Cambiamenti climatici, cosa sta accadendo alla Terra?

Piazza del Plebiscito innevata - Napoli - Photo credit Ciro Pipoli

Neve al Sud è un ossimoro diventato realtà. Ad imbiancare le città del Meridione nel pieno dell’inverno è stato Burian, quel vento russo di aria gelida che ha creato fascino e disagi in tutta Italia. Vedere tanta neve al Sud fa un po’ strano, soprattutto se vivi nei pressi della costa mediterranea o tirrenica. Tutto molto bello, ma sicuramente non si tratta di una situazione climaticamente normale. La Terra sta cambiando, la stiamo surriscaldando, ma da cosa dipendono realmente le condizioni climatiche del nostro pianeta? Proviamo a capirlo grazie alle spiegazioni forniteci dal geologo Franco Ortolani, nonché neo senatore della Repubblica che ha ottenuto alle elezioni dello scorso 4 marzo oltre centootto mila voti nel cuore di Napoli, pari al 53,16% delle preferenze, in forza al Movimento 5 Stelle: «I cambiamenti climatici dipendono in primis da altitudine, latitudine e dalla distribuzione delle grandi masse d’acqua marina. Il “motore” naturale di tutto l’assetto ambientale è ovviamente il sole che, con i suoi spostamenti, ogni anno determina l’alternarsi delle stagioni. In relazione alle condizioni naturali interviene l’attività antropica, nonché gli interventi fatti dall’uomo, che modifica in continuazione parti della superficie del suolo, ricoprendola e impermeabilizzandola con vari manufatti, trasformando la copertura vegetale e immettendo in atmosfera consistenti volumi di sostanze gassose anche climalteranti.

Alle fasce climatico-ambientali, nonché quelle zone della superfice terrestre estese in senso latitudinale che presentano delle caratteristiche climatiche piuttosto simili, corrisponde una ben definita e delimitata circolazione atmosferica. Questi hanno subito spostamenti verso Nord e verso Sud in relazione al succedersi dei periodi freddi (glaciazioni) e caldi (interglaciazioni) verificatisi nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Tali spostamenti hanno lasciato tracce indelebili “scritte nei sedimenti e nella morfologia” che caratterizzano il territorio. Ad esempio, sedimenti glaciali si trovano a latitudini dove oggi non esistono i ghiacciai e suoli tipici di aree umide si trovano in zone oggi desertiche.

I dati geoarcheologici integrati dai dati archeologici e storici evidenziano che le variazioni climatico ambientali si sono verificate con una ciclicità circa millenaria.

È evidente l’importanza che riveste lo studio multidisciplinare degli archivi naturali geoarcheologici per ricostruire pragmaticamente i cambiamenti ambientali del passato al fine di prevedere i prossimi cambiamenti della superficie del suolo del futuro.

Fino al 1800, in assenza di perturbazioni antropogeniche della composizione dellatmosfera, il Sole è stato lattore indiscusso del cambiamento climatico e conseguentemente ambientale.

Successivamente, luomo industrioso ed industriale ha iniziato ad immettere in atmosfera volumi crescenti di inquinanti climalteranti, mentre già la temperatura era in continua risalita. Ecco che nel 1900 si ha il massimo di impatto antropogenico sullatmosfera: luomo ha dato il massimo di inquinamento, mentre lattività solare ha continuato ad aumentare tra qualche alto e basso.

Di chi è, quindi, la colpa del riscaldamento globale? Delluomo? Della Natura? O di tutte e due?

Dellinquinamento atmosferico è certamente responsabile luomo! Mille anni fa ci fu una evoluzione climatica che causò il noto periodo del caldo medievale tra il 1100 e 1270 circa. A tali condizioni non siamo ancora giunti, ma sembra che ci stiamo avviando per riavere situazioni simili a quelle di 1000 anni fa. Ad oggi, eliminare le attività climalteranti non fermerebbe il cambiamento climatico-ambientale, ma diminuirebbe linquinamento atmosferico e sarebbe già un primo grande passo avanti.

Bisogna prepararsi per sopportare le nuove condizioni ambientali che progressivamente si stanno instaurando, come accadde 1000 anni fa, e che saranno molto significative soprattutto nelle fasce di transizione tra condizioni climatico-ambientali differenti. E occhio alle migrazioni, non solo della temperatura e delle precipitazioni, ma anche quelle biologiche che imporranno una nuova biodiversità naturale. Occhio alle produzioni agricole tradizionali che sostengono gran parte delleconomia agricola: nuovi ospiti imporranno “lotte allultimo colpo” per la sopravvivenza biologica. E occhio a rispolverare le essenze vegetali autoctone antiche sopravvissute alle diverse condizioni climatico ambientali che si sono succedute nelle ultime migliaia di anni.

Una lotta senza quartiere è iniziata, per la sopravvivenza e per la conquista biologica di nuove aree. Invasioni e migrazioni biologiche globali sono ormai in atto. Rendiamoci conto della vastità dei conflitti biologici naturali e regoliamoci al più presto. E prepariamoci ad una nuova biodiversità naturale».

di Fabio Corsaro
Foto di Ciro Pipoli

Tratto da Informare n° 180 Aprile 2018

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!