Boris

Boris 4: l’intrattenimento è cambiato

Giuseppe Spada 28/10/2022
Updated 2022/10/28 at 5:04 PM
6 Minuti per la lettura

Abbiamo aspettato un po’, un bel po’. Per la precisione abbiamo atteso ben 11 anni dall’ultima apparizione sugli schermi della troupe di Occhi del cuore. Pe fortuna ci siamo, il 26 ottobre Boris 4 è uscito su Disney+

Le sfumature di Boris 4

Come in tutte le sue apparizioni, anche stavolta Boris è stato puro metaintrattenimento. Prima con la televisione, poi col cinema e ora con lo streaming. Boris è sempre stato un meraviglioso cane che si morde la coda. La quarta stagione l’ho vista tutta d’un fiato, e quello che vi parla è una persona che probabilmente avrebbe bisogno di una seconda occhiata per capirne tutte le sfumature. Le otto puntate mi hanno fatto ridere, pensare, emozionare e storcere un po’ il naso. Uno o due difettucci ci sono. Il primo è che, forse in maniera volontaria, le scenografie perdono di sporcizia, di quel verismo tipico delle precedenti stagioni, fatto di cavi e ferraglia, di elettricisti bestemmiatori e segretarie di edizione alcoliste. Ma d’altro canto è quello che questa nuova stagione voleva raccontare: la correttezza (forse anche visiva) delle piattaforme. C’è anche in giro per tutta la stagione quella stranissima sensazione di incompleto. Tanti, troppi personaggi rimangono senza un finale degno, un po’ appesi. Si ha la sensazione finale che tutti i mozzi della nave alla fine siano arrivati al porto (la sala di quel cinema) grazie al loro capitano Ferretti. Manca un po’ quel colpo di spugna finale che ribalta il nuovo l’equilibrio. Però questa quarta stagione riesce a chiudere l’obbiettivo primario, quello che silente si aggira in ogni minuto di Boris sin dalla prima stagione: Renè Ferretti riesce a fare un buon prodotto. Forse ci era già riuscito con la formica rossa, ma anche in quel caso si trattava di qualcosa di sporcato dalla corruzione ma qualcosa che l’ha comunque ossessionato per anni. Per qualche tratto questo finale rimane anche lievemente criptico, A Ferretti venne consigliato da Tarzanetto di usare la forza, probabilmente non lo ascoltò. Stavolta il fantasma dello sceneggiatore gli consiglia di seguire la musica e riesce nel suo obbiettivo. La scena di ballo di Ferretti rimane in uno strano limbo di realtà e immaginazione, non lasciando comprendere agli spettatori quello che è realmente successo. A proposito di quello sceneggiatore, che uno di loro (quello interpretato da Valerio Aprea) fosse morto lo capiamo solo alla fine della prima puntata. In questo modo il personaggio diventa così potente da diventare un omaggio semplicemente perfetto a Mattia Torre.

Il dramma religioso

Il progetto che la “QQQ” e la “SNIP” mettono in piedi è la classica storia di Gesù. Che ne ripercorre l’infanzia e la vita, mischiandola ai tumulti politici degli anni ’70, ad amori teen e multiculturalità. Tutto per piacere all’algoritmo della piattaforma streaming al quale venderanno il progetto. Ma la storia a Renè non piace, lui preferisce un progetto intrinseco in quello che sta ufficialmente facendo, qualcosa di cui girerà il trailer in maniera clandestina: la storia di Giuda. Ferretti sostiene che egli abbia fatto un sacrificio forse più grande di quello di Cristo, tradendolo perché doveva essere tradito, venendo considerato da tutti universalmente un pugnalatore era in realtà l’apostolo più fedele del messia. La riflessione è complessa, talmente allucinante (come la più classica delle locure) da diventare quasi sensata, da farci venire quasi la voglia di guardare questo fantomatico progetto.

Rovina o migliora?

Se avete visto Boris, se ne avete visto anche una sola puntata, non potete non averlo amato. E quindi la quarta stagione rovina o migliora tutto? Partendo dal presupposto che nulla potrebbe rovinare quello che è stato fatto prima la verità sta nel mezzo. Non rovina e non migliora, ma in maniera estremamente democristiana amplia. Amplia quello che a tutti gli effetti è un universo di personaggi, citazioni ed eventi che meritano solo di essere apprezzati.

Qualcosa di strano

C’è qualcosa di strano, un dettaglio impercettibile e forse insignificante. Vi ricordate Sandroni? il regista suicida di cui tutti parlano nella prima stagione, che viene in sogno a Renè quando deve girare Machiavelli. Sandroni veniva interpretato da Antonello Grimaldi. Quest’ultimo, nella quarta stagione, fa la comparsa nella comparsa. Mi spiego meglio, interpreta una comparsa che però appare a schermo solo per pochi secondi. Probabilmente si tratta di un rimpasto di cast, forse nasconde qualche significato più complesso. In ogni caso questa stagione non può essere guardata una sola volta.

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