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“Non devo vendere un prodotto che costa di meno solo perché così tutti lo comprano. Penso alla mia musica così come un artigiano pensa alle sue creazioni: quello che faccio è mio, solo mio. È il mio modo di farlo. Migliore di nessuno, peggiore di nessuno. Voglio solo che quando ascoltano la mia musica possano esclamare: quello è Niko Albano.” 

Un giovane cantautore dalle idee chiare, che sa chi è, sa dove vuole arrivare e sa in che modo vuole farlo. “Se riesco a comunicare ciò che ho dentro e arrivo anche solo a due persone per me va bene: ho vinto! Il mio obiettivo è quello di esprimermi, di mettere in musica ciò che ho da dire al mondo.” 

Il 15 maggio è uscito il suo primo EP “Cadere” e proprio questo è stato il pretesto per avere una piacevolissima chiacchierata con lui sul suo percorso artistico, ma anche sulla sua idea di musica e sul suo pensiero riguardo il panorama nazionale.  

E’ uscito il tuo primo EP, anticipato dal singolo “Cadere”. Un inno alla perseveranza, alla bellezza di “cadere, senza rinunciare a correre”. Come è nato? 

«Il pezzo nasce da un momento di difficoltà di qualche anno fa che ho avuto modo di rielaborare a poco a poco. Insieme alle altre tracce dell’EP mi ha aiutato a realizzare e superare la situazione in cui mi ero trovato in passato. Metaforicamente ero caduto. Cantando e continuando a lottare per i miei obiettivi mi sono rialzato.  
“Cadere” esprime le sensazioni di quando tocchi il fondo e le emozioni negative del momento ti attanagliano, rendendo complicata la ripresa».

Una canzone che nasce dalle tue emozioni più profonde, dunque, figlia di un cantautorato quasi anticonformista, in antitesi a quella che è la “moda”.  
In un tempo in cui i giovani che si avvicinano alla musica spesso lo fanno affascinati dalla trap o dalle luci della ribalta che può offrire un talent show, tu dove ti collochi?  

«In un mondo in cui se vuoi avvicinarti alla musica si dà quasi per scontato che tu voglia farlo attraverso la trap o – dieci anni fa – attraverso il neomelodico, seguendo ciò che va per la maggiore, diventa veramente complicato portare avanti le proprie idee. Purtroppo, ho il mio modo di vedere le cose, ho avuto la mia formazione musicale e non riesco a pensare nemmeno lontanamente di tradirmi. Questo non significa denigrare la trap, il neomelodico o qualunque altro genere e modo di fare musica. E’ un discorso di coerenza verso se stessi. Se penso a me, in questo momento della mia vita, mi identifico in un altro tipo di musica e non posso snaturarmi solo per logiche di mercato o di moda, nonostante sia complicato emergere con qualcosa di realmente indipendente, che non miri al consenso di massa».

In ambito musicale, così come in tanti altri ambiti, c’è una sorta di overload, inevitabilmente generato dalla reteUscite molto più frequenti sul cui altare, forse, si sacrifica la qualità. Qual è invece il percorso che ti ha portato a “Cadere” e all’artista che sei oggi? 

«La mia prima esperienza musicale, oltre a qualche festa di piazza e qualche canzone tra amici, è stata la partecipazione con un mio inedito ad un format radiofonico di Radio CRC (“Fatti ascoltare dalla Radio CRC”, ndr). Ciò che mi aveva permesso di essere lì era fare la mia musica, una musica indipendente. Dunque, il mio percorso ha dato ragione alla mia scelta di essere fedele a me stesso. Concorsi, contest, talent: certamente anche a me non sono mancate file chilometriche alla ricerca di un sogno. Mi hanno dato insegnamenti soprattutto dal punto di vista umano, ma dal punto di vista musicale mi hanno convinto oltremodo ad andare per la mia strada. Certo, mi è passato per la mente di ascoltare chi mi invitava ad essere più commerciale, rispettando i canoni di ciò che le giurie volevano sentire, ma il problema mio è che sono troppo convinto di quello che mi piace fare. Non di ciò che è giusto, ma di ciò che amo. Se devo fare il cantante, se devo andare su un palco, devo essere felice di ciò che sto proponendo. Non mi accontenterei di fare qualcosa giusto per passare una selezione o vendere».

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Cosa consiglieresti ad un giovanissimo Niko Albano, ad un adolescente che vuole avvicinarsi alla musica? 

«In primis, anche se può sembrare banale, segui la tua strada. Fai ciò che vuoi fare e non ascoltare nessuno. Poi, un consiglio che probabilmente sarebbe servito anche a me: scegli subito quello che vuoi fare. Vuoi vendere musica o vuoi fare l’artista? Interrogati, rifletti e una volta che lo hai capito prendi tutte le decisioni in base a quella scelta, senza pentirtene mai. Anche se non dovesse andare come speravi. Sono due strade diverse, nessuna delle due è più giusta dell’altra, ma è importante che tu capisca quale ti appartiene. Io ho deciso di fare l’artista, per esempio. In questo caso devi chiederti chi sei, devi scavare dentro di te e devi mettere in conto che difficilmente avrai il consenso della massa.  
Infine – e questo vale anche per ambiti diversi da quello musicale – crea connessioni. Informati, studia, approfondisci. Il web è un grandissimo strumento, sfruttalo in questo senso».

Proprio il web ha creato un inedito binomio, da cui sembra impossibile scappare: musica-social. Tu come lo vivi? Quanto incide la presenza sui social in una carriera artistica emergente? 

«La presenza sui social, purtroppo, è fondamentale. La musica non basta. C’è bisogno di attirare l’attenzione del pubblico che si intrattiene scorrendo i feed di Instagram, per esempio. E’ bene separare le due cose: il social può servire a ridurre le distanze tra artista e pubblico raccontando ciò che ho fatto, mostrandomi simpatico, attirandoti con un sorriso, ma poi la musica deve essere sempre la protagonista. Il video, la diretta, il post, devono fidelizzare il pubblico, essere da supporto alla mia musica, ma non devono sostituirla per peso specifico».

Tanti sono stati gli artisti che ti hanno ispirato chi è quello che più di tutti ha contribuito al tuo innamoramento della musica? 

«L’artista che mi ha fatto esclamare “mi piace quello che fa, voglio farlo anche io” è stato James Morrison. Vidi un video su YouTube in cui suonava per strada a scopo benefico. Mi colpì che pur essendo un artista di fama mondiale si divertiva nel fare la sua musica, aldilà di quale fosse il “palco”».

Ultima domanda: qual è la tua canzone preferita, quella che avresti voluto scrivere tu, non tanto per il successo che ha riscosso, ma per le emozioni che ti trasmette? 

«Penso che uno dei pezzi più belli che io abbia mai sentito, sia da un punto di vista musicale che testuale, sia Iron Sky di Paolo Nutini. Una canzone senza tempo, fuori da ogni collocazione. Tematiche universali, adatte – ahimè – anche ai giorni nostri. Un pezzo suonato da band e interpretato divinamente da una voce versatile. Anche musicalmente esce fuori da ogni classificazione, grazie alla sua capacità di attraversare generi e sonorità».

di Angelo Velardi

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

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