Vincenzo Guida è un giovane casertano, laureato in biotecnologie alimentari presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli nel 2009. Dall’anno successivo, presso lo stesso Ateneo, ha iniziato il Dottorato di ricerca in Processi Biologici e Biomolecole, percorso che si è concluso nel 2012.

Dopo il conseguimento del titolo ha avuto diverse esperienze nel campo della ricerca applicata presso l’Istituto di Biochimica delle Proteine (IBP) e l’Istituto di Genetica e Biofisica (IGB) del CNR di Napoli. Oggi ci parla della sua esperienza nel campo della Biotecnologia e di come è riuscito, insieme ad altri giovani, a realizzare il suo progetto: fondare l’azienda “Calatia”.

Raccontami come è nata l’idea del progetto.

«In collaborazione con il Prof. De Vico del dipartimento di biologia della Federico II di Napoli, noto per i suoi studi condotti sui gasteropodi, è iniziata la nostra ricerca rivolta allo studio di alcune patologie dei gasteropodi di terra, cioè le chiocciole, di cui in bibliografia scientifica sono ancora presenti pochi studi. La mia passione per l’agricoltura, che mi accompagna fin da bambino e che mi ha trasmesso la mia famiglia, ha fatto nascere in me il desiderio di realizzare un allevamento elicicolo, applicando in campo i frutti della mia ricerca. La sperimentazione di nuove tecniche di allevamento è iniziata in uno spazio di un metro quadrato. Oggi sono riuscito a realizzare un campo da 6000 metri quadrati e ho fondato la mia azienda agricola “Calatia”. Nel realizzare questo mio desiderio, preziosa è stata la collaborazione con la Coldiretti Caserta.»

Di cosa vi occupate?

«L’innovazione del metodo di allevamento che io e il Prof. De Vico abbiamo progettato risiede principalmente nella tipologia di pascolo usato e l’immissione in campo di chioccioline appena schiuse, due aspetti che condizionano fortemente il successo di un allevamento elicicolo. Con il pascolo abbiamo riprodotto la naturalità degli ambienti che le chiocciole in natura prediligono, utilizzando Urtica dioica, bardana, tarassaco e cavolo cavaliere. L’immissione delle lumachine appena schiuse rappresenta un’innovazione zootecnica per il settore in quanto si riesce a stimare, sulla base degli animali immessi per unità di superficie, la resa che si ottiene al momento della raccolta. Ciò riduce i tempi di raccolta poiché si eliminano i tempi tecnici di riproduzione incontrollata delle fattrici.

Io mi occupo in prima persona della gestione e cura dell’intero allevamento, ma non va trascurato l’aiuto e il sostegno dei miei familiari, in particolare di mio cugino Vincenzo Di Carlo, che negli anni si è appassionato quanto me al progetto.»

Hai qualche consiglio per i ragazzi che non conoscono questo tipo di lavoro? E come li sproneresti a intraprenderlo?

«L’elicicoltura è un’attività zootecnica a tutti gli effetti, e come tutte le attività zootecniche richiede impegno e programmazione. Attualmente sono diffuse diverse tipologie di allevamento e si basano su credenze che si sono tramandate nel tempo, ma che sono prive di fondamenti scientifici. Per questo insieme al Prof. De Vico stiamo cercando di diffondere un tipo di elicicoltura basato sull’evidenza scientifica ed empirica, da noi stessi sperimentata, tanto in laboratorio quanto nelle applicazioni di campo. Per chi come me nutre una passione per l’agricoltura in generale, l’elicicoltura sicuramente ha meno ostacoli nella realizzazione rispetto ad altri allevamenti. Noi siamo sempre pronti a dare il nostro supporto tecnico per chi volesse iniziare questa fantastica avventura. Le giornate informative sull’elicicoltura che si sono svolte presso il Dipartimento di Biologia dell’Università Luigi Vanvitelli sono nate con lo scopo di raggiungere quanti più allevatori possibili in modo che, quelle che noi riteniamo siano le migliori prassi da seguire, trovino la più ampia diffusione.»

 Progetti futuri? Cosa vi proponete di fare?

«L’Azienda ha iniziato il suo percorso con l’elicicoltura, si occupa anche di piante officinali e del recupero di alcune specie di grano coltivate durante il periodo Borbonico in Terra felix. Il desiderio è quello di ampliare le colture di piante officinali da destinare all’uso fitoterapico e di implementare la produzione di grani borbonici poiché hanno dimostrato di avere delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche interessanti.»

L’interesse verso gli allevamenti elicicoli sta incrementando molto, soprattutto perché sempre più persone vengono a conoscenza delle infinite proprietà di questi molluschi di terra.

Vincenzo ci confida una curiosità: «Le lumache hanno un elevato potere nutritivo perché povere di lipidi e per questo molto indicate per diete poveri in grassi. Hanno un elevato contenuto di proteine ad alto valore biologico ossia ricche di amminoacidi essenziali. Inoltre la loro preziosissima bava trova molteplici impieghi nell’industria cosmetica e medicale per le sue proprietà lenitive, cicatrizzanti e rigenerative della cute.»

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