Berlusconi, il personaggio che ha spaccato l’Italia per 45 anni (e continua a farlo)

Donato Di Stasio 17/06/2023
Updated 2023/06/17 at 1:35 PM
8 Minuti per la lettura

La morte di Silvio Berlusconi è stata eletta a “evento della settimana” dai media nazionali ed esteri: giornali, social network e televisioni hanno dato libero sfogo ad articoli, rubriche, appuntamenti e programmi andati in onda in prima serata per ricordare e parlare del trapasso dell’ex presidente del Consiglio, dei suoi successi in ambito imprenditoriale, degli scandali che l’hanno coinvolto durante la sua carriera politica e degli ultimi travagliati mesi di vita. Non è per nulla semplice sintetizzare in poche righe la complessità e la controversa figura del Cavaliere, sinonimo attribuitogli per il contributo apportato allo sviluppo economico del paese alla fine degli anni Settanta dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone e dall’allora ministro dell’Industria Carlo Donat-Cattin. Una cosa però è certa: Silvio Berlusconi è stato in grado di spaccare l’Italia per più di 45 anni, e dopo la sua morte sta continuando a farlo.

L’ascesa della sua Tv privata e quel contrasto alla mission pedagogica della Rai

Prima della famosa “discesa in campo” politico tra il 1993 e il 1994 (Berlusconi utilizzò una metafora calcistica sfruttando i successi nazionali ed internazionali del suo Milan), l’ex leader di Forza Italia era già conosciuto da buona parte della popolazione italiana. Oltre alle vittorie di una Champions League e di due scudetti con la squadra di calcio milanese, arrivate nei primi 6-7 anni della sua presidenza, vent’anni prima Berlusconi fu uno dei primi imprenditori a credere fermamente nel lancio e nella affermazione dell’emittenza privata. Seguendo la scia di TeleBiella, prima Tv privata locale lanciata in Italia nel 1971 e poi costretta a chiudere i battenti, Berlusconi decise di entrare nel mondo della televisione acquistando diverse emittenti lombarde negli anni Settanta. Grazie poi al vuoto normativo in materia da parte della legislazione italiana e allo stretto rapporto con Bettino Craxi, negli anni Ottanta trasformò il monopolio televisivo italiano in duopolio e dagli anni Novanta le principali emittenti italiane sarebbero state Rai e Mediaset, pubblico e privato a confronto.

La televisione commerciale di Berlusconi rappresentò un vero e proprio cambiamento dei format, dei programmi, degli argomenti trattati e discussi e dei canoni su cui si basava invece la Rai. I dirigenti dell’emittente pubblica, sin dai primi notiziari del 1954, avevano affermato che la mission principale del servizio pubblico avrebbe dovuto essere quella di educare e in/formare famiglie uscite da pochi anni dalla seconda guerra mondiale, la maggior parte delle quali ancora analfabete. Il via libera a programmi incentrati sull’intrattenimento e perlopiù scandalistici della televisione privata dell’imprenditore milanese, nei quali anche parole fino a quel momento impronunciabili come “sesso” cominciavano invece a circolare frequentemente, destabilizzò parte dell’opinione pubblica, gli intellettuali, le persone più istruite e conservatrici. Fu questa la prima spaccatura italiana firmata Silvio Berlusconi.

Calcio e politica, odi et amo

Calcio e politica costituiscono gli altri successi della vita di Silvio Berlusconi, arrivati quasi a braccetto. Per quanto riguarda il primo, è piuttosto semplice tirare le somme: il presidente del Milan assunse presto la veste dell’invincibile in Italia, con fior di quattrini spesi ed investiti per portare a Milano i calciatori più forti del mondo e gli allenatori più affermati. E nel calcio la regola è sempre la stessa: la squadra che vince finisce per essere anche la più odiata. Dall’altra parte, a fungere da contraltare, non si può non menzionare il grande amore dei tifosi rossoneri per uno dei presidenti più vincenti della storia del calcio, passione dimostrata ai funerali di mercoledì scorso al Duomo di Milano, quando migliaia e migliaia di supporters e ultras non hanno fatto mancare il loro affetto allo storico patron.

La macchia più estesa sulla carriera dell’ex capo di Forza Italia deriva dal suo percorso politico. Dati e numeri alla mano, le quattro presidenze del consiglio targate Berlusconi non hanno avuto apocalittici effetti negativi sull’economia italiana, eccetto l’ultima dal 2008 al 2011, quando la crisi economica e finanziaria statunitense ebbe ripercussioni anche in Italia, aggravate certo da alcune scelte del premier. Il primo Berlusconi del 1994, quello del governo di appena dieci mesi, potrebbe addirittura essere definito un riformista: il suo mandato governativo terminò proprio a causa della volontà di riformare il sistema pensionistico, scelta non vista di buon occhio dall’alleato di governo Bossi della Lega Nord, il quale successivamente sfiduciò il governo. La seconda e la terza presidenza possono essere invece inserite in periodi di assoluta “immobilità politica”: l’ingresso nell’unione monetaria nel 2002 permise all’Italia diversi anni di crescita economica, per cui Berlusconi preferì non modificare gli assetti in atto.

Saranno i rapporti con la mafia, gli scandali sessuali, le “cene eleganti” con le olgettine ad Arcore, il bunga bunga, il caso Ruby e i processi per evasione fiscale e sesso con le minorenni a macchiare e rovinare la sua carriera politica e a spaccare ancora una volta il paese in due, fino alla morte e anche dopo (secondo la legge, Berlusconi, in tutta la sua vita, ha commesso un solo reato: la frode fiscale). Odi et amo, amore e odio: così è valso per l’intera vita di Silvio Berlusconi. Lo si odiava o lo si amava, non era possibile posizionarsi al centro.

Berlusconi continua a spaccare l’Italia anche dopo la sua morte

Funerali di stato e lutto nazionale: sono i temi di cui si è più discusso in questa settimana, oltre alla morte di Berlusconi. Mentre i funerali di stato non hanno perplesso più di tanto l’opinione pubblica, il lutto nazionale ha alzato un grosso polverone soprattutto tra giornalisti, rettori universitari e avversari politici, anche perché non è mai stato concesso prima ad un presidente del Consiglio. Rosy Bindi ha sottolineato che “il lutto nazionale per una persona divisiva come Berlusconi è una scelta non opportuna”, mentre Tommaso Montanari, storico dell’arte, ha parlato dei rapporti con la mafia, del disprezzo della giustizia, della mercificazione del corpo della donna nelle sue tv e della speculazione edilizia come distruzione della natura, tutti dati di fatto imputabili a Berlusconi. Lungi dall’esprimere un giudizio sulla questione del lutto nazionale, è indubbio che Silvio Berlusconi abbia segnato gli ultimi decenni della storia d’Italia: lo ha fatto nel bene e nel male, facendosi amare od odiare. Lo ricorderà a lungo chi lo ha amato, ma lo farà anche chi l’ha odiato.

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