“Camera 431”: i rapporti umani oltre lo schermo dei social network

Renato Carpentieri e Teresa Lanna

Una singola stanza d’albergo ospita decine di persone tra loro sconosciute, che a coppie e, talvolta, anche in gruppi di tre, si raccontano vicendevolmente le proprie esperienze di vita, ma anche le loro aspirazioni per il futuro che verrà. Questo il plot di Camera 431, l’ultimo film di Barbara Rossi Prudente, presentato dalla regista e dall’attore Renato Carpentieri presso il Multicinema Duel Village di Caserta. «È un esperimento sociale sulla comunicazione», afferma la regista, che ha deciso di ambientare il suo film tra Napoli e Caserta. «Io ho un disagio immane quando mi trovo in luoghi angusti, a contatto ravvicinato con degli sconosciuti. Per esempio, in ascensore. E con questo film ho voluto rappresentare proprio tale insofferenza». Ed aggiunge: «Mi interessava molto capire come oggi, in un momento in cui comunichiamo soprattutto attraverso i social network, si potesse ancora parlare. Tanto più con degli sconosciuti, come avviene talvolta quando si comunica con persone estranee che si trovano dall’altra parte dello schermo. Oppure in spazi piccoli. Per questo ho scelto di farli dialogare su un letto», conclude. Interessante la scelta di un elemento: le lenzuola pronte per rifare il letto, come espediente utile a rompere l’imbarazzo iniziale tra i vari personaggi. Si tratta di tutta gente comune, che col cinema ha ben poco a che fare, e che la regista ha scelto appositamente perché ognuno di noi vi si potesse riconoscere. Su un unico letto ed in una sola pellicola realizzata dal montaggio di pezzi estrapolati da ventisette ore di registrazione, si alternano vecchie e nuove generazioni, ideali di un tempo e disillusioni, esperienze negative e sogni ancora da realizzare. Nasce un confronto produttivo, possibile solo grazie ad un ascolto reciproco, che dà vita, in ultima analisi, ad un arricchimento da ambo le parti.

“La cosa più interessante che è venuta fuori da questo esperimento è che nonostante le persone fossero sconosciute e si fossero incontrate per la prima volta nella Camera 431, si sono raccontate e in poco tempo hanno tirato fuori vicende personali che probabilmente non avevano mai confidato a nessuno. Questo mi ha fatto capire che, malgrado tutti gli schermi che possiamo frapporre tra noi e gli altri, il contatto diretto rimane potente ed è il solo che permette di esprimersi appieno”.

La parola passa agli attori. «Sono stata particolarmente entusiasta di prendere parte al progetto», afferma Nejat Mirzaagha. «È stata una bellissima esperienza, che mi ha reso molto felice. Questo esperimento ‘al buio’ è stato un viaggio breve ma intenso, percorso all’interno della vita di un’altra persona, che mi ha dato la possibilità di trasformarmi da interlocutrice sconosciuta in una sincera confidente in brevissimo tempo. Ho avuto l’opportunità di condividere una profonda e introspettiva conversazione con una persona mai vista prima, che al di là della tenerezza delle sue parole, ha fatto risuonare dentro di me la gioia di sentirsi sintonizzati con gli altri , senza il timore del giudizio. È stata un’esperienza gratificante, che mi ha arricchito più di quanto potessi immaginare». 

Raccogliamo anche le riflessioni di un’altra protagonista, Alessia Guerriero: «”Ogni inizio è solo un seguito e il libro degli eventi è sempre aperto a metà”. Diciamo che sono stati questi versi della poetessa polacca W. Szymborska a rappresentare lo sfondo emotivo dell’esperienza sul set di “Camera 431”. Versi che ci erano stati consegnati per lasciarci ispirare da quel che sarebbe accaduto di lì a poco. Li ripetei tra me e me nell’attesa del mio incontro con lo sconosciuto. Si chiamava Andrea e quel tempo indefinito, trascorso assieme, lo ricordo caratterizzato da una certa purezza, da un silenzio di profonda tenerezza. Non è forse questo il senso più profondo dell’Arte? Incontrare l’altro che è altro da noi? Credo sia percepirlo nella sua verità».

La cornice straordinaria della pellicola è rappresentata da Renato Carpentieri, voce narrante del film. «In questo film c’è una tenerezza davvero ragguardevole nei confronti dell’essere umano – afferma l’attore – e credo che la chiave di volta per andare d’accordo sia l’amicizia, la stima reciproca, lo star bene insieme». L’attore rappresenta l’albergo, protagonista “invisibile” quanto le persone che vi vengono ospitate e che, per tutta la durata della pellicola, accompagna con la sola voce le varie vicende con considerazioni sulla vita che vede scorrere nelle “sue” stanze. Una vita non facile, fatta di contatti più o meno ravvicinati tra persone che s’incontrano una volta e che non si vedranno mai più; oppure di altre che si daranno appuntamenti in momenti successivi. O di altre ancora, che decideranno di non lasciarsi mai più. Proprio come avviene nel corso delle vicende esistenziali di ogni essere umano.

di Teresa Lanna

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.