Boccaccio 2020: il primo film sul coronavirus

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informareonline-boccaccio-2020-2Durante la pandemia, avrete sicuramente notato che tutte le produzioni cinematografiche si sono fermate. Il giovane regista cinetelevisivo Francisco Saia, invece, ne ha approfittato per fare uscire Boccaccio 2020, un film antologico che vanta essere “il primo film sul coronavirus”.

Il film raccoglie alcuni corti del regista, gustosamente trash e intenzionalmente poveri di valori produttivi. In tutti i corti i personaggi si abbandonano a frasi fatte sincerissime nello stile dei migliori film trash italiani anni 70-80, creando un’esperienza assolutamente divertente e da gustare rigorosamente con amici.

Francisco, il tuo film adesso sta facendo il giro di alcuni festival. Parlaci un po’ di come è nata l’idea.

«A Savona, città in cui vivo, avevo degli amici e colleghi appassionati del genere trash, e prima di intraprendere gli studi cinematografici avevo con loro realizzato dei corti trash che trattassero dei fenomeni sociali ma con del grottesco, tra cui le parti di Boccaccio 2020.
Nel 2019 avevo già in mente di produrre un lungometraggio per raccoglierli e omaggiare così il cinema di serie z americano e i film collettivi a episodi e di serie b italiani; poi l’arrivo del coronavirus e il lockdown mi hanno ricordato molto la peste del 1348, proprio quella peste da cui ha tratto ispirazione Boccaccio nel Decameron. Così ho mescolato l’idea del lungometraggio trash a episodi con l’idea di un film sul coronavirus, arrivando a ideare la vicenda di un gruppo di ragazzi moderni che per sconfiggere la noia decidono di trasgredire le regole imposte dal governo, si radunano in segreto e raccontano storie trash per passare il tempo. Ho voluto chiamarlo Boccaccio 2020 per omaggiare anche un grande film a episodi italiano: Boccaccio 70.

Il film è stato prodotto da FEDIC e distribuito da Draculastreet Production in home video».

Qual è il tuo pensiero sul trash e sul suo posto oggi nel cinema?

«Il trash andava molto di moda in America negli anni ‘60 e ‘70 e in Italia negli anni ‘70-’80, con un discreto successo commerciale. Comprendo che, con l’evoluzione del cinema, ai giorni odierni sia quasi del tutto scomparso. Penso che se oggi il trash tornasse di moda non sarebbe un genere che attrarrebbe l’intera società di massa, ma solo quei gruppi mirati di persone che hanno passioni per il gusto del grottesco e dell’anticonformismo in generale. E penso che sarebbe un bene, perché si tratta pur sempre di un genere degno di considerazione, che merita un suo seguito».

Ci sono altri progetti a cui stai lavorando?

«Prima dell›arrivo del coronavirus stavo organizzando le riprese di un corto horror da me diretto, sulla dipendenza dai social network, ma in chiave horror psicologico».

di Lorenzo La Bella
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°205
MAGGIO 2020

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