Calcio al Covid? Il CTS si oppone alla riapertura degli stadi

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Covid-19 e Stadi: nonostante la curva dei contagi accertati stia salendo anche nel nostro Paese, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha elaborato e approvato – lo scorso 24 settembre – un documento di proposta al Governo per la partecipazione del pubblico agli eventi sportivi.

“Si tratta di testi che rappresentano un importante contributo per la ripresa delle diverse attività sportive.”, ha spiegato Giovanni Toti, vice presidente della Conferenza nonché Governatore della Liguria appena confermato. “Il mondo dello sport ha sofferto, come altri settori, di un fermo prolungato dovuto alla gestione della pandemia. Ora occorre riattivare l’intero settore sportivo, puntando su una presenza limitata di pubblico e sul massimo livello di prevenzione.”

La proposta, in sintesi, prevedeva la partecipazione agli eventi sportivi di spettatori che coprissero il 25% della capienza massima degli stadi. Chiaramente, tutti muniti di mascherina e a cui fosse rilevata la temperatura corporea all’entrata.

“The show must go on”, insomma, per i presidenti delle regioni italiane.

Non è dello stesso avviso, però, il Comitato Tecnico Scientifico che, in seguito alla riunione di oggi ha bocciato la proposta delle regioni. Secondo gli esperti, per poter rivedere le misure attualmente disposte bisogna aspettare quantomeno l’impatto della riapertura delle scuole sulla curva dei contagi. Fino ad allora l’accesso sarà permesso solo a mille spettatori per gli eventi all’aperto e duecento per quelli al chiuso.

“Anche in considerazione del recente avvio dell’anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo, il CTS ritiene che, sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano – al momento – le condizioni per consentire negli eventi all’aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome”.

Primo tentativo fallito da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Certo, risulta strano che gli stessi governatori che in alcune regioni italiane continuano a minacciare misure più restrittive, spingano poi per la riapertura degli stadi. Continua, in questo senso, un’incoerenza istituzionale che probabilmente è alla base dell’inversione di tendenza della curva di contagio.
C’è da dire che su una cosa l’unità nazionale non è minacciata: che ci si trovi di fronte a negazionisti o a possibili utilizzatori di lanciafiamme, lì dove va reinnescata la macchina dei soldi e del business, anche la salute perde improvvisamente rilevanza. E anche i virus, d’improvviso, diventano innocui.

di Angelo Velardi

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