Benvenuti nella terra di Zärat: l’intervista al cantautore border-pop

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Informare Online è sempre molto attenta alla scoperta di talenti del nostro territorio. Personalmente, ho sempre creduto nel potenziale artistico di questa terra, tanto che spesso mi ritrovo a conoscere dei giovani che hanno davvero bisogno di una vetrina per esprimere quello che hanno dentro. Così, in questo articolo, abbiamo deciso di conoscere un giovane cantautore campano.

Zärat e il suo EP “Dov’è Casa?” scritto e registrato in giro per l’Italia

Zärat, all’anagrafe Marco Abete, classe ’96 è un cantautore campano emergente border-pop. Già compositore sanremese del brano “Cristallo” del gruppo Deschema nel 2019, rilascia il suo primo singolo “Volevo un demone” con l’etichetta Joseba Publishing nel 2021. Il 2022 è l’anno della pubblicazione di “Dov’è Casa?“, primo EP del cantautore napoletano che promuove girando per l’Italia. Un album nomade, scritto e registrato in giro per l’Italia da Zärat con i suoi musicisti, coadiuvati da Gianni Testa e Giampaolo Pasquile.

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Un disco che passa attraverso le fasi turbolente di quando stai cercando il proprio posto nel mondo: l’inquietudine, la paura, la rabbia, la voglia di risalita e di riscatto dopo l’inciampare, la soluzione nella trasparenza e nella normalità della vita di tutti i giorni si mescolano tra ritmi dance-pop ed elettronici con strumenti classici come pianoforte, archi e fiati. Proprio con Marco, abbiamo deciso di raccontare innanzi tutto il suo primo EP. Una chiacchierata avvenuta su Whatsapp, tra una cosa e l’altra, tra il lavoro che purtroppo ci fa andare sempre di fretta. Ma attenzione, le canzoni si devono ascoltare attentamente: presa una mezz’ora dal tam tam quotidiano, ho potuto scoprire un ragazzo che ama quello che fa.

Intervista a Zärat: «Sono continuamente allla ricerca del mio posto nel mondo»

Hai trovato il tuo posto nel mondo?

«Interessante. Bella domanda. Quello che posso dirti è che ci sono momenti, persone, posti che mi fanno sentire di aver trovato il mio posto nel mondo. In realtà sono continuamente alla ricerca».

Qual è stato il momento che ti ha fatto pensare: “Okay, ora esprimo tutto quello che sento quotidianamente facendo delle canzoni”?

«I 15 anni sono stati il momento spartiacque. Nacque tutto un po’ come uno scherzo. Prima cantavo e suonavo, ero un interprete, ma io volevo parlare di me. Successe con un’amica pianista con cui studiavo in accademia. Superato lo scoglio del primo brano, iniziai a scrivere quasi tutti i giorni. I brani che ho scritto per “Dov’è Casa?” sono sicuramente l’esperimento più riuscito di espressione emotiva in stile flusso di coscienza. È stato un processo molto terapeutico».

Che rapporto hai proprio con la musica e quali difficoltà hai incontrato durante l’inizio del tuo percorso da musicista?

«Amore, odio, noia, rabbia, gioia. Periodicamente subentra questa sottospecie di ciclo, e quando questo succede, significa che non mi sto lasciando troppo andare con la musica, che non me la sto prendendo bene. In quanto a difficoltà, mi viene in mente quando avevo un progetto in inglese e non riuscivo a trovare luoghi per portarlo live. Non conoscevo nessuno del settore e nessuno apriva le mail che spedivo».

Ci parli di come è nato il tuo primo EP?

«Per quanto riguarda la scrittura è stato un processo autobiografico e solitario. Quando si è trattato di produrre questi brani mi era chiaro che non volessi fare tutto da solo: è stato un processo di gruppo. Penso a Caterina che ha registrato gli archi e ha dato solennità, a Daniele, allo Shekinà e l’aria di festa mentre registravamo “Passanti” e in generali tutti i musicisti e amici che hanno dato un pezzo del loro cuore per registrare questo disco».

Però prima hai pubblicato “Volevo un demone”. Ho guardato il videoclip, che trovo fantastico nella sua tematica. La canzone abbraccia argomenti di cui oggi sentiamo la necessità di trattare apertamente: angoscia, paura, ansia. Ci siamo fatti abbracciare da questi demoni e tu ne parli molto bene. Cosa puoi dirci su questo brano?

«Posso dire che è stato un brano travagliato nella sua realizzazione, ha incontrato parecchie difficoltà per uscire. Sono molto affezionato a questo brano perché è stata un’esperienza di gruppo indimenticabile, dalla registrazione alla produzione del videoclip. Ricordo che io mi stesi a terra e chiusi gli occhi mentre Nicole registrava il pianoforte: volevo sentire il suono vibrarmi dentro. Il videoclip poi lo girammo di notte in una scuola abbandonata, fu bellissimo».

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