“Caciobond”: Giuseppe Morese trasforma un’eccedenza in eccellenza

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È da sempre così, sono anni ormai che la mozzarella di bufala campana, in testa a tutte le classifiche mondiali, rappresenta un’eccellenza tutta nostrana.

informareonline-caciobondLamozzarelladibufalacampana” è un unico nome, un unicum che non può essere letto o pronunciato diversamente. Ricordiamo che il latte di bufala ha valori di grasso e proteina doppi rispetto al latte vaccino. È altamente proteico e, quindi, nutriente.
Un’eccellenza che oltre ad essere motivo di vanto allettante garantisce benessere economico a molti imprenditori campani.
Eppure, il coronavirus ha provato a mettere ko anche questo settore. È inizio marzo e diversi produttori sono sull’orlo di una crisi, non solo economica. Le bufale sono grandi lavoratrici, e, difatti, imperterrite hanno lavorato sempre producendo latte che necessitava di essere consumato subito. Ma se i ristoranti sono chiusi e lo sono anche i confini regionali, il mercato quindi resta fermo?
Sicuramente non in Campania, che oltre ad avere l’”oro bianco” quale la mozzarella, vanta una popolazione piuttosto ingegnosa con grandi capacità di problem solving.
Ecco che nasce il caciobond.
Un caciocavallo di bufala di varia pezzatura da acquistare subito ma gustare successivamente. Il caciobond segue lo stesso procedimento di lavorazione della mozzarella di bufala ma la cagliata viene presa anticipatamente dal casaro rispetto ai tempi di maturazione di quella destinata alla lavorazione per la mozzarella, così diventa caciocavallo di latte di bufala crudo. L’idea è di Giuseppe Moreseun allevatore di Bufale Mediterranee Italiane della Piana del Sele, che ci ha raccontato di essere riuscito a trasformare un’eccedenza in eccellenza.

“L’idea nasce dall’esigenza di creare uno sbocco a questo quantitativo di latte prodotto e al fatto che la mozzarella, prodotto principale della filiera bufalina, non trovasse più collocazione sul mercato. Io sono allevatore delle mie bufale, produco latte crudo ogni giorno e non sono mai stato favorevole al congelamento della materia prima, ho spinto molto su questo prodotto affinché venisse stagionato.” -ci racconta Giuseppe Morese- “Credo che l’idea del caciobond sia riuscita a trasformare la problematica del giorno in un prodotto che potesse essere commercializzato nel futuro, con una stagionatura anche in tempi più lunghi del solito. La mia è stata un’idea iniziale, poi è venuto a farmi visita il direttore Coldiretti di Salerno e siamo andati avanti con il progetto.” Importante è stato anche il mondo virtuale, soprattutto i social hanno avuto un fondamentale ruolo di propaganda. Giuseppe Morese, infatti, confessa “La nostra era una bella notizia in quei giorni così cupi che salvaguardava il latte fresco appena munto. Dunque, siamo lontani dal volere congelare il latte o fare cose poco naturali.” 

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Il successo del caciobond ha addirittura superato i confini italiani ricevendo notevoli riscontri anche in Francia e in Spagna. Tale idea, tenendo alti i valori dell’amore e della solidarietà, non poteva che essere legata anche alla donazione. Per tale motivo, una parte del ricavato verrà devoluto all’Ospedale Cotugno di Napoli, “una piccola e simbolica partecipazione alla lotta contro il covid-19″.  Oggi siamo ben oltre la fase due, il tempo volge al caldo e con la frequentazione dei caseifici da parte dei clienti è ripreso il consumo. Sicuramente c’è una fase migliore anche in questo campo. “A breve si dovrebbe tornare al consueto consumo del prodotto principale, la mozzarella di bufala” – e così, con tanta speranza, ci saluta Giuseppe Morese augurandosi che l’economia torni a rifiorire riportando serenità nel cuore di ognuno.

di Giovanna Cirillo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

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