Biodigestore e aree verdi: raccolta firme a Caserta

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Fabio Pellegrino e Pio Del Gaudio (rispettivamente il primo e il quarto da sinistra) alla raccolta firme del 12 settembre a Piazza Cattaneo. Fonte: La Voce di Fabio
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Il 12 settembre, a Piazza Cattaneo, si è tenuta una raccolta firme a sostegno di due petizioni lanciate da “Caserta nel verde”: una mirante a bloccare la realizzazione del biodigestore a Ponteselice; l’altra a promuovere aree verdi nei luoghi interessati da progetti ad alto tasso di cementificazione.

La lotta al biodigestore

“Stiamo raccogliendo firme per contrastare il progetto volto alla realizzazione di un impianto di compostaggio dei rifiuti in zona Ponteselice. È il nostro modo, quale associazione ambientalista, per proseguire la lotta al biodigestore iniziata due anni fa.” Lo ha dichiarato Fabio Pellegrino, capolista di “Caserta nel verde”. Ci tiene a puntualizzare: “Il nostro attivismo prescinde dalla tornata elettorale: ci siamo occupati di ambiente prima e ce ne occuperemo dopo. L’attuale amministrazione non ci riserva molta considerazione. Più in generale, negli ultimi 15 anni per il verde, a Caserta, non è stato fatto nulla. Così, abbiamo deciso di provare a influenzare da dentro il comune, presentando una nostra lista”.

Perché non a Caserta

La petizione mira all’immediato ritiro della delibera 79/2020, che ha approvato il progetto per la realizzazione del biodigestore, nonché all’immediata archiviazione del progetto stesso. “Il problema è la collocazione dell’impianto”, ci spiega Fabio Pellegrino. “Già due anni fa è stata lanciata una petizione per contrastare il progetto per il biodigestore a Cava Mastellone. Anche grazie al nostro impegno, l’idea è stata poi accantonata. Il comune, adesso, intende realizzare l’impianto a Ponteselice, zona ASI, a 700 metri dalla Reggia. Ciò vuol dire che dalla Reggia di Caserta si vedrà il sito, che non è piccolo: è un impianto in grado di smaltire 40 mila tonnellate di rifiuti organici. Di queste, solo 10 mila tonnellate sono prodotte da Caserta mentre 30 mila provengono dalla provincia. Ciò vuol dire che ci sarebbe un traffico di camion che vengono a scaricare rifiuti.”

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Dello stesso avviso il candidato sindaco Pio Del Gaudio: “È assurdo che vicino ad uno dei monumenti più importanti del mondo, patrimonio Unesco, si realizzi un impianto enorme, che alimenta l’immagine di Caserta come città di rifiuti quando non lo è. Sarebbe, peraltro, paradossale che accanto ai turisti passassero i camion dell’immondizia. È inopportuno che a Caserta si realizzi l’impianto”. “C’è poi un motivo di tipo tecnico-normativo”, ha aggiunto. “La prima delibera sul biodigestore, che doveva essere seguita da alcune analisi sui terreni, fu la mia. La bloccai perché mi resi conto che in città non ci sono i terreni idonei ad ospitare il sito: né nella zona dell’ASI, né nella zona di Cava Mastellone, anche per ragioni di carattere morfologico.”

L’alternativa: costruirlo in un altro comune della provincia

La domanda sorge spontanea: perché l’attuale amministrazione insiste tanto sul localizzare l’impianto in prossimità del centro abitato? Ci risponde Del Gaudio: “L’obiettivo è ottenere finanziamenti. Ma la logica del finanziamento a tutti i costi per poter poi spendere male risorse pubbliche non tiene. Io ritengo che prima di tutto si fa un progetto, poi si valuta se quel progetto è fattibile ed è collocabile in un dato contesto. Sicuramente l’impianto non può essere realizzato nel centro di Caserta ma ci sono altre zone più rispondenti allo scopo”.

Dello stesso avviso anche Fabio Pellegrino: “Il progetto dovrebbe essere ceduto ad un altro comune della provincia”. “Il biodigestore non è la soluzione al problema dei rifiuti a Caserta”, ha proseguito. “Noi, come associazione, suggeriamo di partire dal potenziamento della raccolta differenziata. La società che ha vinto la gara d’appalto per gestire i rifiuti deve garantire che siano differenziati e il comune deve controllare che ciò avvenga e vigilare sulla fase del ritiro e su quanto avviene nelle isole ecologiche. Proponiamo di prendere ad esempio realtà come il comune di Portici di Napoli in cui si è passati dal 30% di differenziata al 70%.”

La petizione “Caserta per il verde”

Nella stessa giornata sono state raccolte firme a sostegno della petizione “Caserta per il verde”. Con quest’ultima si richiede che le risorse stanziate per la realizzazione di infrastrutture e opere ad alto tasso di cementificazione siano utilizzate per la promozione e la cura di aree verdi negli stessi siti interessati da tali progetti. In aggiunta, si domanda regolare manutenzione e cura delle aree verdi esistenti. Nella petizione non mancano riferimenti al progetto approvato dalla giunta Marino che prevede di abbattere gli alberi che costeggiano il Macrico perché barriera architettonica. Gli alberi di alto fusto dovrebbero essere sostituiti con altrettanti alberi di medio fusto, sempre a bordo del marciapiede. Pellegrino commenta: “Portando avanti la politica dell’attuale amministrazione di abbattimento degli alberi la qualità dell’aria peggiorerà. Se l’albero non può essere curato, lo si deve sostituire con un numero di alberi tale da produrre la stessa quantità di ossigeno. Se le radici costituiscono una barriera architettonica, occorre valutare soluzioni diverse dall’abbattimento. Noi proponiamo di costruire una specie di recinto di cemento armato, traspirante, con dei buchi per far passare terreno, acqua e aria, che contenga le radici e sia rialzato di 20 centimetri”.

di Ilaria Ainora

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