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Brasile, i sostenitori di Bolsonaro assaltano i palazzi delle istituzioni

Giovanni Cosenza 09/01/2023
Updated 2023/01/09 at 1:09 PM
4 Minuti per la lettura
I sostenitori di Bolsonaro assaltano il parlamento

È passata solo una settimana dal suo insediamento avvenuto il 1° gennaio, che il nuovo presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva si è trovato a gestire la prima emergenza del Paese: nella giornata di ieri circa 15mila sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che ha governato il paese sudamericano negli ultimi quattro anni, hanno assaltato a Brasilia il palazzo del Congresso nazionale, insieme alla Corte Suprema, il Palazzo Planalto, sede del governo, e quello del Tribunale supremo federale.

Una situazione senza precedenti nella storia del Brasile caratterizzata da scene di vandalismo golpista che hanno fatto il giro del mondo. I rivoltosi sono riusciti ad entrare nel parlamento ma sono stati espulsi dalle forze di sicurezza che hanno usato gas lacrimogeni per allontanare i facinorosi. La polizia federale ha arrestato circa 200 persone e fermati altrettanti manifestanti che, organizzatisi attraverso i social, stavano raggiungendo con 40 autobus la capitale brasiliana per unirsi ai cori di protesta contro il presidente Lula.

Il ministro della Giustizia e della sicurezza pubblica, Flávio Dino, ha accusato il governatore Ibaneis Rocha, governatore del Distretto Federale di Brasilia, di non aver messo in atto tutte le misure necessarie a fermare i terroristi. Oltre ad affermare che il governo non ammetterà tentativi di colpo di stato per infrangere l’ordine democratico, Dino ha avvertito che i terroristi, i loro finanziatori e coloro che li hanno istigati saranno identificati e perseguiti: «l’assedio dei bolsonaristi è stato un atto di terrorismo, di golpismo e Bolsonaro è politicamente responsabile».

Flávio Dino, ministro della Giustizia, a sinistra e, a destra, il governatore di Brasilia Ibaneis Rocha

La convocazione on line

La scorsa settimana, il movimento dei bolsonaristi, sui social media, è stato frenetico. Era chiaro che intendessero invadere i palazzi del potere e saccheggiare qualsiasi cosa avessero trovato sul loro cammino. Ed anche l’organizzazione del bus in partenza da varie parti del Brasile è stata orchestrata attraverso la rete internet. Nonostante questo non era stato predisposto nessun blocco per impedire loro di raggiungere la capitale e, una volta arrivati all’Esplanada dos Ministérios, non è stato difficile scatenarsi. Il primo tentativo messo in atto dal ministro Dino per contenere i dimostranti è stato vano.

Alcuni accusano la Polizia Militare del Distretto Federale di essere stata eccessivamente comprensiva e tollerante con i manifestanti

Due storie simili: il precedente di Washington

La devastazione dei palazzi del potere a Brasilia ricorda e ricalca l’assalto a Capitol Hill a Washington il 6 gennaio di due anni fa, a cavallo tra il mandato presidenziale di Donald Trump e di Joe Biden. Due storie simili, orchestrate – è il caso di dirlo – da personaggi molto simili per appartenenza politica: entrambi di destra, nazionalisti, omofobi, complottisti, soprattutto riguardo alla gestione della pandemia: ricordiamo che entrambi i paesi hanno avuto un’altissima incidenza di decessi dovuti al covid. Ed anche in quel caso Twitter, nelle mani dei presidenti sconfitti, giocò un ruolo fondamentale: istigare i fedelissimi alla rivolta salvo poi prenderne le distanze.

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