Black Lives Matter: l’Italia ha scelto di non inginocchiarsi

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Colin Koepernick, quarterback dei San Francisco 49ers, si inginocchiò durante l’inno americano nel 2016. La sua decisione ha portato, man mano, a istituzionalizzare nello sport oltreoceano questo gesto. Tale mossa ha portato con sé gli strascichi di una fetta della nazione reazionaria, razzista e vicina alle ale estreme del GOP.
Successivamente ai fatti di Maggio a Minneapolis, con l’uccisione di George Floyd, anche l’NBA ha fatto enormi passi in avanti, facendo inginocchiare i giocatori e rendendolo così momento chiave della partita durante l’inno nazionale. Anche la Premier League, nella prima stagione durante la pandemia, ha scelto di iniziare ogni partita con arbitri e calciatori di ciascuna squadra che si inginocchiano.
Questo momento, così significativo ma così discusso dai leader politici che spesso e volentieri strizzano l’occhio al sovranismo, è stato avvicinato alle istituzioni dello sport come segno di solidarietà al movimento Black Lives Matter.
Informareonline-black-lives-2Forse i più attenti ricorderanno che, nei giorni degli scontri, milioni sono stati i post a sfondo nero nel celebre #blackouttuesday, così come sono state numerose le proteste in tutto il mondo che hanno riportato alla luce le lotte al razzismo in divisa, con il caso specifico di Parigi e della conseguente lotta alla legge di sicurezza globale, che tutela ancor di più le libertà degli agenti, contro la diffusione audiovisiva degli arresti.
In quei giorni, paradossalmente anche nel vecchio continente, è girato un altro post proveniente da BLM e dalla congresswoman Alexandra Ocasio Cortez, dove si davano consigli reali a chi aveva a che fare con gli agenti di polizia durante le mobilitazioni. La grande popolarità di quel testo legale, divulgato da un team di avvocati statunitensi, è arrivato pian piano in tutti gli stati e hanno potuto usufruirne tutte le comunità BLM.
Premesso ciò, è evidente che queste azioni di solidarietà, tramite anche un singolo post condiviso o uno schermo nero con un hashtag dall’altra parte del mondo, sono riuscite a fare la differenza sostanziale nei giorni bui per il paese delle “libertà”. Lo affermava la Cortez, in periodo di elezioni lo ha detto il presidente Joe Biden e lo hanno confermato i vari attori protagonisti: da LeBron James a Hamilton, da Romelu Lukaku fino all’antesignano di tutto ciò, Colin Koepernick.
Informareonline-belgio-lukakuLa notizia, che fa scalpore e che inevitabilmente destabilizza, è che un paese con forti correnti ex secessioniste e ultranazionaliste come l’Italia ha scelto di non inginocchiarsi, indirizzando, non poco, il destino storico di questo paese.
L’Italia, altresì, nella persona della Figc in questo caso specifico, dimostra di non essere ancora al passo di realtà inclusive, globalmente intese, tendendo ad estrinsecare il proprio razzismo istituzionalizzato ogni qualvolta venga chiamata in causa. D’altronde, la federazione italiana stessa è sottoinsieme di un più grande ente come l’UEFA, che pochi giorni fa ha vietato l’illuminazione arcobaleno all’Allianz Arena di Monaco, mostrandosi arrendevole difronte a federazioni come quella russa ed ungherese, che addirittura sfoggiano con fierezza il loro ribrezzo per il processo democratico e ciò che ne consegue.
Ci si poteva mettere in pari con gli altri, elargendo un segnale di partenza come questo che avrebbe anticipato, poi, una riconversione culturale dello sport. Non si è trovato spazio né volontà di imporre decisioni tese alla vicinanza a giustizia sociale e diritti.
di Matteo Giacca
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