Bonifica ambientale e mentale

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Ovunque si volga lo sguardo dalle Alpi alle Piramidi, rievocando Manzoni, si possono “visitare” dissesti e disastri umani e ambientali.

Non è, né vuole essere una forma di generalizzazione o di qualunquismo, ma un severo monito a mettere mano allo stato di abbandono e di incuria socio–ambientale che corre nella quotidiana omertà della politica verso l’irreparabile.

Si fa solo un chiacchiericcio politico, la cui sortita non trova mai la strada del fare e del dare risposte, se non nella proiezione menzognera del solito “stiamo provvedendo”. È il solito mantra degli attori istituzionali che nulla o poco fanno per adempiere alla delega ricevuta dal popolo. Inabissati nelle poltrone del potere si crogiolano al caldo della vita, lasciando al freddo della loro insipienza e sciatteria ideologico–progettuale un popolo in sofferenza, alla stregua di un ambiente in dissoluzione per una morbosa e mortale mutazione innaturale.

Si parla di bonifica dell’ambiente, cosa giusta e di valenza morale, giacché si vive in simbiosi con esso e con la sua tenuta rigidamente naturale.

Contestualmente, la società civile e la politica dovrebbero provvedere ad una bonifica mentale attraverso l’espurgo di quel malcostume d’inciviltà sociale e di quelle incrostazioni tossiche del malaffare e del disinteresse, tutto nostrano, nella tutela della “res publica”, affrontando le tematiche ambientali col rigore morale dell’essere propositivi nella salvaguardia di tante comunità in affanno.

La politica che non ha dimensioni umane, non può chiamarsi tale, né onora il farne parte, perché qualsiasi approccio risulterà vano, se prima non subentrerà quel sussulto di senso civico, atto a bonificare il proprio “modus vivendi et operandi”.

Anteporre il principio della tutela della salute pubblica non significa impedire lo sviluppo tecnologico e quello della crescita economica del paese. Anzi investire su nuove tecnologie non inquinanti potrebbe assicurare la tutela dell’ambiente e della stessa mano d’opera per generazioni in un divenire di sviluppo e salute pubblica.

Una visione propositiva che non trova proseliti tra i grandi motori della politica mondiale, se i summit e i protocolli delle riunioni internazionali per la salvaguardia del clima e le soluzioni possibili, nati nel 1988 e proseguiti sino al 2014, non hanno sortito l’effetto sperato. E l’emissione degli effetti nocivi di gas serra continua a guastare il clima e l’ambiente.

Una sola è la logica imperante: il business e la giostra di denaro che gira nel mondo delle multinazionali e della stessa politica, elevatasi a scudo protettivo.

Va detto che ogni forma di progettualità e programmazione politica che porti a soluzione condivisa e supportata da atti certi, debba elevare le tematiche, orbitanti nella sfera del bene supremo della vita, a sostanza, con una profonda analisi della storia e dell’essere attori di una comunità, dove ogni egoismo, espressione di quel sovranismo tanto in voga in questa era politica, vada innanzitutto bandito. Sono in gioco la vita stessa del pianeta “Terra” e il futuro delle nostre generazioni e della nostra civiltà.

Questo principio deve propagarsi come monito solenne, sia nella società che nella politica globale, come essenza della nostra esistenza e della nostra umanità, rievocando quell’umanesimo letterario che, con tante pagine di storia e cultura, ci ha tramandato ispirandosi alla concezione dell’uomo e della sua dignità, come autore della propria storia e del proprio essere soggetto attivo e propositivo nella elaborazione di una nuova civiltà.

Resta un principio etico che non riscalda i cuori, né le menti della politica industriale dei grandi della terra, se, ad oggi, nulla è mutato, se non il portafoglio sempre più ricco della propria miseria morale e sociale.

Di certo non vi sono principi etici nella visione politica sia sulla questione ambientale che su quella della migrazione nei paesi dell’Est Europa, i cosiddetti “quattro di Visegrad”, dove la Polonia e l’Ungheria spiccano non solo per il sovranismo imperante e autoritario, ma anche per il loro  euroscetticismo.

Uno spaccato politico di Democrazia illiberale magnificato dall’ostracismo dell’Ungheria all’accoglienza di migranti con l’uso di filo spinato e con un muro eretto al confine con la Serbia, e quello della Polonia che, all’autoritarismo politico associa il netto rifiuto all’uso per fini industriali del carbone fossile, altamente inquinante e  assassino dell’ambiente.

Paesi che ricevono tanti fondi europei per nulla dare in cambio.

Comunque, nel campo della comunità europea sembra apparire sotto il cielo della politica la determinazione del Presidente del Consiglio  Europeo che al Forum Economico Mondiale ha annunciato il “piano verde” per l’abbattimento dell’inquinamento del clima con lo stanziamento di 1000 miliardi di euro in 10 anni.

Saranno sufficienti?

Sarà il comparto istituzionale europeo concorde e unanime a rispettare le direttive stabilite?L’incertezza regna sovrana.

Nessuna incertezza, invece, traspare nel costatare che a queste forme d’immoralità e inciviltà pubblica  si vedano contrapposti  sussulti etici, come segno di una nuova civiltà, appalesatisi con  moti dell’animo e delle coscienze, esplicitati, in piena armonia, nelle piazze mondiali a tutela della vita dell’ambiente e della propria esistenza, nonostante l’indifferenza e l’ostracismo mostrato a più riprese da insane visioni del potere politico.

E a darci certezza di una concettualità etica è il movimentismo di piazza, che ha risvegliato il sano vivere e il rapporto morale con la società: quello ambientale di Greta Thunberg e quello politico delle Sardine. Giovani di belle speranze e di alte motivazioni che, parafrasando  Majakovskij: “la  gioventù ha lo spirito rivoluzionario”, hanno portato all’attenzione mondiale tematiche ambientali e politiche, tradite dal pressappochismo politico e  da finalità di puro interesse. In un parallelismo movimentista sono fermi su punti focali: la democrazia e l’ambiente vanno salvati e tutelati dalle incurie umane e politiche.

Missione impossibile? No.

Se la determinazione e la capacità di muoversi in terreni minati dalla mala politica e dalla inciviltà sociale, non freneranno la corsa di una massa, già evidente, di “rivoluzionari pacifici” per ridare vita all’ambiente e propositività alla politica. Dal clima, alla plastica e rifiuti tossici. Altri elementi fortemente inquinanti e dannosi per l’ambiente.

Sono temi balzati agli onori della cronaca giornalistica: il primo, la plastica che richiede interventi mirati e solleciti, sui quali il nostro governo sembra sia sollecitato a redigere un piano di recupero ambientale; il secondo, i rifiuti tossici che a tonnellate sono stati interrati in area casertana e che rappresentano la spina nel fianco della Campania, dove insieme alla cosiddetta “Terra dei Fuochi” spiccano come dramma collettivo.   Nonostante le tante tragedie umane registrate con decessi e malattie, ancora restano un serbatoio di avvelenamento e di degrado della politica.

È proprio di questi giorni la legge regionale della Campania che impedisce l’utilizzo sulle spiagge di contenitori di plastica non biodegradabili. Così come l’inizio del lavori per la bonifica dell’ex area Italsider di Bagnoli. Una tematica ambientale che insiste da un ventennio e che vede gli attori istituzionali, il Sindaco di Napoli e il governatore della Campania, in campo per l’inizio dei lavori, dopo anni di scontri verbali, lungaggini burocratiche che hanno registrato anche offese personali. La data annunciata della fine della bonifica dell’area bagnolese è stata fissata per il 2024.

Sarà così?

Sarà un altro inizio senza fine, aggiungendo un’altra cattedrale nel deserto alle tante esistenti nel panorama territoriale del paese? È sufficiente sul tema della plastica un divieto legislativo a impedire uno stato d’inciviltà che appare quotidianamente innanzi ai nostri occhi? E per “la Terra dei Fuochi” quale piano di bonifica è stato attivato, se continua a bruciare veleni inquinanti l’ambiente e l’intera comunità casertana?

Esiste una mappa del territorio da bonificare, visto che sono emerse nel mese di gennaio 2020 altre due aree di criticità ambientale, oltre quelle già conosciute? Quando si potrà cominciare a parlare solo di bellezze artistiche dell’area casertana e non d’inquinamento tossico e di morti? Ci sarà una luce che sia di vita e non di fuochi? Quanti interrogativi mi sovvengono quando opere di pubblica utilità iniziano il loro percorso. Purtroppo a farli sorgere è il malcostume politico imperante nella progettualità e nella programmazione della “res publica”.

Troppi interrogativi per un approdo sulla sponda dell’etica pubblica.

Per orbitare in essa (etica pubblica),  sono essenziali una sana coscienza e un senso di responsabilità profondo e impermeabile alle lusinghe del “particolare” guicciardiniano  di quanti operano e di quanti vivono in quel contesto ambientale, motivati dalla tutela della vita e di sé stessi.

di Raffaele Villani

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