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Bollette: l’anno 2022 inizia con un rincaro per luce e gas

Redazione Informare 01/01/2022
Updated 2022/01/01 at 4:50 PM
3 Minuti per la lettura

Nuovo anno, nuovo rincaro delle bollette. Le brutte sorprese del nuovo anno non si lasciano attendere. Il 2022 parte infatti con un rincaro oneroso delle bollette: dal primo gennaio scattano i nuovi aumenti che per il primo trimetre saranno del +55% per l’elettricità e del +41,8% per il gas.

Una forte stangata per i consumatori che sarebbe però stata sicuramente più forte senza gli interventi del governo che ha immesso altri 3,8 miliardi in legge di bilancio. La situazione resta comunque critica, tant’è che l’esecutivo sta già pensando a nuove manovre per rafforzare ulteriormente le misure.

Gli aumenti per il primo trimestre 2022 decisi dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) segnano un nuovo record rispetto agli aumenti già forti degli ultimi trimestri (a luglio +9,9% per l’elettricità e +15,3% per il gas; a ottobre +29,8% per la luce e +14,4% per il gas) ma sarebbero stati ancora più forti senza l’intervento del governo: i nuovi straordinari record al rialzo dei prezzi dei prodotti energetici all’ingrosso e dei permessi di emissione di CO2, spiega l’Arera, avrebbero infatti portato ad un +65% per la luce e +59,2% per il gas.

Le nuove tariffe si tradurranno in una spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (tra il primo aprile 2021 e il 31 marzo 2022) di oltre 2.300 euro: circa 823 euro per la bolletta elettrica (+68% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente), spiega l’Arera, e circa 1.560 euro per il gas (+64%). Considerando invece il 2022 si tratta di una stangata record da oltre mille euro in più a famiglia: una maggior spesa di 1.008 euro (441 euro per luce e 567 euro per il gas).

Le associazioni dei consumatori considerano le misure prese dal governo insufficienti e si appellano anche all’UE affinché imponga prezzi fissi.

Una situazione davvero difficile: si prevede che nei primi 6 mesi del 2022 il caro-energia metterà a rischio, almeno con la sospensione temporanea, 500 mila posti di lavoro in Italia. Con variazioni annue delle tariffe che in alcuni comparti rischiano di raggiungere il +250%, secondo gli Artigiani, molte aziende del vetro, della carta, della ceramica, del cemento, della plastica, della produzione laterizi, della meccanica pesante, dell’alimentazione, della chimica, etc., potrebbero essere costrette a fermare la produzione, perché non in grado di far fronte all’aumento esponenziale di questi costi fissi.

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