Borat 2 – Il film che prende a schiaffi l’America di oggi

Borat 2, disponibile su Amazon Prime dal 23 ottobre non è un film facile. Borat 2 è un film che non riuscirà a far ridere tutti, almeno non riuscirà a far ridere le persone con un moralismo troppo aggressivo e soprattutto non riuscirà a far ridere le persone che non posseggono autoironia nei confronti della loro società occidentalizzata. Il secondo capitolo di questo capolavoro riprende da dove avevamo lasciato il nostro protagonista l’ultima volta, dal Kazakistan. Questa è la terra del protagonista, una terra che viene dipinta come fulcro della più becera inciviltà e dell’antisemitismo più sfacciato. Non a caso si sceglie di rappresentare il luogo di partenza in questo modo, facendo così lo spettatore non potrà fare a meno di confrontarla con la terra d’arrivo, gli U.S.A.

Ci si aspetterebbe che negli Stati Uniti i modi a dir poco medioevali di Borat vengano mal visti ma non è così. Dietro la facciata di buonismo e finta tolleranza l’America si dimostra anche peggiore del fittizio Kazakistan, basti pensare alle occasioni in cui un medico (in seguito a un equivoco) rifiuta di praticare un aborto su un feto frutto di un incesto tra padre e figlia pur di non inquinare il suo ipermoralismo. Ma ragionando nel più piccolo è bello osservare il comportamento del proprietario di una copisteria che finge di non capire la situazione tragica della figlia di Borat, vittima di palesi abusi.

Ma Borat da il colpo di grazia alla terra delle opportunità criticando il loro sistema politico, in particolare la schiera repubblicana. Il film in questo senso non si risparmia coinvolgendo direttamente i più fedeli sostenitori di Trump. Resterà iconica la scena in cui Borat cerca di regalare la figlia quindicenne a Rudy Giuliano, mascherando quest’ultima da giornalista. Durante l’intervista che la giovane farà all’ex sindaco di New York quest’ultimo, all’oscuro del fatto che quello fosse un film e credendola una vera intervista, flirta pesantemente con la giovane arrivando addirittura ad un gesto molto equivoco che in seguito con un post su Twitter egli giustificherà come la “sistemazione della camicia nei pantaloni”.

La vera bellezza di quest’opera però sta nel fatto che tutto quello citato in precedenza è solo un contorno della vera, succulenta bistecca argomentativa: il covid-19. Argomento più attuale non esiste e il modo in cui Borat parla della piaga negazionista coinvolge non solo gli U.S.A. ma indubbiamente anche il nostro e altri paesi.

Non vedere Borat 2, oggi, è come voltare la faccia al più splendido manifesto di satira e critica sociale contemporaneo.

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