze; è questo l’attivismo di Vincenzo Tosti.

 

Vincenzo Tosti durante l'intervista di Antonio Casaccio
Vincenzo Tosti durante l’intervista di Antonio Casaccio

 

Vincenzo è il portavoce di “Rete di Cittadinanza e Comunità” (di cui parleremo in seguito), ed è un’attivista di vecchio stampo, uno di quelli che non riesce a star dietro ad uno schermo, deve necessariamente essere presente su quello che è il campo di battaglia per lui. La parte più forte del suo attivismo è stata sicuramente quella in cui si muoveva da un rogo all’altro per denunciare ciò che stava accadendo ed avvisare le Forze dell’Ordine, quando gli ho chiesto di ciò mi ha prontamente risposto col sorriso: «Ma mi chiamano tutt’ora eh!». Il sorriso è forse proprio l’arma da cui capisci molto di lui, è il sorriso di chi è sicuro che prima o poi perderanno, ed in questo clima ho dato al nostro colloquio.

In primo luogo mi sembra doveroso chiederti da dov’è partito il tuo impegno e cosa ti ha spinto a dedicarti completamente a questa Terra?
«Sono figlio degli anni ’70, anni molto coloranti, facevo parte di un’epoca che aveva delle cose da dire e che ha ottenuto tanto dal punto di vista culturale. Tutto è sorto dalla mia curiosità, mi ponevo numerose domande riguardo la nostra Terra, vedevo delle città ricche di cultura lasciate nell’incuria più totale. All’inizio non mi sapevo dare risposte e forse è proprio da lì che è nata la voglia di riscatto per la mia terra ed il mio popolo».

Un popolo spesso accusato di collusione.
«Sì, ma bisogna ricordare che la vera anticamorra nasce da queste terre, qui ci sono state le prime persone che hanno deciso di non chinare la testa, rifiutandosi di pagare il pizzo. È questo il mio popolo, quello che continua a sognare, magari anche a sognare cose semplici, come il vivere dignitosamente in armonia con il nostro ambiente».

Passiamo ora alle verità di oggi: la realtà è che vi è una relazione della Procura di Santa Maria Capua Vetere arrivata alla commissione Ecomafie e afferma che qui non è cambiato nulla, che il territorio è ancora contaminato. Cosa ne pensi di questa relazione?
«Penso che abbia ragione. E che abbia usato finalmente delle parole forti per descrivere ciò che sta accadendo. La Terra dei Fuochi è il risultato di un’economia malata ed ha molteplici aspetti. L’aspetto principale è quello rilegato ad i roghi, questi non sono altro che il risultato di sversamenti illeciti di rifiuti, ma fate ben attenzione: non sono i rifiuti di casa nostra, il problema non sono mai stati i rifiuti urbani, il vero disagio è sempre stato portato da rifiuti legati ad indotti industriali malati, che hanno la necessità di speculare e lucrare su questo fenomeno. Non lo dico io questo, lo dicono i fatti, lo dicono i pentiti di camorra come Nunzio Perrella. È questa l’enorme risultante di un braccio mortale tra camorra e un’industria che non mette al centro l’uomo, ma il profitto. Alcuni camorristi hanno pagato, ma io non ho mai sentito di industriali che abbiano pagato per il servilismo offerto alla camorra».

Ma il problema è stato affrontato dallo Stato?
«Furono degli anni di forti mobilitazioni, siamo riusciti a portare in piazza ogni volta più di diecimila persone, ovviamente a tutta questa pressione lo Stato ha dovuto far qualcosa».

E quel qualcosa c’è stato con la legge sulla Terra dei Fuochi.
«Quella è stata sicuramente una vittoria, in quanto lo Stato prima d’allora negava l’esistenza della Terra dei Fuochi, ma con una legge specifica legittima l’esistenza di questo fenomeno. Per noi quella legge presentava numerose falle ed era sostanzialmente inutile. Tra l’altro in questa era previsto lo stanziamento di sette milioni di euro per quanto riguardava la videosorveglianza di questi territorio. I soldi sono stati messi al bando, ogni Comune ha presentato il progetto. Quest’operazione è stata conclusa l’estate scorsa ed il risultato è stato che la situazione è totalmente sfuggita dal controllo, posso dirti tranquillamente che nemmeno nel 2012 abbiamo avuto tanti roghi come in quest’estate».

Vi è stata anche la Legge Regionale n.20.
«Era una legge che cercava di mettere un argine a questo fenomeno, si parlava di censimento delle aree che venivano solitamente adibite a sversamenti illeciti e roghi. C’è da dire che la stessa legge per noi ha delle criticità, ma era in ogni modo un buon rimedio. La verità però è che dal 2013 ad oggi possiamo tranquillamente affermare che la legge n.20 non è stata messa in atto da una buonissima parte dei comuni. Inoltre, bisogna ricordare che quella legge non era nata per essere adottata solo dai 90 comuni della terra dei fuochi, ma da tutti i comuni della Regione Campania. Se andiamo a vedere comune per comune, e l’abbiamo fatto, ci va bene se qualche amministrazione ha adoperato un censimento. Ed è sulla base di ciò che la Troncone (prefetto di Santa Maria Capua Vetere ndr.)  afferma che qui la situazione non è assolutamente cambiata, dato che quel piccolo straccio di legge che hanno fatto non è stato portato a termine».

Cosa avete fatto una volta appurato ciò?
«Siamo passati alla diffida di tutti i comuni che non hanno rispettato la legge n.20. Le amministrazioni comunali devono smetterla di affermare che non hanno soldi, perché è una falsità. I milioni sono stati stanziati, le videocamere ci sono e sono bellissime, ma non funzionano. Non per loro volere certo, ma perché dietro le videocamere non c’è nessuno che sorveglia, questo è un compito che dovrebbe spettare alla Polizia Municipale».

Un altro tema su cui si è dibattuto molto è lo stato di salute delle nostre terre, delle nostre acque e della nostra aria.
«Il vero problema è capire quali parametri di riferimento sono stati utilizzati per determinare il grado d’inquinamento delle nostre terre. Noi sappiamo che ci sono parametri di riferimento forniti da istituti privati, ma sappiamo anche che ogni comune dovrebbe avere i parametri di riferimento ufficiali. Noi qui in Campania abbiamo un territorio prevalentemente vulcanico, ciò significa che determinati elementi sono presenti da sempre nei nostri terreni: arsenico, manganese, berillio ecc. La domanda sorge spontanea: quali parametri ufficiali ci sono tenendo conto di queste particolarità della natura? La verità è che attualmente la Regione Campania non dispone di parametri ufficiali riguardo l’inquinamento dei terreni, ad oggi è ancora una proposta di legge! Quindi noi potremmo avere terreni che sono considerati inquinati mentre non lo sono e viceversa. In questo marasma d’inchiarezza c’è chi ci sguazza… e la gente continua a morire. Quello che mi chiedo è perché non vengano esposti i parametri ufficiali, cosa vogliono coprire? Forse viene alla luce una situazione ancora più disastrata di quello che sappiamo?»

Parliamo ora del progetto “Veritas” della Rete di Cittadinanza e Comunità.
«Abbiamo avvicinato la comunità scientifica e spesso abbiamo parlato di correlazione tra malattie oncologiche e leucemiche e ambiente malato. Non c’è ancora uno studio specifico che in maniera netta relaziona questi fenomeni. Allora noi abbiamo pensato bene di andare a cercare nel siero delle persone se ci fosse presenza di veleni. Per questa ricerca ho fatto personalmente da cavia (Vincenzo è affetto da leucemia ndr.). Ho effettuato test tossicologici per scoprire di avere nel sangue l’esaclorobenzene e quattro tipi di policlorobifenili, che non sono metalli pesanti, ma sono veleni che rientrano nei 112 elementi certamente cancerogeni e leucemici. Se da questi test verrà fuori che le persone che soffrono di queste malattie hanno proprio questi veleni nel sangue, spingeremo la sanità pubblica ad effettuare test gratis a tutti i cittadini campani. Significherà che spingeremo affinché l’Asl cominci ad effettuare monitoraggi seri a persone affette da determinate malattie».

Ed è qui che l’intervista ha avuto fine, ma prima però Vincenzo ci ha tenuto a dire un’ultima verità, a parer mio fondamentale: «Io dico sempre che la camorra è come un serpe, cambia costantemente pelle. Oggi si sono messi la giacca e la cravatta ed hanno approfittato di un’economia che ha bisogno di loro».

di Antonio Casaccio

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017