Le 17.30 circa quando un enorme incendio si espande ai lati della strada principale di Pescopagano, frazione di Castel Volturno. A bruciare sono ancora loro: rifiuti di ogni genere, nelle foto si può notare anche la presenza di un frigorifero. I vigili del fuoco sono stati già allertati dalla popolazione accorsa in massa dopo l’imponente fumo nero che ha invaso l’intero quartiere.

«Pubblicate su Facebook, fate vedere come siamo messi. Abbiamo chiamato i vigili due ore fa e questo è il risultato»

Questa la testimonianza più atroce. E se a preoccupare c’è quella che sembra l’inefficienza delle forze competenti, a condannare a morte quella frazione è la totale incuria sociale e politica. La strada in cui si è verificato l’incendio è, 365 giorni l’anno, una vera e propria discarica direzionata. In mancanza di un efficace piano di gestione dei rifiuti, in quella zona, i lati della strada principale diventano mini discariche a cielo aperto, dove gli abitanti, i commercianti ed i villeggianti estivi non attuano alcun tipo di raccolta differenziata. In tal modo vengono a crearsi delle piccole colline di rifiuti di qualsiasi tipo, sarebbe interessante capire dove vanno a finire poi, poiché al mattino di quell’immondizia non c’è più traccia. Possiamo solo immaginare quindi quanti e quali generi di rifiuti stiano bruciando proprio in questo momento in quella zona, martoriata anche dallo spaccio di sostanze stupefacenti di competenza dell’ormai appurata mafia nigeriana. Sembra descrivere un territorio di guerra, ma è la realtà a pochi passi dalle nostre abitazioni. Probabilmente uno dei casi più emblematici della sconfitta dello Stato, problemi indicibili che pesano al consiglio comunale di Castel Volturno. Durante il “Festival dell’Impegno Civile” di quest’anno ho intervistato, proprio riguardo la questione Pescopagano, il Presidente del Consiglio Comunale di Castel Volturno Nicola Oliva, il quale ha riferito che: «Abbiamo guardato con interesse al dramma di Pescopagano, anzi la nostra amministrazione è stata accusata di aver destinato troppi fondi ed attenzioni a quella realtà».

La nostra informazione e la nostra denuncia non finisce qui.

Antonio Casaccio