Dopo il grande successo di pubblico, torna il 14 settembre 2019, il festival Bocconi di Storia con una serata ricca di eventi, spettacoli e naturalmente degustazioni, nella magnifica cornice del Real Sito di Carditello per celebrare la “Terra di Lavoro”.

La denominazione “terra laboris”, fu utilizzata già da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C., a indicare quella terra grassa e fertile che ha reso l’agricoltura fonte principale di guadagno della zona che va dal basso Lazio alla Basilicata. Una denominazione che ben definisce la laboriosità degli abitanti e il loro spirito d’iniziativa. Numerose sono infatti le coltivazioni di ortaggi e frutta,  gli allevamenti bovini e la produzione casearia (prima su tutte la produzione della mozzarella di bufala), i salumi, il vino, l’olio, la seta e il lino: l’agroalimentare italiano amato e apprezzato nel mondo.
Riscoprire i luoghi storici della produzione è un viaggio nel tempo al quale difficilmente si può resistere, ed è reso possibile solo in alcuni luoghi.

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Gli organizzatori del festival

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È questo il caso del Real sito di Carditello, scelto come cornice d’eccezione del festival Bocconi di Storia e che rappresenta a pieno la operosità e imprenditorialità del popolo campano. Costruito nel 1774 dall’architetto Collecini, il Real Sito di Carditello era stato destinato da Carlo di Borbone alla caccia e all’allevamento di cavalli di razza Persano. Successivamente, per volere di Ferdinando IV di Borbone, fu tramutato in una fattoria modello per la coltivazione, l’allevamento di razze pregiate di bovini e cavalli, oltreche primo luogo di produzione della mozzarella di bufala. Ferdinando possedeva una visione imprenditoriale moderna influenzata da correnti illuministiche, che ha segnato fortemente lo spirito del popolo del regno di Napoli.

Il festival si propone di presentare le tradizioni campane, non solo agroalimentari, per conoscere, recuperare e riscattare le potenzialità del territorio troppo a lungo assopite. Riscoprendone la bellezza, i cittadini potranno sentire forte il legame con la propria terra madre, aumentando la consapevolezza e l’impegno per la sua tutela e cura.

Principale leva del festival sono i prodotti tipici della Terra di Lavoro: un volano per uno sviluppo locale sostenibile, sia sotto il profilo sociale che sotto quello economico, nonché sostenibile ecologicamente. Tra showcooking e stand enogastronomici troveremo: l’immancabile mozzarella di bufala a cura dei caseifici locali, il pan ripieno “domestico al ragù” (questo panino richiama il Trattato II del Cuoco Galante, dove si descrivono le pietanze a base di “animali quadrupedi domestici” tra i quali il manzo ed il maiale) a cura della NCO – Nuova Cucina Organizzata, i dolci tradizionali della Pasticceria Palma di Aversa e le preparazioni da forno del Biscottificio Petrone di Sant’Arpino.

Un’offerta tradizionale che strizza l’occhio a nuove produzioni come le proposte di Canapa Campana che, tra cibi, birra e prodotti realizzati in fibre di canapa, ripropone un’antica e tipica coltura locale (basti pensare alla denominazione di Frattamaggiore come città della canapa tanto da erigere un monumento in onore delle “canapine”) dimenticata per molto tempo, ma che sta ritrovando posto nel mercato moderno. Irrinunciabile sarà un assaggio del vino Asprino di “alberata aversana” a cura della Cantina Vitematta. Questo vitigno, presidio Slow Food, ha origini etrusche e un sistema di coltivazione unico al mondo che permette alle viti di crescere in altezza, fino a dieci metri, risparmiando terreno per altre colture.

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Le eccellenze non si esauriscono in tavola: arte e musica sono imprescindibili per una comunità eclettica come quella campana.

Se la musica è in grado di riassumere in sé il carattere e la storia di un popolo attraverso sonorità precise, ciò è tanto più vero se associato alla canzone napoletana: un genere di componimenti immediatamente riconoscibile per lingua, testi e acustica. La canzone napoletana è diventata un vero e proprio “caso artistico” per produzione e diffusione, tanto da essere identificata all’estero come “la musica italiana”.
Nata nel XV secolo con il riconoscimento del napoletano a lingua ufficiale del regno, è arrivata a oggi mantenendo intatta la sua attrattiva, reinventandosi e adeguandosi ai tempi senza mai perdere la sua essenza narratrice. Ne saranno prova i musicisti ospiti di Bocconi di Storia che proporranno reinterpretazioni e nuovi stili della musica più apprezzata al mondo.
Aprirà la serata il gruppo Terra Nera, nel cui sound i suoni del sud del mondo diventano punto di partenza per creare un’originale partitura in cui la lingua napoletana è l’espressione diretta della loro comunicazione, segno di appartenenza e di connotazione identitaria a cui affidare testi che trattano di esperienze quotidiane dell’ambiente in cui vivono. Proseguirà il duo EbbaneSis che riarrangia con originalità i classici della musica napoletana in chiave moderna e contemporanea realizzando fantastiche versioni swing. Seguirà la Scat’Gatt’Orchestra che, composta da brillanti musicisti, propone una musica frizzante frutto di una mescolanza ben riuscita di generi diversi.

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Il duo EbbaneSis

A completare il festival la mostra fotografica collettiva Da Humus ad Homo dei fotografi Alessio Paduano, Mauro Pagnano, Giulio Piscitelli e Roberto Salomone.
Un’analisi fotografica della “Terra di Lavoro” che vuole porre l’attenzione sul concetto del territorio e della sua storia legata alle eccellenze agricole e antropologiche quale volano per un’auspicabile rinascita e ritorno alla Campania Felix.

Un appuntamento irrinunciabile per celebrare la cultura fondante di un popolo fiero delle proprie origini e sempre volto con lo sguardo al futuro. Bocconi di Storia si terrà il 14 settembre prossimo presso il Real Sito di Carditello, dalle ore 19.00. Il biglietto d’ingresso di 7 euro (acquistabile anche online su www.bocconidistoria.it) dà diritto al parcheggio, accesso a tutte le aree e “boccone omaggio”.

di Maria Rosaria Race

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

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