Biodigestore a Caserta: rischi e possibilità

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Tra critiche e interrogativi il progetto è ancora in stallo

Sono passati circa cinque anni da quando Caserta ha sentito parlare per la prima volta di biodigestore: una tecnologia all’avanguardia per lo smaltimento di rifiuti solidi organici, potenziale fonte di energia elettrica o termica. Stando alle dichiarazioni di Legambiente, pubblicate sul suo sito ufficiale, determinante sarebbe il contributo alla riduzione dell’utilizzo di fonti fossili: il biogas è, infatti, una fonte rinnovabile, un alleato contro l’inquinamento atmosferico e la crisi climatica.
La distribuzione di tali impianti sembrerebbe, tuttavia, disomogenea. Legambiente segnala, in particolare, l’esigenza di colmare il deficit impiantistico tuttora esistente nel centro sud. Il primo nodo problematico è il dimensionamento e la collocazione delle strutture.

La localizzazione più confacente sembrerebbe quella delle aree industriali, in prossimità degli spazi a maggiore concentrazione di rifiuti, al fine di ridurne al minimo lo spostamento sul territorio. Tuttora controversa e al centro di dibattiti la decisione circa l’area prescelta per la realizzazione dell’impianto in provincia di Caserta: è quanto si evince dalla risposta del Ministro dell’Ambiente all’interrogazione depositata al Senato da 14 parlamentari del Movimento 5 Stelle, tra cui Vilma Moronese, nel luglio 2020. Il Comune di Caserta, in risposta all’avviso rivolto alle Amministrazioni comunali dalla Regione Campania, aveva manifestato, già nel 2016, la disponibilità ad ospitare l’impianto nell’area ASI di Ponteselice.
Nel giro di pochi mesi, si è preferito destinare al progetto l’area Lo Uttaro.

Stante la compromissione ambientale del sito, il Comune ha successivamente valutato la possibilità di realizzare l’impianto a Gradilli: area non idonea in quanto soggetta a vincoli ambientali e paesaggistici, come si legge nell’interrogazione. Si era, inoltre, ipotizzato di collocare l’impianto a Casa Mastellone.
«La zona si è rivelata inidonea, a causa della porosità del terreno e la potenziale compromissione delle falde acquifere», abbiamo appreso da Pio Del Gaudio, sindaco di Caserta dal 2011 al 2015. Nel 2021 la storia si ripete. Con delibera 79/2020 l’amministrazione Marino ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione di un impianto di compostaggio dei rifiuti – ancora una volta – in zona Ponteselice, senza – sembrerebbe – che sia stato richiesto il parere della Soprintendenza.

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Non mancano movimenti ambientalisti che segnalino l’inadeguatezza della collocazione. L’impianto, infatti, verrebbe realizzato in una zona sì industriale ma a soli 700 metri dalla Reggia. La struttura non passerebbe di certo inosservata. L’impianto, infatti, sarebbe in grado di smaltire ben 40mila tonnellate di rifiuti organici: una non piccola aggiunta alla veduta che offrono le vetrate di Palazzo Reale. Peraltro, 30mila tonnellate di rifiuti proverrebbero dalla provincia, da cui un discreto traffico di camion in pieno centro storico.
La realizzazione dell’impianto in una zona turistica sembrerebbe, in poche parole, inopportuna. Perché, allora, perseverare nella decisione di collocarlo in prossimità del centro abitato? «L’obiettivo è ottenere finanziamenti», aveva dichiarato Del Gaudio a inizio settembre.
L’interrogativo che adesso ci si pone è: sostenibilità e turismo, occupazione e vivibilità, sono davvero interessi inconciliabili?
Eppure sembrerebbero praticabili vie alternative per rilanciare l’ecologia a Caserta, come potenziare la raccolta differenziata o, semplicemente, ripensare la collocazione dell’impianto in una zona più distante dal centro storico, peraltro soggetto a stringenti vincoli paesaggistici. L’auspicio è che l’ecologia non si riveli occasione per speculazioni politiche, a danno di una collettività già provata.

L’auspicio è che la Terra dei fuochi si riappropri della sua dignità di culla dell’arte, valorizzando la sua ricchezza storica e culturale.
L’auspicio è che Caserta possa tornare ad essere città in cui valga la pena di restare.

di Ilaria Ainora

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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