Cacciari presenta “Elogio del diritto”

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Mercoledì 7 ottobre è ritornato a Napoli Fuoriclassico, il ciclo d’incontri proposto dal Museo Archeologico di Napoli.

Fuoriclassico è una rassegna nata nel 2016 da un’idea di Paolo Giulierini, direttore del MANN, e da Gennaro Carillo, ordinario di Storia del pensiero politico alla Federico II e a Suor Orsola Benincasa, per discutere di temi che affondano le loro radici nella cultura classica ma risultano ancora oggi di grande attualità.

Gli appuntamenti di quest’anno vertono sulle virtù e ad inaugurarli è il filosofo Massimo Cacciari, che tratta del tema della giustizia tra l’antichità classica ed oggi presentando il suo libro “Elogio del diritto“, scritto con il giurista Natalino Irti ripensando un saggio del filologo Werner Jaeger. Nel libro viene discussa la differenza che veniva fatta nell’antica Grecia tra i termini Nomos (legge) e Dike (giustizia). La domanda che pone l’Antigone di Sofocle, che si poneva la civiltà classica e che ci poniamo ancora oggi è sempre la stessa: il concetto di legalità può essere realmente assimilato a quello di giustizia?

Gli autori del saggio sottolineano la frattura creatasi tra quest’ultima e il diritto positivo, cercando di indicare una strada non per risanarla ma per accorciare le distanze tra questi concetti troppo spesso sovrapposti eppure così differenti.

“Ma il diritto non può non cercare anche di apparire giusto, di volersi giustificare, quale auctoritas potrebbe pretendere se venisse ridotto a semplice amministrazione della pura lettera del Nomos? Il diritto deve voler essere giusto se non vuole apparire il mero prodotto di una potenza occasionale, di uno dei tanti dogmi prodotti dallo Stato.” scrive Cacciari nella parte finale del saggio. Per cercare di apparire giusto, afferma il filosofo, il diritto, articolato nelle sue norme, deve rispondere ai criteri di ordinamento, logicità e leggibilità.

La giustizia è volere il bene dell’altro, ricorda Cacciari citando Aristotele, ma se adempie al suo compito è solo frutto del caso.

Ma come è possibile allora che nel corso dei secoli si sia creata una sovrapposizione così errata di questi due termini? La risposta che possiamo darci e che la storia ci ha insegnato è che l’assimilazione di questi concetti, che porta il cittadino ad aderire alle norme in modo acritico, è quanto di più comodo l’uomo possa permettersi, perché deresponsabilizza l’individuo e gli concede la possibilità di non confrontarsi con la propria morale personale. Lo dimostrano i processi di Norimberga ai generali nazisti, che si difendevano dalle accuse di sterminio ammettendo di avere semplicemente eseguito gli ordini. Lo confermano le tante leggi inumane varate solo negli ultimi decenni di cui pochi hanno riconosciuto la profonda ingiustizia. È difficile ancora oggi convincere i cittadini che armarsi di senso critico nell’interpretazione della legge loro imposta, anche a costo di disobbedire, non è solo qualcosa di scomodo ma un esercizio di libertà.

Fuoriclassico e la sua proposta di una cultura dinamica e trasversale non si fermano qui. Il prossimo appuntamento riguardante la Misura con il musicologo e saggista Giovanni Bietti e lo storico dell’arte Andrea Milanese si terrà il 27 gennaio.

di Marianna Donadio 

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