Cammino di Santiago: Vincenzo Fabaro si racconta

Angela Di Micco 26/02/2024
Updated 2024/02/25 at 4:03 PM
9 Minuti per la lettura

Il Cammino di Santiago è considerato l’itinerario più antico e frequentato del mondo. La conoscenza, il desiderio della scoperta, l’empatia verso persone sconosciute, le loro esperienze e punti di vista sono il file rouge del Cammino e Vincenzo Fabaro, classe 1982, manager nel campo delle telecomunicazioni, Cavaliere de la Orden de Santiago e con una grande passione per la letteratura ha vissuto quest’esperienza.

Lo scorso 17 febbraio nella Basilica di San Giacomo degli Spagnoli a Napoli si è tenuto un incontro dal titolo “Da Santiago de Compostela a Napoli: un Cammino tra storia e fede”, con la presenza di esponenti della Orden, della Confraternita di San Jacopo e della Hermandad de los nobles de Santiago.

Il Cammino di Santiago può essere considerato un cammino dell’Umanità?

«Il Cammino di Santiago nasce sicuramente con una forte valenza religiosa, in quanto itinerario per il pellegrinaggio verso la tomba dell’Apostolo San Giacomo il maggiore. La storia ci racconta che le più disparate figure hanno percorso questo Cammino che nel corso dei secoli ha assunto vari significati: Cammino religioso, Cammino di penitenza, percorso spirituale e, finanche, itinerario turistico. Credo che ognuno possa vederci un significato soggettivo, ma di sicuro c’è qualcosa che ha spinto milioni di persone a mettersi in viaggio e a percorrere la strada fino a Santiago de Compostela». 

Come si affronta questa particolare esperienza?

«Beh, questa è una domanda difficile e facile allo stesso tempo. Nel corso degli anni sono nate centinaia di guide sul tema e addirittura nuovi Cammini. Infatti, oltre il Cammino oggi conosciuto come francese, che parte da Saint Jean Pied du port al confine tra Francia e Spagna, oggi abbiamo il Cammino Primitivo, il Cammino Inglese, Il Cammino del Nord, il Cammino portoghese e la Via della Plata. 

Una volta presa la decisione di partire, basta prenotare l’aereo verso la città di partenza, preparare lo zaino, munirsi della “credencial” e della conchiglia, segno di riconoscimento dei pellegrini, provare ad avere un minimo di preparazione fisica e partire!

Tutti i Cammini sono disseminati lungo il percorso di ostelli municipali o privati che consentono di sostare e rifocillarsi con pochi euro, inoltre quasi tutti i percorsi sono contrassegnati dalla famosa freccia gialla, dipinta con un pennello su case, recinzioni e finanche alberi.

Ad ogni modo, non bisogna pensare che si tratti di una semplice passeggiata; il Cammino richiede uno sforzo fisico e mentale di assoluto rilievo, sebbene ognuno possa scegliere la distanza da percorrere». 

Cosa ti ha lasciato in termini di contatto umano e sensoriale?

«Prima della partenza ero convinto che il Cammino di Santiago mi avrebbe cambiato e questo, in parte, mi spaventava – continua Vincenzo Fabaro -Tuttavia, al mio ritorno un amico mi disse che non ero cambiato, ma forse ero ancora più me stesso. Vivere un’esperienza così forte e fuori dagli schemi della quotidianità sicuramente stordisce, i primi giorni ci si deve abituare alla fatica, alla lentezza e soprattutto a stare in silenzio, con passi scanditi solo dai propri pensieri. Nei miei 26 giorni di Cammino, ho ascoltato e detto “Buen Camino” a centinaia di sconosciuti, ho cenato in tavole dove ognuno parlava una lingua diversa senza che questo ci impedisse di capirci, ho pianto e sono stato sorretto da persone che vedevo per la prima volta, sono diventato fratello, amico, figlio, confidente, cuoco, lavapiatti, ho avvertito quella che mi piace chiamare “l’anima del mondo”». 

Cosa significa essere pellegrino?

«Me lo sono chiesto tante volte durante gli 800km percorsi tra i Pirenei e Santiago e ho continuato a chiedermelo negli anni a venire. Dopo tanto tempo, sono arrivato alla conclusione che non si diventi pellegrino camminando o, almeno, non solo – ci spiega Fabaro- Per me, essere pellegrino significa essere costantemente alla ricerca del senso nascosto delle cose, camminare per le strade tortuose dell’esistenza attraversando e lasciandosi attraversare da tutte le emozioni, dolore, fatica, gioia, tristezza, pace, rabbia senza mai fermarsi, continuando a camminare semplicemente perché non sai fare altrimenti».

Chi si approccia al Cammino?

«Durante il Cammino di Santiago si possono incontrare davvero ogni tipo di essere umano! Durante il mio Cammino ho incontrato bambini e persone in età avanzata, pellegrini in bicicletta, a cavallo e finanche disabili assistiti da amici. È un’esperienza assolutamente inclusiva, sul Cammino non esistono distinzioni di alcun tipo. Sui motivi, ognuno parte con delle convinzioni ma sono sicuro che i veri motivi si scoprono soltanto camminando di giorno in giorno».

È cambiato qualcosa nel Cammino nel contesto attuale?

«Il Cammino è sempre in trasformazione e si adegua ai tempi. Nel corso del tempo, infatti, la dimensione religiosa legata al Cattolicesimo è stata affiancata ad una più laica e spirituale. A me piace pensare che sia un modo per riconnettersi alla parte più intima ed essenziale si sé stessi, poi ognuno ci trova il messaggio che vuole e di cui ha bisogno in quel momento».

Hai ricevuto la nomina dall’Ordine dei Cavalieri del Camino di Santiago, che significato ha per un pellegrino?

L‘Ordine dei Cavalieri del Cammino di Santiago, ci spiega Vincenzo Fabaro, è un’organizzazione filantropica che si propone di ricalcare le orme dell’antico Ordine di San Giacomo della Spada, nato nel XII secolo.

«L’ordine, che conta circa 1.541 Dame e Cavalieri provenienti da oltre 15 diverse nazioni, si pone come obiettivo quello di promuovere i valori universali del Cammino di Santiago quali sforzo, solidarietà, ospitalità e fratellanza e promuovere la figura dell’Apostolo Giacomo attraverso diverse iniziative culturali e filantropiche.

I Cavalieri e le Dame vengono nominati su proposta di altri aderenti e sulla base di particolari distinzioni di merito in campo sociale e nella promozione del Cammino. Si impegnano a percorrere almeno un tratto del Cammino ed a partecipare al Capitulo General che si celebra a Santiago il sabato precedente al 25 luglio, giorno dell’Apostolo».

Le finalità dell’Ordine

«La Orden Del Camino de Santiago persegue finalità filantropiche e promozionali e con questo spirito mi sono fatto promotore dell’evento realizzato sabato 17 febbraio nella Reale Basilica pontificia di San Giacomo degli Spagnoli a Napoli. Il legame tra la mia città e la Spagna è noto a tutti e le influenze spagnole tuttora persistono nell’architettura cittadina.

La Basilica fu edificata per volere del Vicerè Don Pedro de Toledo nel 1540 e si instaurò un forte legame con i Cavalieri della Orden de Santiago, a cui è dedicato addirittura un altare. Con i proprietari della Basilica, la Real Hermandad de los nobles de Santiago e il Rettore della Basilica, Don Gino Pecoraro, intendiamo creare degli eventi ricorrenti per diffondere i valori del Cammino e rendere la Basilica un punto di riferimento per gli aspiranti pellegrini del Sud Italia e, proprio da sabato, in Basilica sarà possibile ritirare la Credencial, dove sarà apposto il primo timbro della Basilica.

Insieme agli altri Cavalieri appartenente alla Orden continueremo ad impegnarci nel diffondere i valori del Cammino e assistere i Pellegrini».

Il Cammino è quindi parlare con gli altri, stare con gli altri, convivere e recarsi a Finisterre, la località sul mare dove nel Medioevo si credeva finisse il mondo, per terminare il viaggio e ammirare l’immensità dell’oceano.

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