Brexit completa: sportività e coppe fuori dall’Inghilterra

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L’inizio del Campionato Europeo 2020 segnava anche l’inizio del tormentone inglese “It’s coming home” che, partita dopo partita, ha spinto la nazionale britannica fino alla finale di Wembley. Ma gli inglesi, poco scaramantici e corretti, non solo hanno perso la finale ma soprattutto la sportività.

Le barbarie di cui i tifosi britannici si son resi protagonisti al di fuori dei cancelli di Wembley, pre e post partita, sono pagine di cronaca che qualunque giornalista avrebbe volentieri evitato di raccontare. La manifestazione sportiva portava con sé un grosso spirito di ripartenza dopo le innumerevoli restrizioni imposte dal Covid ma, anche questa volta, ignoranza e mancanza di rispetto hanno avuto la meglio.

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Le aggressioni fisiche subite dai poco più di seimila tifosi italiani sono solo il triste epilogo di un’infelice pagina dello sport. Si è iniziati durante l’ascolto consueto degli inni pre partita a dare uno spettacolo pessimo: i circa 67 mila non hanno esitato nel fischiare l’inno di Mameli, gestaccio decisamente poco sportivo ma al quale – proprio durante l’Europeo – gli inglesi ci avevano abituato.

Il clima decisamente sfavorevole alla nazionale guidata da Roberto Mancini – il che ci dimostra quanto sbagliato sia permettere di giocare su un terreno di gioco non neutrale una finale – non ha però scoraggiato gli Azzurri. Lottare con onestà per conquistare la finale ha premiato l’Italia prima con un gol al 67′ di Leonardo Bonucci, che ha riaperto il match, e con le parate decisive di Gigio Donnarumma ai rigori poi.

Spettacolo non gradito da una fetta di tifosi britannici è anche stato quello durante la premiazione: i calciatori inglesi, infatti, non hanno esitato dallo sfilarsi la medaglia dal collo delusi dal risultato ottenuto. Gesto abitudinario per le perdenti di un torneo ma segno distintivo della poca sportività che regna nel mondo del calcio.

di Rossella Schender

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