sigaretta

Avevo voglia di fumare. Ma nel mio pacchetto c’era rimasta solo l’aria. Così mi sono avvicinato a dei ragazzi che stavano fumando e ho gli ho chiesto la gentilezza di offrirmi una sigaretta. Una tipa bassina, con i capelli raccolti, sporchi a dirla tutta, ha infilato le mani nella borsa che teneva sotto braccio. Mi chiedevo come facesse ad usare le mani, con quella giacca di velluto abnorme che indossava. Le maniche le coprivano i palmi, poteva usare il senso del tatto? Fatto sta che ha tirato fuori una sigaretta. E me l’ha data. Di fianco a lei un tipo mi ha squadrato dalla testa ai piedi. Doveva essere il fidanzato. Non appena mi sono allontanato si è messo a blaterare qualcosa. Insulti, credo. Avrà pensato che sono un fumatore accanito. Porca troia che fastidio.  

Prima di accenderla ho guardato la scritta azzurra che superava il filtro di qualche millimetro. Chesterfield, mmm. Io di solito fumo le Malboro Gold. Pazienza, questo passa il convento. Dopo un paio di tiri mi sono accorto di non avvertire la differenza. Forse tutte le sigarette hanno lo stesso sapore di merda. Un po’ come gli ultimi libri che ho letto. Ne ho comprato uno e mi piaciucchiato. Ne ho comprato un altro e mi è piaciucchiato. Poi il terzo, e pure mi è piaciucchiato. Al quarto mi sono reso conto che il motivo per cui i libri mi erano piaciucchiati consisteva nel fatto che tutti raccontassero la stessa storia.

I personaggi, le ambientazioni, le parole, erano nuove ogni volta. Ma dicevano tutti la stessa cosa. Siamo rovinati. E anche le prospettive di felicità, sono rovinate. Non esiste la felicità piena, se vogliamo essere felici ci dobbiamo accontentare di una felicità rovinata. Così anche la felicità ha un sapore di merda. Ho tirato una boccata di catrame e mi è venuto in mente anche un altro particolare. Nelle diverse storie era sempre presente un personaggio femminile cazzuto. Una donna con le palle. “Cazzuto” e “con le palle” non sono aggettivi che si adattano ad una donna, è sessista. Una donna coraggiosa, al massimo, che riprendeva di pari passo il modello dell’eroe maschile, ma con un reggiseno di pizzo in più. L’uguaglianza tra uomo e donna fa tendenza ai giorni nostri.

Anche se il modello di donna vincente assomiglia molto a quello di uomo vincente. L’uguaglianza tra uomo e donna è un concetto inventato. Ci vogliono uguali così possiamo avere lo stesso sapore di merda. Ma cosa hanno nel cervello quelli che indossano le magliette con scritto “Be the difference”? Si può fare la differenza indossando spavaldamente una maglietta riprodotta in milioni di copie? Fottuti cloni. Cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni cloni. Poco distante da me, un ragazzo dai ricci paglierini si affannava gesticolando per far capire ai suoi amici che il mercato ci vuole tutti uguali per rifilarci quanta più merce possibile. La mia sigaretta ha finito di fumarla il vento. Ho gettato la cicca in terra amareggiato. 

di Marco Cutillo

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