Federico Cafiero De Raho torna a Casal di Principe

Cafiero De Raho a Casal di Principe per la presentazione del "Pacco alla camorra" - Photo credit Carmine Colurcio

Cafiero De Raho: «Annienteremo le mafie grazie alla fiducia che la gente ripone nello Stato»

 

Se ricercate la mafia pronta a sparare agli angoli dei vicoli più stretti, quelli ciechi e bui, siete sulla strada sbagliata. Oggi più che mai, le mafie sono radicate nella nostra società ma in forme e tipologie diverse dall’immagine delle associazioni criminali che le stese, gli omicidi e anche le vittime innocenti hanno contribuito a costruire negli anni. L’evoluzione della società e lo sviluppo di nuove logiche culturali e tecnologiche ha indotto le mafie a cambiare pelle, a nascondere di più le armi perché, ormai, le più grandi operazioni criminali si progettano nelle sale consiliari di qualche comune da nord a sud del Paese o in qualche seggio parlamentare o, ancora, sulla pelle dei più deboli. Continueremo a leggere pagine di cronaca per arresti di colletti bianchi e di una politica infarcita di corruzione e denaro sporco, che ancora oggi è difficilmente rintracciabile. I figli dei capicosca, inoltre, hanno studiato negli ultimi 30 anni e sono diventati avvocati, commercialisti, imprenditori: quegli uomini della ndrangheta che conta.

 

 

In un momento in cui cadono per sempre dei simboli di mafia come Riina è importante che si creino e rafforzino iniziative di legalità, che possano definirsi esempi di impresa intelligente che coniughino il valore del lavoro e quello del riscatto. Tra questi si annovera indubbiamente il “Pacco alla camorra” alla sua settima edizione, quest’anno consacrato dal nuovo procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho, tornato a Casal di Principe a Casa Don Diana dopo gli anni di inchieste e arresti degli esponenti del clan dei casalesi.

 

 

Cosa è cambiato negli ultimi 15 anni? «È un po’ come tornare a casa – esordisce Cafiero De Raho – in una cittadina che è stata nel mio cuore, laddove i casalesi hanno compreso che bisognava reagire di fronte ad una violenza e ad una sottrazione della libertà. Con gli anni l’hanno capito che bisognava farlo ed è stato fatto. Non dimenticherò mai quel 19 marzo 1994 quando fu ucciso Don Peppe Diana e nella chiesa c’erano tanti giovani che si riunirono e intervennero pubblicamente parlando del clan dei casalesi, raggiungendo la maturità e la libertà alla quale loro aspiravano e che io speravo arrivasse. E così è stato. Oggi, le maggiori difficoltà degli ultimi anni che hanno uffici di Procura e Forze dell’Ordine – continua De Raho – è quella di individuare gli imprenditori che continuano a lavorare nel tessuto economico usando il denaro di quel clan, che ancora non è stato accertato e individuato nelle mani di chi si trovi. Coloro che sono stati arrestati come riciclatori muovevano solo una piccola parte del tesoro di Zagaria o degli Schiavone, coloro che hanno portato avanti il clan dei casalesi. Bisognerà presto identificare e arrestare queste persone. Credo che si sia fatto tanto nella lotta alla criminalità organizzata – conclude il Procuratore – e vedo che la gente oggi ha fiducia nello Stato ed è fondamentale per raggiungere una totale bonifica dei territori e di annientamento delle mafie».

Servizio Fotografico a cura di Carmine Colurcio

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!