Il festival integrato della cultura campana Bocconi di Storia si è rivelato nella pienezza della sua identità lo scorso 14 settembre.

La cornice unica della Reggia di Carditello ha ospitato le tradizioni, l’enogastronomia, la musica e l’arte campana in una serata entusiasmante, raccogliendo il consenso dei visitatori accorsi numerosi.
Creato grazie al bando Funder 35 e promosso da Fondazione Cariplo, Fondazione CON IL SUD e altre fondazioni bancarie, l’iniziativa è stata realizzata nell’ambito del progetto “Da Humus ad Homo”, dalle cooperative sociali Agropoli Onlus e Cooperativa Sociale Pasifae, dalle associazioni Work in progress, Sinistra 2000 e Officina Volturno, in collaborazione con la Fondazione Real sito di Carditello, la cooperativa sociale Il Cardo e Canapa Campana. Un complesso insieme di giovani campani impegnati nel restituire a questo territorio il suo splendore attraverso le eccellenze di cui è produttore.

Obiettivo degli organizzatori è di «presentare per conoscere, recuperare e riscattare le potenzialità del nostro territorio e riscoprirne la bellezza, così che i cittadini possano sentire forte il legame e, di conseguenza, aumentare la consapevolezza e l’impegno per la sua tutela e cura». Un sentimento che accomuna le nuove generazioni, dimostrato con il ritorno all’agricoltura, leva fondante della Terra Laboris, e con una rinnovata sensibilità all’ecologia.
Raccontando e mostrando quanto c’è di positivo nelle province campane, gli organizzatori sono stati in grado di riunire in un solo luogo le più belle tradizioni, l’enogastronomia, la musica e l’arte in un evento mai banale, a cominciare dalla location. Infatti, il Real Sito di Carditello, oltre ad essere esempio storico di prima fattoria moderna, primo luogo di produzione di mozzarella di bufala e gioiello architettonico di Collecini, è oggi soprattutto il simbolo dell’impegno della cittadinanza nel recupero del proprio patrimonio culturale.

Difatti, sono stati i cittadini di San Tammaro, con l’appoggio di numerose associazioni, a chiedere e ottenere l’attenzione delle istituzioni per un piano di ripristino e valorizzazione della magione.

Leva principale del festival sono stati i prodotti agroalimentari ed enogastronomici della Terra di Lavoro, tra antiche tradizioni e rivisitazioni moderne. A partire dall’immancabile mozzarella di bufala, pizza fritta o a portafoglio e le sfogliatelle, ormai conosciute e apprezzate nel mondo, si è fatto un salto nel passato con il “cozzetto” di pane farcito di ragù a cura della NCO.
Una pietanza questa, che ricorda le merende preparate dalle nostre nonne, ma che, prima ancora, compare nel 1773 con il Trattato del Cuoco Galante, di Vincenzo Corrado, cuoco delle corti napoletane.
Il testo è oggi considerato il primo trattato della cucina mediterranea e all’epoca fu stampato 6 volte e richiesto in tutto il mondo dalle principali autorità. Al contempo, non sono mancate le rivisitazioni in chiave moderna. Canapa Campana ha offerto i classici taralli napoletani con aggiunta di farina di canapa sativa, permettendo di apprezzare le proprietà nutritive di un prodotto per troppo tempo abbandonato ma che sta trovando nuovo spazio sul mercato moderno e nelle colture.
Più sorprendente è stata la presentazione del “Mozzacchio” della pasticceria Palma di Aversa. Un dolce a base di ricotta, pistacchi e cioccolato, coperto da una mousse di mozzarella di bufala «ideato per celebrare il territorio», come affermato dal Maestro pasticcere Raffaele Pellegrino, e che mette in luce come dalla tradizione possano nascere nuove idee irresistibili. Grande protagonista è stata anche la buona musica degli artisti del territorio, con alcuni dei progetti musicali più interessanti degli ultimi anni. Hanno aperto l’area concerti i Terra Nera, una giovane band emergente vincitrice del secondo contest WIP Award promosso dall’associazione Work in Progress.

Dopo aver calcato il red carpet della della 76esima Mostra internazionale del cinema di Venezia, ad esibirsi sul palco sono state le Ebbanesis. Il duo composto da Viviana Cangiano e Serena Pisa, si è esibito in uno spettacolo-concerto alternando brani della canzone popolare italiana a quelli della canzone classica napoletana, intervallati da piacevoli siparietti umoristici che esaltano le doti attoriali delle due artiste napoletane.

«Siamo orgogliose di essere state invitate al Bocconi di Storia per celebrare la tradizione napoletana», ci ha racconta Viviana. «Essere nati a Napoli è una fortuna, soprattutto per noi artisti che abbiamo la possibilità di attingere da un repertorio classico e moderno infinito. La musica napoletana è apprezzata nel mondo perché è poesia e riesce a raccontare la nostra città così com’è: la più bella del mondo».
A chiudere la serata è stata la Scat’Gatt’ Orchestra presentando in anteprima “Rari Nantes” il primo lavoro discografico in auto produzione di questo progetto che proprio a settembre compie 10 anni di attività.
Cornice all’intero evento è stata la mostra fotografica collettiva “Da Humus ad Homo” a cura dei fotografi professionisti Alessio Paduano, Mauro Pagnano, Giulio Piscitelli e Roberto Salomone. Un’analisi fotografica della Terra di Lavoro che pone l’attenzione sulle enormi potenzialità del comparto agricolo tra mestieri sopravvissuti e un costante, ma lento, ritorno alla terra.
Il progetto è sviluppato su quattro storie, tutte legate alla produzione di beni tipici del territorio: la produzione del latte di bufala per la mozzarella, la coltivazione della canapa sativa, la produzione del pomodoro e la realizzazione di conserve, le alberate aversane da cui si ricava il vino asprinio presidio Slow Food. Esempi e storie positive d’imprenditorialità che stanno contribuendo alla rinascita del territorio e a valorizzarne le tipicità.

di Maria Rosaria Race

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°198
OTTOBRE 2019

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