Beatrice Inguì: incidente o suicidio, assai più bella di tanti mostri tuoi coetanei

Beatrice Inguì

Un numero che sembra scandire con ripetitiva casualità una messa di morte: il 4.

Un numero che sembra scandire con ripetitiva casualità una messa di morte: il 4.
Il 4 aprile, al binario 4 di Porta Susa, alle ore 7.04, la giovane Beatrice Inguì è travolta dal treno regionale Torino-Milano. Siamo a Torino e la giovane 15enne è in stazione con il solito gruppo di coetanei diretta al Liceo musicale Lagrangia di Vercelli. La prima conclusione conduce alla casualità, all’ennesimo incidente legato all’imprudente vicinanza della ragazza ai binari, allo zaino che si incastra nel treno e la trascina via, senza scampo. Subito dopo, però, si delinea una nuova, atroce ipotesi: il suicidio. Un gesto cercato, un abbandono verso quei vagoni familiari per porre fine ad uno stato di disperazione e prostrazione intimo e celato. A casa di Beatrice è stato rinvenuto, difatti, un diario in cui parla di sé, del suo aspetto, della sua ‘grassezza’. Una richiesta di perdono ai genitori, un addio.

Tutto ciò sarebbe già tragicamente descrittivo di un’epoca e una generazione condizionate da illusori prototipi di perfezione, sovente ricercati con le più evolute applicazioni per immagini o con sofferenze inenarrabili nell’agonia dei disturbi alimentari, ancora oggi sottovalutati e poco noti, spesso confusi con capricci facilmente superabili ma in realtà dipendenze vere, come droghe, alcol, gioco d’azzardo.

Al disagio di un’anima giovane in un corpo fisiologicamente in carne a 15 anni si aggiunge invece una cattiveria che nei giovani del 2000 non conosce confini.

Il bullismo come aggregazione tra deboli in un’illusione di forza, l’omologazione a stereotipi iconici a compensazione di fragilità psicologiche. E quindi accade che su Facebook in Giente Honesta”, un gruppo seguito da 55.000 account, una tal coraggiosa Mia W0, secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, commenti: «Sono troppo honesta se penso che questa ragazzina abbia avuto dei genitori di m.? Pareri». E ancora Andrea B. S., 20enne milanese: «Non sapevo che farsi mettere sotto da un treno fosse un metodo rapido di dimagrimento». Complessivamente si sommano circa 50 commenti su Bea, che tuonano come 50 milioni, in un’aridità emotiva e una aggressività verbale inquietanti. C’è chi, iscritto al gruppo, ne ha criticato la chiusura, appellandosi alla più contenuta cancellazione dei colpevoli. Io sostengo che dinanzi a tali commenti l’assenza di un intervento immediato da parte dell’amministratore e l’inadeguata replica degli altri iscritti renda tutti parzialmente responsabili dell’accaduto. E dinanzi a questo sconfortante, pericoloso panorama di futuri adulti, aggiungo un’ultima riflessione: il ruolo dei genitori e della società quanta influenza hanno nella formazione di una giovane generazione di mostri? Totale.

Beatrice, se potessi ti abbraccerei forte.

di Barbara Giardiello
barbara.giardiello@gmail.com