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“La mia vita è come un ballo, all’improvviso uno stop ha fermato la musica, ma io spero di poter schiacciare play per continuare a ballare”.

Questo il motto che Francesca Tambaro, bambina la cui vita è stata stroncata da grave forma di leucemia.

Circa 10 anni fa Francesca ha lasciato la sua famiglia, che ha raccolto questa sua eredità trasformandola in un’associazione dedicata ai minori colpiti da malattie come la sua.

«Se tanti anni fa qualcuno mi avesse chiesto cosa fosse un’associazione o un ospedale oncologico, io neanche avrei saputo rispondere…»

ha raccontato Pina Palma, mamma di Francesca e fondatrice dell’associazione “Barcollo, ma non mollo”.

«Guardavo in televisione i personaggi illustri che facevano visita ai bambini di quei reparti, ma mai avrei pensato di ritrovarmici io stessa un giorno».

Nel dicembre del 2007, una delle più devastanti e sconosciute forme di leucemia entra nella famiglia di Francesca che, da quel giorno, si ritrova a vivere tra le mura dell’Ospedale Pausilipon di Napoli.

Durante il periodo in cui fu ricoverata, Francesca inizia a prospettare la sua vita una volta guarita, annotando il tutto in una serie di diari.

«Nei 19 mesi in cui io e mia figlia siamo state lì ci siamo sentite a casa, anche perché i numerosi cicli di chemio non ci consentivano di lasciare l’ospedale spesso.

Tuttavia, dopo l’autotrapianto e la successiva ricaduta, mi accorsi che la malattia stava prendendo il sopravvento edecisi di portarla all’Ospedale Gaslini di Genova».

Ricoverata in quella struttura Francesca viene immediatamente sottoposta a misure e protocolli all’avanguardia.

«Ho vissuto male il dover far curare mia figlia in un ospedale lontano da casa, anche perché la gran parte dei medici lì a Genova erano del Sud, indice del malfunzionamento della sanità del mezzogiorno».

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Il 7 aprile del 2009, la leucemia lascia la famiglia di Francesca, portando la bambina con sé.

«Una parte di me andò via con lei.

L’altra rimase a Napoli, in quei luoghi dove avevo combattuto con mia figlia e dove lasciai tanti bambini che affrontavano ogni nuovo giorno come un traguardo».

Dopo un primo veto a frequentare quei reparti, Pina Palma, supportata da uno dei medici dell’equipe di Francesca, decide di costituire un’associazione.

Sospinta dai desideri di quella bambina oggi la famiglia e gli amici d’infanzia di Francesca costituiscono una delle sei associazioni accreditate al Pausilipon di Napoli.

«Per noi, andare in ospedale, non solo significa regalare un sorriso a quei bambini, ma anche dare a tutti quei genitori le opportunità che a loro mancano, affinché possano non vivere di rimpianti, tormentati dalla domanda “e se…?”».

L’importanza del fare associazionismo nel proprio territorio, significa credere nelle sue potenzialità, nelle sue strutture e nelle eccellenze locali.

«Noi come associazione abbiamo deciso di operare su Napoli, perché si tratta di fare qualcosa per Noi, per questa città.

Il Gaslini è diventato un’eccellenza, anche grazie alle piccole associazioni come “Barcollo, ma non mollo”. Qui da noi il senso del donare non c’è e le persone vanno sensibilizzate».

Anche se uno stop ha fermato la musica, Francesca continua a ballare.

All’interno del reparto pediatrico del Pausilipon, nella vita delle persone che vivono nel suo ricordo e in quella dei genitori dei suoi coetanei, risuona la sua melodia preferita: quella della solidarietà.

di Carmelina D’aniello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°193
MAGGIO 2019

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