“Blu Tour”: da Milano a Londra la tournée musicale di Franco Ricciardi

Franco Ricciardi

Da cantante ad attore, dal recente album “Blu” al film “Ammore e malavita”. Il protagonista è sempre lui: Franco Ricciardi. Dalle “periferie” di Napoli alla conquista dell’estero è il viaggio che farà a breve l’artista partenopeo con la sua tournée musicale. È un periodo importante della sua carriera, questo che sta vivendo. Oltre all’album e alla partecipazione alla pellicola cinematografica, Franco è stato anche la voce della colonna sonora dei profumi “The One” di Dolce&Gabbana. Reduce dal successo di “Ammore e Malavita” e dalla vittoria del “David di Donatello” con la canzone “A verità”.

Franco, l’album “Blu” è uscito di recente. Che tipo di album è? Come è stato “concepito”?
«È un disco viscerale. È un disco che pensavo di fare già da tempo. È un lavoro in lingua napoletana. Un disco intraprendente, “intimista”. È venuto il momento di raccontarmi maggiormente, mettendomi “a nudo”. Di solito faccio un disco quasi ogni anni; questo, invece, è giunto a tre anni di distanza da “Figli e Figliastri”».

Tra i brani presenti nell’album, qual è quello che più ti racconta?
«Mi sono messo a nudo in questo tracce. L’album mi rappresenta interamente, ma il pezzo che più mi si addice è “So Sempe chille”. Non ho mai fatto pezzi autobiografici e questo è l’unico che tengo maggiormente in considerazione».

A Napoli oramai è “Ricciardimania”. Come ti spieghi questo successo? A cosa è dovuto secondo te?
«Credo che il pubblico avverte quando un cantante è vero. Sono trascorsi diversi anni da quando ho intrapreso questo percorso: a breve festeggerò i 30 anni di carriera. Sono uno che vive fortemente la città. Quando mi chiedono: “Ma quanti figli siete”, io rispondo tantissimi perché alla fine siamo diventati una sola famiglia. Questo è anche grazie anche alla rete che ti dà la possibilità di poter comprendere il tuo pubblico cosa voglia. La rete è la vecchia comitiva».

 

 

Nel corso del tuo percorso artistico, diversi sono stati gli album pubblicati. Come e quanto è cambiato Franco Ricciardi?
«Sono trascorsi gli anni ma sono sempre Franco Ricciardi, al di là di altre conoscenze ed altri progetti. Nonostante spesso cambi genere, cambi pelle e sia in continua evoluzione, l’anello che lega ciò è Franco Ricciardi, che riconosci ovunque».  

Adesso sarai in tour, raggiungerai Milano e l’estero. La tappa milanese è all’Alcatraz. Cosa rappresenta per te suonare questo luogo? Che emozioni provi?
«Sono contento di questa data di Milano, all’Alcatraz,  il tempio della musica milanese. È bello confrontarsi, anche se alla fine viviamo nello stesso paese in quanto oggi non c’è distanza grazie anche alla rete. Sono contento di affrontare questo palco. Ci tenevo molto a questa data: sarà un proprio vero evento. Prendo le cose con leggerezza in quanto così sembrano meno difficili di quanto possano essere».

Sarai poi a Londra. Come ti stai preparando a questa tappa?
«Londra è un’altra bella tappa. Per quanto riguarda lo spettacolo, e cioè la parte musicale è già pronta. Sarà, infatti, quella che sto portando in giro per l’Italia, il “Blu Tour”. Cerchiamo di guardare maggiormente la parte tecnica più che artistica perché, ripeto, quella artistica è già pronta bisogna solo suonarla live. Suonare all’estero dà sempre una carica maggiore e in Inghilterra ancor di più: nonostante ci sia qualche insicurezza, c’è il sapore della conquista».

Quanto è stato fondamentale per te l’essere napoletano durante il tuo percorso artistico?
«L’essere napoletano per me è una marcia in più.  Siamo fortunati nel nascere nella nostra città, che è bellissima. È una città d’arte. L’essere napoletano ti aiuta e poi io vengo dalla periferia, da dove  molti pensano che non si possa uscire. Vengo dal fango, le vittorie hanno un altro sapore».

 

 

Da cantante ad attore. Di recente hai vinto il premio “David di Donatello” per “A Verità” e adesso sei al cinema in “Ammore e Malavita”. Ci racconti queste esperienze sul grande schermo?
«Il cinema rappresenta u n’altra bella esperienza. Non ho mai pensato di poterlo fare. All’improvviso è arrivato: mi è stato proposto di recitare e fare un pezzo per  “Song’ e napule” dei registi Manetti Bros, che sono professionisti squisitissimi, bravissimi, in gamba.  Sono stato, insomma, catapultato in questa avventura del cinema che poi si è rivelata bellissima, stupenda e grazie a questa avventura abbiamo avuto il piacere di partecipare al David, averne la nomination e vincerlo nella categoria “canzone originale” con “A verità”. Mi è stato poi proposto film “Ammore e malavita”, progetto dei Manetti Bros, che è stato ancora più bello perché ci sono più pezzi  musicali perchè questo è un musical e mi è ancora più vicino in quanto tale».

Hai detto di venire dalla periferia e nel tempo ti sei fatto apprezzare per il tuo stile e bravura. Cosa ti senti di consigliare ad un giovane e cosa ha rappresentato per te la periferia”?
«Venire dalla periferia, come ho già detto, è una marcia in meno ma è quella marcia in meno che ti dà la forza per andare più forte in avanti. Le vittorie hanno un altro sapore quando si viene dalla periferia. Consiglio ai giovani di crederci sempre, di avere degli obiettivi nella vita e raggiungerli e subito dopo averne un altro. Bisogna essere tenaci».

di Giovanni Iodice

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