Caccia ai capolavori: l’arte… ritrovata

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L’Arte, come altre merci preziose è catalogata tra quelle maggiormente a rischio furti.

Se prendiamo in considerazione che il mercato dell’arte dopo quello della droga e delle armi, è il terzo tra i più redditizi, ci rendiamo conto che  il suo valore vada oltre il mero punto di vista contemplativo.

In un articolo de l’Espresso di qualche anno fa  si legge come il traffico di opere abbia un valore di circa 9 milioni di Euro e, solo in  Italia si registrano circa venti furti al giorno.

Ogni anno infatti svariate opere vengono trafugate  e non perché i criminali siano affascinati dalla loro bellezza. Il motivo è che  il mercato dell’arte muove una grande fetta di economia e convoglia gli interessi di tanti operatori.  Negli ultimi decenni  questo “commercio”  ha subito una incredibile evoluzione, ma si sa dove c’è la domanda cresce l’offerta .

Tanti  i siti ed i paesi  coinvolti nelle scorribande delle organizzazioni criminose, soprattutto quelli che sono in clima di guerra. La disomogeneità degli  attori che commettono il reato (ladri professionisti o indipendenti) va di pari passo con i committenti ( case d’asta, collezionisti privati).

Un furto d’arte non è semplice.

La criminalità è di nicchia, esperta  di beni culturali. Deve infatti conoscere l’opera, il suo valore di mercato e la possibilità di commercializzazione. Di conto capita che le auction houses londinesi siano il punto di smistamento dei beni rubati anche se di fatto, il tutto può assumere una parvenza di legalità attraverso la lecita vendita.

 

L’ Interpol, l’organizzazione internazionale di polizia criminale ha suddiviso in tre fasi l’atto del trafugare “l’offerta di beni proveniente dalle nazioni di origine, la domanda creata dai consumatori nelle nazioni di mercato e la catena di trasporto, cioè il tramite tra gli Stati di origine del bene e gli Stati di destinazione, durante la quale il bene può passare ad un numero molto ampio di persone.

Il lavoro dell’Interpol è difficile e delicato perché questo tipo di mercato induce a transazioni anonime e non sempre i furti sono subito denunciati. Capita a volte che gli stessi proprietari nel tentativo di essere ricontattati, tacciono il malfatto e ciò di certo non aiuta le indagini.

Non è facile stimare quante siano state le opere trafugate,anche se il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri denuncia che il giro di affari  dei furti d’arte è pari a circa sei miliardi e l’Italia è il maggior fornitore.

Il nostro è il Paese della cultura per eccellenza con i suoi siti archeologici e opere artistiche, naturali. Pompei, Ercolano e Stabia oltre ai sottosuoli di Napoli e Roma dove recentemente durante gli scavi per la realizzazione delle nuove linee metropolitane, sono stati individuati  dei rari reperti archeologici.

Lo scorso anno il Prof. Gareth Fletcher docente presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra, ha tenuto una conferenza il cui tema riguardava proprio i crimini di arte. L’immersione nell’atto criminoso ha permesso un’analisi dei furti partendo da quello della Monna Lisa nell’Agosto del 1911, fino ad arrivare alle moderne tecnologie come il Blockchain per proteggere il mercato dai falsari.

Nell’edizione del 23 Agosto del 1911, Le Figaro descriveva il più famoso furto d’arte mai avvenuto ad opera dell’italiano Vincenzo Peruggia.

La facilità con la quale fu trafugata l’opera e la buona sorte che in quel momento aleggiava sul malvivente erano evidenti fino a quando, nel 1913 il Peruggia fu arrestato in Italia.

Patriota? La sua tesi, mantenuta anche al processo fu di aver rubato il quadro per restituirlo al suo paese di origine. Ma forse non sapeva che la tavola dipinta da Leonardo tra il 1503 ed il 1506, seguì  l’artista quando accettò l’invito di Francesco I di Valois a trasferirsi nel maniero di Clos Lucé , alla cui corte trascorse gli ultimi anni di vita.

Il Prof. Fletcher esperto di crimini di arte, durante la conferenza ha esposto alcuni chiari concetti come quello ad esempio della negligenza da parte della galleria di fidarsi del fornitore, come è accaduto a New York nel 2011 quando sono stati venduti per originali alcune opere di Jackson Pollock e Mark Rothko per un valore di circa 60 milioni di dollari.

Ma il furto della cultura ed il saccheggio delle opere risale a tempi antichi.

Oggi sono di certo cambiate le modalità per la “vendita” . Piattaforme digitali come FB o EBAY sono di sicuro i vettori maggiormente utilizzati soprattutto per il patrimonio culturale delle zone di guerra dei paesi Medio Orientali.

Molte delle opere d’arte rubate non sono state ancora ritrovate. In genere questi tipi di furto avvengono per ottenere un riscatto (artnapping) ma poco si sa circa la portata ed il recupero delle opere. 

La speranza si sa però, è l’ultima a morire.

Nel Dicembre dello scorso anno infatti, è stato ritrovato uno dei quadri più ricercati al mondo: “Ritratto di signora”  l’opera di Gustav Klimt.

 

In un primo momento gli inquirenti non riuscirono a far luce sulla dinamica del furto, neanche quando nel 2014 si tentò di indagare sull’impronta digitale lasciata sulla cornice.  Casualmente poi nel 2019, il ritrovamento in un’alcova della parete esterna della  Galleria d’Arte Moderna Ricci-Oddi a Piacenza, lo stesso luogo dove era stato trafugato ben 22 anni  prima. Gli esperti hanno confermato l’originalità del quadro, il secondo più ricercato d’Italia dopo la Natività di Caravaggio. Grazie ai progressi tecnologici le armi per cercare di combattere i crimini d’arte sono maggiori.

Il  Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri fondato nel 1969 ha lo scopo di tutelare il nostro patrimonio culturale ed artistico. La loro competenza in questo ambito  deve essere superiore, ma ciò che aiuta non poco i nostri detectives, è la creazione di un archivio contenente la documentazione delle opere con annesse fotografie. Ciò è molto importante perché permette agli inquirenti di individuare con celerità l’eventuale opera rubata, tanto che è stato creata una scheda definita  un “Documento dell’opera d’arte” reperibile anche sul nostro sito Internet, www.carabinieri.it.

In alcuni casi il lavoro del Nucleo è meno conosciuto ma non meno importante:  frenare il fenomeno del furto di beni non di rilevante interesse artistico, ma che hanno una facile collocazione ed un mercato dell’illecito molto florido.

Il mercato nero e dell’illecito viene alimentato proprio da questi furti commessi sia in abitazioni  private che nelle chiese, ricche di opere d’arte ma sprovviste delle dovute protezioni ed allarmi.

Internet ha reso disponibile molti data base online di fonti affidabili, mentre tecnologie come la blockchain  è usata per ridurre il rischio di inquinamento dei dati relativi alla provenienza.  Dati ed informazioni sono cosi maggiormente protetti  rendendo più difficile la contraffazione  ed è solo uno dei primo passi verso l’applicazione della tecnologia contro i rischi legati ai crimini artistici.

di Angela Di Micco

 

 

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